Retro Weekend: Dig Dug II
Retrogame

Retro Weekend: Dig Dug II

Logica e abilità si incontrano per un’esperienza di puro divertimento

  • Versioni: Retrogames
  • Non sarà noto quanto Donkey Kong o Pac-Man (rimanendo in casa Namco), ma Dig Dug rimane comunque un arcade che ha caratterizzato un’epoca. Col tempo è difficile che qualcuno non abbia avuto modo di giocarlo o quantomeno di conoscerne l’esistenza, considerando le molteplici riproposizioni tra Virtual Console e varie Collection in cui è stato riproposto. Tuttavia, oggi non siamo qui per parlare del primo capitolo, in quanto ci ha già pensato il buon Carlo Ziboni tempo addietro con pure un bel rimando a Stranger Things. Allorché concentreremo l’appuntamento retroludico di questa domenica su Dig Dug II, un validissimo sequel che spesso non viene preso in considerazione. Correva l’anno 1985 e, così come il predecessore, l’opera targata Namco arriva in primis nelle sala giochi per poi approdare nel 1986 su Famicom, in Giappone. Bisognerà attendere un bel po’ per vederlo arrivare in Occidente, rilasciato comunque solo negli Stati Uniti. Complice anche una distribuzione diversa e un po’ più risicata, nonché la scelta di non riproporlo insieme al suo predecessore, Dig Dug II non solo risulta l’episodio meno apprezzato, ma anche quello più poco conosciuto. Ed è un peccato, siccome la filosofia di divertimento e sfida di cui è pregno il primo capitolo la ritroviamo pimpante anche in questo sequel.

    Dig Dug II screenshot Famicom

    Pompa, Taizo; pompa

    Il focus del titolo rimane grossomodo invariato: bisogna eliminare tutti i nemici su schermo, gonfiandoli con una sorta di pompa d’aria spara-arpione sino a farli esplodere. Se nel prequel la disposizione è di tipo labirintica, Dig Dug II è invece ambientato su delle isole con visuale a volo d’uccello; il nostro Taizo potrà trarne vantaggio (o svantaggio, a seconda di come agite) tramite l’utilizzo del suo martello pneumatico con il quale può rompere le faglie nel terreno fino a creare delle piccole aree delineate da un intero perimetro, facendo crollare interi segmenti di isola in modo che tutti i presenti su quel punto specifico (compreso il protagonista se si sbaglia) cadano in acqua. Quanto appena descritto può sembrare semplice, ma in realtà ci sono tantissime variabili da tenere in considerazione, le quali rendono molto adrenalinica l’opera: la conformazione dell’isola, il numero dei nemici e i punti “strategici” da far crollare. Tutto dovrà essere calcolato con estrema rapidità perché di certo i Pookas e i Fygars non resteranno lì fermi ad attendere felici come li facciamo esplodere; si sposteranno in continuazione, quindi occhio al loro arrivo e a non far crollare sezioni d’isola su cui si trova proprio Taizo. Più nemici facciamo cadere in acqua contemporaneamente, maggiore sarà il punteggio ottenuto. Ovviamente bisogna alternare bene le proprie offensive e anche se arpionare le spietate creature doni minor punti, in certe occasioni può salvarvi la vita. C’è anche un piccolo “trucchetto” sull’utilizzo della pompa d’aria: in teoria bisognerebbe tener premuto il pulsante per gonfiare mano a mano i nemici sino a vedere la loro (quasi) macabra esplosione (altro che GTA, Dig Dug è il vero istigatore alla violenza!); ecco, se lo si preme ripetutamente facendo sempre un passettino in avanti verso l’avversario, il tutto si risolverà in una manciata di secondi in meno e nelle situazioni più concitate diventa quasi fondamentale agire in questo modo.

    Dig Dug II è quindi rappresentazione totale di sfida e divertimento e riesce ad unirli con stile. Una volta avviato il gioco diventerà difficile staccarvisi e ancor più dura portare a termine tutti e 72 i livelli creati da Namco. La semplicità alla base della produzione regala un’esperienza di pura dipendenza, spingendoci a fare sempre meglio. A tal proposito aiuta anche il sistema di score per il quale lasciare quindi il proprio record. Dig Dug II, come accennato poc’anzi, è uscito anche su Famicom/NES e questa conversione risulta piuttosto buona nel complesso; il feeling rimane infatti immutato, così come il fattore divertimento. Dove il gioco un po’ pecca, complice anche i limiti dell’epoca, riguarda la varietà stilistica e musicale. Se però per il versante artistico Namco ha cercato anche con operazioni semplici di apportare qualche differenza di colorazioni, non possiamo dire lo stesso della colonna sonora: ogni stage è caratterizzato sempre dallo stesso unico brano più alcuni jingle che caratterizzano la schermata di caricamento del livello o altro. Certamente è il male minore, considerando soprattutto i tempi. L’esperienza e il coinvolgimento rimangono infatti inalterati e Dig Dug II si appropinqua senza problemi alla qualità del ben più noto predecessore ed è assolutamente errato ritenerlo una spanna sotto. Per certi versi, nonostante il core in comune tra i due titoli, le piccole differenze nel gameplay rendono le esperienze peculiari ed uniche a loro modo. Dig Dug II non è un titolo perfetto, ma garantisce ore ed ore di divertimento e sfido chiunque a portarlo a termine; una volta che è Game Over, infatti, si ricomincia tutto da capo e la ricerca al record migliore potrebbe diventare ossessione. Pompa, Taizo; pompa.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!