Retro Weekend: Boktai – The Sun is in Your Hand
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Retro Weekend: Boktai – The Sun is in Your Hand

“Tieni sempre il sole nel tuo cuore”

Con l’arrivo di Death Stranding sul mercato si è tornato a parlare del brillante e visionario Hideo Kojima, uno dei game designer più influenti dell’industria videoludica. Per l’occasione mi sembrava giusto dedicare questo appuntamento Retro Weekend all’autore giapponese, parlandovi di una delle sue opere. Metal Gear Solid è però stato già preso in esame e del secondo capitolo un po’ ve ne parlai nell’articolo sulla filosofia e metareferenzialità attraverso il medium videoludico. Ci sarebbe Snake Eater, eppure si tornerebbe a parlare per l’ennesima volta di Metal Gear. Il mio obiettivo con l’articolo di oggi è ricordare un po’ a tutti che il leggendario Kojima non è solo l’autore della saga di Snake e soci, ma molto di più. Tra i suoi lavori figurano titoli come Policenauts, Snatcher o Zone of the Enders. Dei primi due ci sarebbe in effetti da raccontare, ma di sicuro troverebbe più spazio l’ultimo. Eppure ho deciso di rinviare alla prossima settimana l’appuntamento con la serie sui robottoni made by Kojima per trattare oggi un’opera non sempre ricordata, specie quando si parla di Hideo-san. Mi riferisco a Boktai: The Sun is in Your Hand, il cui sottotitolo ricorda anche un po’ lo slogan di Death Stranding, “Tomorrow is in your hands”.

Boktai è uscito nel 2003 come esclusiva Game Boy Advance (sotto il marchio Konami), una delle console portatili più belle di sempre (con buona pace di Nintendo DS e 3DS). Il gioco nasce dal concept di Hideo Kojima (scritto e diretto da Ikuya Nakamura) che ne cura il game design ed è produttore. L’influenza e lo stile del game designer nipponico saranno fin da subito evidenti, soprattutto quando l’opera entrerà nel vivo dell’azione proponendo più possibilità e approcci di gameplay.

Boktai screenshot

Giocare all’aria aperta non è mai stato così bello

Boktai: The Sun is in Your Hand fa riferimento al sole, ma non si tratta solo di un elemento importante nel gioco, bensì pure nella realtà. La cartuccia ha infatti un sensore che attira i raggi solari per trasmettere energia alla Gun Del Sol del nostro protagonista, Django. Non quello di Tarantino, e nemmeno l’altro di Sergio Corbucci, né tantomeno l’album musicale dei Modern Jazz Quartet. Django è un cacciatore di vampiri e dovrà avventurarsi ad Istrakan, conosciuta anche come Città della Morte. Egli dovrà fermare gli Immortali e l’invasione di non-morti per spezzare la maledizione che ha colpito San Miguel. Django non vuole però salvare solo l’umanità, ma anche vendicare suo padre – dal quale ha ereditato la leggendaria arma solare -, caduto proprio per mano degli Immortali tempo addietro.

A differenza delle classiche tradizioni “kojimiane”, Boktai non è un prodotto fortemente narrativo. L’incipit è giusto un pretesto per giocare, pur non mancando momenti importanti ai fini del racconto, ma non saranno il fulcro delle vicende come potrebbe accadere in qualsivoglia Metal Gear Solid. La brillantezza e l’estro creativo di Hideo Kojima sono però da ritrovarsi proprio nel concept stesso del gameplay. Potremmo definirlo come un action adventure con elementi stealth in visuale isometrica, qualcosa che crea comunque una certa peculiarità. Il connubio funziona benissimo e quelle meccaniche tanto care a Kojima, pur non rivelandosi il perno portante della produzione, sapranno ricreare molti più approcci ludici; ricordate infatti che non sempre lo scontro è la soluzione migliore. Il vero tocco di classe è però il sensore solare, quello riposto sulla cartuccia. Boktai è un titolo che più di tutti coinvolge il fruitore ad uscire di casa (Pokémon Go, zio Kojima ti ha anticipato) durante una bella giornata di sole. L’opera targata Konami ha persino un orologio interno che funziona in base alla città scelta (europee se in versione PAL, e non provate a barare) quindi nel gioco è notte se anche da noi lo è.

Boktai Boss Immortal

La scelta non è solo estetica, infatti è consigliabile affrontare l’avventura più durante il giorno che non quando le tenebre prendono il sopravvento. In primis per un motivo prettamente tecnico: la Gun Del Sol si ricarica con la luce del sole (eh no, non funzionano lampadine o altre fonti di energia), inoltre i mostri sono molto più feroci e potenti in notturna. L’energia solare però non sarà sempre in nostro aiuto, infatti nei dungeon troveremo moltissimi passaggi al chiuso. Non mancheranno comunque dei punti di “ristoro”, ma se volete sfruttare le sezioni all’aperto per ricaricare la vostra arma, al buio non sarà chiaramente possibile farlo. Questo complica di fatto gli approcci al gioco, specie considerando l’aggressività nemica più marcata. Per chi cerca un tipo di sfida potrebbe rivelarsi pur sempre simpatico affrontare Boktai di notte, senza avvalersi dell’aiuto (nonché fonte primaria) del sole. Si tratta di una produzione davvero particolare che con una semplice meccanica rende la fruizione unica nel suo genere. Un’idea che probabilmente non si sposa con le esigenze di tutti, ma rimane originale e caratteristica, regalando un’esperienza diversa dal solito.

Boktai ruota molto intorno al sistema di energia e ricarica, ma ha comunque un’infrastruttura tipica da action adventure, sebbene più dungeon oriented e lineare rispetto ai canoni del genere, non facendosi però mancare ostacoli insormontabili in un primo momento senza l’adeguata attrezzatura. Oltre ai numerosi nemici vi sono pure svariate sezioni puzzle solving via via sempre più articolate e intriganti. Curioso ritrovare poi azioni tanto care ai fan di Metal Gear, come battere un colpo sul muro per distrarre i nemici, tanto per svelarne solo una. Non mancano poi diverse armi ed equipaggiamenti utili durante il gioco. L’inizio potrebbe trarre in inganno per un’eccessiva apparente semplicità di fondo, ma proseguendo l’opera svela tutte le sue soluzioni ludiche più complesse e talvolta anche geniali, non osando forse mai quel po’ che sarebbe bastato per rendere Boktai un vero ed autentico capolavoro. Ciò non toglie che si tratti pur sempre di un titolo fantastico, per certi versi visionario (considerando il periodo di uscita); dalla sua vanta un comparto tecnico di prim’ordine, davvero tra i migliori visti sulla piccola portatile della grande N. Vi sono anche due sequel di Boktai (il terzo rimasto ancorato nelle terre del Sol Levante), ai quali Kojima è molto meno coinvolto nello sviluppo (se non quasi per nulla) e infatti non hanno avuto la verve del primo, pur proponendo alcuni aspetti decisamente interessanti. A chiudere il cerchio di questo splendido primo capitolo vi è una colonna sonora di tutto rispetto: enfatizza ogni istante della nostra battaglia contro gli Immortali di cui è tra l’altro particolarissimo anche il modo per sconfiggerli. Una volta battuti, essi vengono rinchiusi in una bara che il nostro Django dovrà riportare all’inizio del dungeon (ovviamente quelli con gli Immortali sono più intricati e complessi degli altri) per una sorta di rito finale. Boktai è un gioiellino e ci ricorda che Hideo Kojima non è affatto solo Metal Gear Solid. Il sole è nelle tue mani!

Articoli Scritto da Ismaele

Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!