Retro Weekend: Gekido: Urban Fighters
Retrogame

Retro Weekend: Gekido: Urban Fighters

Un viaggio nel passato di NAPS Team

  • Versioni: Retrogames
  • Ricordo ancora quando ai tempi della prima PlayStation ci riunivamo tra amici per infinite partite in multiplayer a Tekken 3, Winning Eleven, Crash Team Racing e tutte le vecchie glorie della console di esordio targata Sony. Ovviamente, quando ci si vedeva a casa mia, essendo fiero possessore anche dell’eterno rivale, Nintendo 64, (però sprovvisto di SEGA Saturn, sigh…) capitava spesso che alla fine si giocasse a Mario Kart 64 o a Turok: Rage Wars (quest’ultimo, prevalentemente con un mio caro cugino). Non è del Nintendone che però oggi voglio parlarvi, né tantomeno di come noi bambocci passassimo le ore a giocare a palla, nascondino e tutti gli altri giochini (talvolta anche stupidi) che si facevano da piccoli. Tutta questa premessa serve per far presente che a quei tempi, uno dei tanti titoli che giocavo da bambino in compagnia degli amici fidati, era proprio Gekido: Urban Fighters.

    Ricordo che era una giornata come altre, quando mi venne a trovare mio cugino con una copia pirata (ai tempi, essendo piccoli, per noi era tutto nella norma) di questo strambo Gekido (letto con l’accento ovviamente sulla “I”, giusto per continuare a sbagliare). Sapevo solo si trattasse di un picchiaduro a scorrimento. Manco ero a conoscenza che alle spalle ci fosse un team tutto italiano. Pur essendo un pischello, dei titoli più famosi o delle serie che preferivo, andavo a guardare i nomi degli sviluppatori durante i credits. Non lo feci, però, con Gekido. Il nostro obiettivo era solo giocare in coppia e divertirci come i pazzi e il prodotto di NAPS Team ci riuscì più che bene. Ai tempi neppure andavamo a notare pregi e difetti o altre diavolerie tecniche di cui oggi su Facebook siam tutti bravi a riscontrare, manco fossimo tutti massimi esperti, critici e opinionisti del settore. Dopotutto, questi sono i social. Prima di internet ci interessava la sostanza. Oggi, purtroppo, mi sembra quasi di vedere maggiormente le persone scannarsi per imporre la propria opinione, anziché discuterne con passione. Come se passassero più tempo a fare questo che non a giocarli questi dannati videogiochi.

    La devo però smettere di aprire parentesi che poco c’entrino con Gekido: Urban Fighters. Se da piccolo guardavo più il concreto, senza pensar troppo chi ci fosse dietro un prodotto, crescendo le cose cominciarono ovviamente a cambiare. La sete di curiosità e conoscenza dell’appassionato che è in me, col passar del tempo, diventava sempre più forte ed esigente. Non mi limitavo più poi a giocare soltanto, ma anche a voler sapere di tutto e di più dietro lo sviluppo dei gingilli che mi hanno reso l’articolista che son oggi (e che sa come farvi perdere un po’ di tempo la domenica col Retro Weekend). Fu così che finalmente scoprii NAPS Team, lo studio di sviluppo più anziano nato in Italia. Da lì in poi, la riscoperta del team messinese di Fabio Capone e Domenico Barba. La ricerca di tutti i loro prodotti. Per questo motivo, quando più grandicello e con un lavoro decisi di iniziare finalmente a collezionare, recuperai, tra i tanti titoli, anche il famigerato Gekido per PS1 (e rivenduto, tempo dopo, quando ho dato via buona parte di tutta la mia collezione… spero sia in buone mani), uscito nel 2000 e pubblicato da Infogrames qui in Europa.

    Perché parlavi di Gekido: Urban Fighters proprio oggi? Semplicemente, mi andava di farlo. Ma pure per celebrare, nel mio piccolo, l’arrivo del sequel, Kintaro’s Revenge, anche su GOG, come riportato nella nostra notizia. Insomma, una buona occasione per scriverci su qualcosa, considerando che era da tanto tempo che volevo realizzare un articolo in merito.

    Gekido: Urban Fighters Screenshot

     

    Il male va fermato

    Angela è stata rapita. La sua famiglia, disperata, decide di assoldare il detective Travis per far luce sull’accaduto. Kintaro, spietato boss della malavita ha stipulato un patto col diavolo per avere poteri inimmaginabili e sembra ci sia proprio lui dietro al rapimento della giovane fanciulla. L’anno è il 2011 e il mondo è affranto dalla corruzione. Il detective ha bisogno di aiuto. Così, si uniscono a lui anche Tetsuo, Michelle e Ushi. Questo, il pretesto narrativo per fare solo una semplice cosa (che piace a tutti): menare le mani e prendere a pugni e calci qualsiasi cosa capiti sotto tiro, come i bei vecchi tempi degli arcade e beat’em up classici tipo Double Dragon, Final Fight, Nekketsu Kouha: Kunio-kunBare Knuckle (solo console) e così via a cui il team italiano un po’ si ispira.

    Gekido è un titolo a scorrimento laterale, proprio come da tradizione del genere, ma vanta una grafica tutta in 3D. Inoltre, può contare su un ottimo e profondo sistema di combo (più complesso di ciò che sembra), caratterizzato da varie tipologie di colpi e tecniche speciali. Ogni personaggio ha un proprio moveset specifico; di conseguenza, la scelta non ricadrà solo per una semplice questione estetica, ma anche per chi tra essi si adatti maggiormente al proprio stile di gioco. In un’epoca in cui dei DLC non vi era manco l’ombra, bisogna sottolineare che Gekido: Urban Fighters non fosse un titolo longevo (considerando anche il genere di appartenenza), ma anche come andava ad arricchirsi mano a mano di elementi, semplicemente giocando. Ogni volta che viene portato a termine, si sbloccano infatti personaggi e modalità di gioco. Oltre alla campagna principale (denominata appunto Urban Fighters) vi è infatti Arena Battle, dove fino a quattro giocatori possono azzuffarsi in un tutti contro tutti all’interno di stage arene, richiamando un po’ un grande classico come Power Stone. Le altre modalità sbloccabili sono simili a quest’ultima, ma sempre con qualche variante simpatica per arricchire il tutto con svariate ore di gioco aggiuntive. Da sbloccare vi è anche la modalità Difficile che aggiunge pure una sequenza di gioco al finale. Insomma, contenuti che oggi difficilmente si ricevono all’interno del prodotto base, poiché tutto il resto andrebbe a finire all’interno degli ormai immancabili Season Pass, appartenenti ad una politica non deleteria, ma alla quale, col tempo, bisognerebbe correggere assolutamente il tiro, lasciando spazio solo a DLC o espansioni veramente degne di nota e per cui valga davvero la pena spendere altri soldi.

    Gekido: Urban Fighters - Angela

    Anche la modalità principale, Urban Fighters, si può affrontare in cooperativa e, a differenza del successore che cerca di unire sezioni esplorative e platforming, qui l’obiettivo consisterà solo nelle scazzottate con giusto qualche stage che cerca di variare un po’ la formula in alcune sezioni (tipo quella della fuga prima che esploda tutto, tanto per citarne una). Il gioco, oltre alle infinite combo, permette anche di equipaggiare armi bianche o vere e proprie armi da fuoco, utili a volte per scamparla nelle situazioni più concitate. Occhio, però, che come noi possiamo trovare ad esempio una pistola, anche gli avversari spesso sono armati (anzi, spesso è da loro che raccattiamo i vari armamentari).

    Gekido è indubbiamente molto divertente e dimostra tutta la cura e la passione del NAPS Team, ma si intravedono anche alcune piccolezze di sviluppatori non ancora nel pieno dell’esperienza e della loro maturità creativa. Graficamente, infatti, il titolo risulta alquanto acerbo, tanto da non rendere del tutto comprensibili i vari scenari. La visuale è un po’ troppo ravvicinata e lo si evince dal fatto che quando la telecamera deve proseguire durante il classico “GO” per andare avanti, essa lo faccia quando il giocatore è quasi a bordo schermo, non permettendo di intraveder bene ciò che segue, compresi eventuali ostacoli. Qualche passaggio meno brillante dal punto di vista del level design non manca, così come altri piccoli difettucci presenti qua e là all’interno dell’opera. Insomma, un prodotto grezzo nel complesso, eppure dannatamente efficace nella sua semplicità, divertente e coinvolgente. Andando avanti nei vari stage, Gekido suggerisce infatti sempre combo nuove che il giocatore si sentirà motivato a provare con mano. Questo permette di assimilare il combat system in maniera continua, facendo accusare molto meno la ripetitività tipica dei beat’em up. Inoltre, il livello di sfida è molto alto e puramente old school. Se perdete tutti i crediti, sarà necessario ricominciare dall’inizio. Non mancano ovviamente gli high score ed è simpatico notare che sul podio i due sviluppatori giochino con i loro nomi: troviamo infatti nella classifica, Zio Mimmo e Al Capone.

    Parlando invece dello stile artistico del gioco, se Kintaro’s Revenge, uscito originariamente su Game Boy Advance, nel character design si mostra molto più orientaleggiante, il suo prequel risulta, al contrario, di gran lunga più appetibile al pubblico occidentale. Non per altro, lo si può evincere stesso dagli artwork, più vicini per concezione ai comics americani. D’altronde era inevitabile, visto che ha dato il suo piccolo contributo all’opera anche il talentuoso fumettista, Joe Madureira (il quale ha realizzato pure la cover del gioco) che a molti potrà essere maggiormente noto per aver curato i primi due Darksiders.

    La saga dovrebbe continuare con un terzo episodio. Perciò, cari Fabio e Domenico, portateci a casa ‘sto benedetto Gekido: The Dark Angel, se no la mia ira funesta si abbatterà su di voi peggio di Kintaro nei confronti di Tetsuo e compagni. Prima, però, concentratevi ovviamente su Baldo. Sappiamo aspettare; l’importante è che le cose vengano fatte per bene (e che il pubblico sia contento, cit. Antonio De Curtis, in arte Totò).

    Gekido: Urban Fighters Wallpaper

     

    Di seguito, alcuni estratti direttamente dalle illustrazioni di Joe Mad.

    Gekido - Joe Mad 1

    Gekido - Joe Mad 2

    Gekido - Joe Mad 3

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!