Retro Weekend: DuckTales
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Retro Weekend: DuckTales

  • Versioni: Retrogames
  • Era la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 e uno dei cartoni animati più apprezzati di quegli anni arrivava anche in Italia, quel DuckTales targato Disney e che vedeva come protagonista il buon vecchio zio Paperone. Naturalmente, anche in questo caso, la grande D cavalcò la cresta dell’onda e, oltre a un merchandising massiccio in tutti i campi, arrivò anche il videogioco, curato da Capcom tramite alcuni sviluppatori che già avevano lavorato per la serie dedicata a Mega Man. E questo era sinonimo di garanzia tanto che una versione Remastered è stata ripubblicata due anni fa da WayForward.

    ZIO PAPERONE ALLA RISCOSSA

    L’idea di poter manovrare uno dei beniamini dei bambini dell’epoca, compreso il sottoscritto, provocò momenti di delirio, unito a ansia di avere il gioco il prima possibile. All’epoca non pensavamo alla qualità, ma ci bastava sapere che l’universo di DuckTales si trovava all’interno di una cartuccia dell’immortale NES. La qualità si scoprì in un secondo momento, quando le riviste gridarono quasi al miracolo per un titolo in grado di catturare sin da subito il giocatore. Una delle cose più belle, quando fu acquistato dai miei genitori alla Metro di Cinisello Balsamo, fu il fatto di aprire la confezione e leggere e rileggere il libretto delle istruzioni. Era sempre così: mentre si ripercorreva la strada che ci avrebbe riportato a casa, il libretto veniva letto più volte, in modo da arrivare pronti all’appuntamento con il gioco vero e proprio. E da quel momento fu difficile staccarmi dal Nintendo, visto che il titolo, oltre a riproporre diversi aspetti della serie a cartoni animati, era pure divertente, caratteristica che sembra essere persa quasi del tutto dai tie-in odierni. Dopo aver scelto il livello di difficoltà, Zio Paperone, vestito con la palandrana rossa, a differenza del cartone animato che era blu, doveva scegliere una zona dalla quale cominciare la propria avventura, in maniera del tutto casuale. Si andava dalla Foresta Amazzonica, alla Transilvania fino ad arrivare alla Luna, per poi sfiorare le vette dell' Himalaya: ogni livello era ben strutturato con passaggi segreti e un design di sicuro impatto. Durante il suo peregrinare l’avido papero incontrava mille astrusità, nemici di vario genere e boss memorabili. Ma la ricerca più spasmodica compiuta dal mio io bambino, era quella pervasa dalla voglia di trovare i protagonisti della serie, posizionati nelle zone in cui occorreva ricevere un aiuto. Ecco quindi che lo stralunato Jet McQuack, Robopap, Tat, i nipotini Qui, Quo e Qua e via discorrendo. Non mancava nessuno della serie e il fatto di averli dalla mia parte mi dava un certo senso di sicurezza, quasi come l’orsacchiotto che, da fanciullo, accompagna il tuo sonno. Zio Paperone, aveva a sua disposizione l’immancabile bastone, che poteva essere utilizzato per colpire un oggetto e scagliarlo contro il nemico; oppure, e questa è la caratteristica che da sempre ha distinto la serie apparsa poi su Game Boy, Playstation 3, Xbox 360, PC e Wii U, era l’impiego del bastone come ‘molla’ utile per raggiungere le piattaforme più impervie o  colpire dall’alto gli avversari. Praticamente l’utilizzo di questa abilità, chiamata ‘pogo’, veniva utilizzata per la stragrande maggior parte del gioco, vuoi per la facilità di esecuzione, vuoi per l’efficacia che districava il giocatore da situazioni spinose. DuckTales entrò nel mio cuore di piccolo videogiocatore sin da subito e, a quanto pare, accadde anche ad altri milioni di giocatori visto che si rivelò come successo planetario. La varietà dei nemici che andavano dagli scimmioni dell’Amazzonia ai polipi spaziali della Luna, sino ai boss, che annoveravano personaggini come Amelia la Strega che Ammalia, lo Yeti e via discorrendo, andava a infarcire un titolo che sicuramente si classifica nei primi dieci titoli del NES che devono essere provati almeno una volta nella vita. I tre livelli di difficoltà garantivano una  buona longevità e il titolo poteva essere rigiocato più e più volte, ma non tanto per sfidare sé stessi (almeno agli occhi del bambino che ero), ma solamente perché zio Paperone era divenuto un’icona di quegli anni superando mostri sacri come Topolino o lo sfigato nipote Paperino che, in queste serie animata, era relegato a mera comparsa in qualche episodio.

    EH GIA’, SIAMO ANCORA QUA … O QUI O QUO

    La cosa che più si apprezzò era la cura che stava alla base del titolo. Non si trattava di un tie-in preso e buttato sul mercato, ma DuckTales era un gioco curato nei minimi particolari e che cercava di unire il grande nome che doveva portare al divertimento più semplice. Sostanzialmente il lavoro di Capcom non poteva essere inteso come mera commercialata. Tutto era stato studiato nei minimi particolari, con idee originali e una grafica che abbracciava in toto il cartone animato. Non sempre siamo abituati a una cosa del genere: quanti tie-in dei giorni nostri possono vantare di essere diventati dei punti di riferimento per il settore videoludico? La risposta è semplice: nessuno ha veramente inciso come fece DuckTales all’epoca. Forse si pensava che unire la parola qualità a commercio fosse la cosa migliore, forse si scelse il team di sviluppatori giusto al momento giusto. Resta il fatto che il titolo di Capcom rappresenta una di quelle pietre miliari che devono rimanere tali nei ricordi della gente che ci giocò. Sì la Remastered non è male, anzi, ma sinceramente preferisco ancora rispolverare il mio NES (sì, è ancora quello di 28 anni fa e sì, ancora funziona) e la cartuccia di DuckTales per rigiocare a questo splendido titolo.

    Per la serie ‘Noi non dimentichiamo’. DuckTales è stato uno dei titoli che maggiormente ho apprezzato sul NES, quello al quale ho legato molti ricordi della mia infanzia. Un tie-in con le palle, uno di quelli in grado di sbancare non solo perché legato a un cartone animato in voga in quegli anni e dalla sigla che non si dimentica facilmente (e qui ottimamente riproposta, dimenticavo di dirvelo), ma perché era un gioco DIVERTENTE. Se fossi in voi una capatina nel passato me la rifarei, sperando che quanto scritto vi incuriosisca nel caso non sappiate di cosa cavolo stia parlando. Irripetibile.

    Articoli Scritto da Carlo Ziboni - Gamesnote.it

    Amante fin da bambino del mondo dei videogiochi, dopo un continuo scroccare partite con l'Atari di cugini vari, ho iniziato a fare sul serio nel 1987, quando in casa arrivò il mitico NES. Inutile dire che da quel momento, per me esistevano solamente Mario e soci. Con il passare degli anni e i migliaia di giochi passati sotto le mie grinfie, ho iniziato ad avere un sentimento di tolleranza anche verso SEGA, per poi entrare nel mondo Playstation e PC. Praticamente non ho mai perso una console Nintendo da trent'anni a questa parte. Questa mia passione viscerale per i videogiochi, nata nelle sale giochi anni '80, mi ha portato a collaborare per otto anni con Spaziogames.it, mentre nel frattempo in me nasceva l'idea di creare Gamesnote.it, una piattaforma libera e indipendente.