Retro Weekend: Gimmick!
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Retro Weekend: Gimmick!

La storia di Yumetarou

  • Versioni: Retrogames
  • C’era un tempo Sunsoft, una software house capace di tirar fuori dal proprio cilindro giochi di tutto rispetto, proponendo un’offerta ludica variegata e di gran qualità. Autori di grandi titoli, tra i quali uno in particolare di cui abbiamo parlato nello scorso appuntamento della rubrica Retro Weekend: Shounen Ninja Sasuke. In questa prima ed umida domenica di febbraio, restiamo in tema con un’altra opera realizzata da Sunsoft e dal Super Famicom passiamo al Famicom. Buffo tra l’altro pensare che non sia stata una cosa voluta; semplicemente, pensando a cosa dover portare oggi, mi è venuto in mente il peculiare Gimmick!, un platform molto ostico e quasi proibitivo, che sa regalare gradite soddisfazioni ai videogiocatori più temerari. Gimmick! è difficile, molto difficile. Ancor peggio di Makaimura (meglio noto dalle nostre parti come Ghosts ‘n Goblins), l’escamotage per portarlo davvero a termine è motivo di imprecazione e pad che volano dalla finestra (nella migliore delle ipotesi).

    Visto che ieri alla TV davano C’è posta per te e io non sono il tipo da passare il sabato sera in discoteca, preferendo uscire in qualsiasi giorno della settimana e non per forza durante il weekend, ho deciso di caricare Gimmick! per giocarlo un pochino, prima di parlarvene (visto che lo ricordavo a malapena, avendoci giocato perlomeno quindici anni fa). A volte, mi rendo conto che certe produzioni restino immortali nel gameplay, ma semplicemente siamo noi che ci siamo arrugginiti un bel po’, causa probabilmente un abbassamento del livello di sfida che permea le produzioni odierne. Non siamo più abituati a certe tipologie di sfide. Non abbiamo più la pazienza di giocare un certo tipo di prodotti. Spesso è dovuto anche a meccaniche un po’ ortodosse ed invecchiate, pur volendo riuscire a contestualizzare il tutto, ma altre volte siam noi.

    Gimmick! non ha accusato chissà quanto il passar del tempo ed anche a distanza di anni e svariate generazioni di console si mostra più in forma che mai. Capace di regalare un’esperienza videoludica di spessore, nonché pane per i denti di tutti coloro che cercano una bella dose sfida. Gimmick!, arrivato in Europa (solo in Scandinavia) come Mr. Gimmick e mai rilasciato in America, è uno dei titoli di fine ciclo vitale della console Nintendo. Uscito infatti nel gennaio del 1992, il platform targato Sunsoft proponeva un comparto tecnico ed audio notevole rispetto a quanto visto nelle produzioni precedenti, proprio per competere con i titoli 16 bit. Ingiustamente sottovalutato ai tempi, oggi vi parlo di questa piccola perla del panorama videoludico.

    Gimmick screenshot 2

    La ribellione dei giocatoli

    Il racconto di Gimmick! è molto semplice, come buona parte di tutti i videogiochi dell’epoca, perlopiù dei platform. Yumetarou è una sorta di blob color verde che finisce nella casa di una ragazzina in quanto acquistato dal padre di quest’ultima che lo scambia per un giocattolo. La giovane fanciulla apprezza moltissimo il regalo e Yumetarou diventa nientemeno il suo preferito, snobbando così tutti gli altri giocattoli. Questi però non ci stanno e ingelositi della situazione, prendono vita e rapiscono la piccola donzella, portandola in una dimensione alternativa e toccherà proprio a Yumetarou avventurarsi in queste lande sconosciute per salvarla.

    Un pretesto narrativo molto semplice, ma anche abbastanza folle e divertente. Insieme a Yumeatro dovremo quindi farci strada in sei livelli di difficoltà sempre crescente e pieni zeppi di insidie e diavolerie di ogni tipo. Tuttavia, portando a compimento gli stage normalmente non avremo modo di accedere al finale. Il gioco ci farà ricominciare dalla prima area e un messaggio sulla schermata ci dirà che la giovane fanciulla è ancora lì da qualche parte. Per vedere i titoli di coda sarà quindi necessario trovare degli oggetti speciali nascosti in ogni livello, potendo così accedere al settimo ed ultimo stage finale e salvare la ragazzina. Non sarà semplice, in quanto non solo dovremo trovare i passaggi segreti non sempre facilmente raggiungibili, ma anche combattere con il perfido Game Over, scritta che vedremo molto spesso durante la nostra sessione in Gimmick!. Necessario è infatti non utilizzare mail il Continue per vedere il true ending, oltre che trovare i sei oggetti nascosti. Un’impresa per nulla semplice, ma estremamente appagante. Il gioco ci viene inoltre incontro poiché ogni oggetto ci fa totalizzare una quantità spropositata di punti, permettendoci di accumulare molte extra life. Inoltre, considerando l’impostazione del titolo, possiamo interpretarla come un modo non solo per cercare i passaggi segreti, ma anche per imparare al meglio i livelli, prima di ripartire con l’obiettivo del vero finale.

    Dal punto di vista tecnico, Gimmick! era un vero prodigio per i tempi. Graficamente mostrava delle potenzialità incredibili, grazie ad una moltitudine di elementi su schermo caratterizzati da un livello di dettaglio impressionante considerando l’hardware ospitante. Senza contare che il titolo sia grandioso anche stilisticamente, risultando una vera gioia per gli occhi. La varietà dei livelli è altissima, di conseguenza anche le ambientazioni e il level design. Un plauso va però fatto anche e soprattutto alla colonna sonora che vanta una quantità di generi musicali impressionante. Dall’acid jazz alla pop music, passando anche per l’hard rock e il jazz fusion. Insomma, Masashi Kageyama si è potuto sbizzarrire al meglio. Da segnalare anche che la versione giapponese del gioco sfrutti tre canali audio aggiuntivi che il NES non ha; quindi oltre al putridume dei 50Hz, questo è un altro motivo per preferire l’originale del Sol Levante.

    Gimmick screenshot

    Una stella multiuso

    Il gameplay di Gimmick! ruota tutto sull’utilizzo della stella generata da Yumetarou. Inizialmente, qualcuno potrebbe vederci delle similitudini con Kirby, soprattutto considerando lo stile artistico molto vivace e a tratti fanciullesco. Basta però poco per rendersi conto di ritrovarsi all’Inferno, in quanto la difficoltà di Gimmick! è di gran lunga più elevata di qualsiasi capitolo con protagonista la pallina rosa creata da Masahiro Sakurai. Ed anche ludicamente parlando, i due titoli son ben distanti tra loro. Si tratta solo dell’impatto iniziale, dopodiché il giocatore comprende che la produzione Sunsoft si discosti totalmente con quella di HAL Laboratory.

    Parlavo di una stella. Ebbene sì, Yumetarou può generarne una, caricandola tenendo semplicemente premuto il tasto A. Di primo acchito ci rendiamo conto che sia utile per attaccare i nemici, ma quando vien compresa la sua utilità anche per superare alcune particolari fasi platform, ecco come il titolo sa lasciare ammaliati. Grazie ad una fisica di tutto rispetto per un gioco del 1992, il buon Yumetarou può lanciare la stella facendola rimbalzare in svariati modi possibili, usandola velocemente come trampolino da lancio per raggiungere piattaforme altrimenti invalicabile. La stellina non viene lanciata in orizzontale, ovviamente, ma la traiettoria è sempre varia in base al nostro lancio, se avviene da fermi, in corsa o saltando. Oppure se sfruttando delle pareti a mo’ di sponda o meno. Tra l’altro, buona parte dei passaggi segreti in cui sono nascosti gli oggetti speciali per il true ending, sono raggiungibili soltanto padroneggiando questa peculiare quanto fantastica meccanica.

    Le possibilità offerte dal blob verde sono davvero molteplici e ci si può sbizzarrire in tutti i modi possibili; semplicemente con un tasto. Oltre alla stella, è possibile utilizzare anche bombe (che permettono di scovare qualche passaggio nascosto) o altro, ma l’uso dei power up non è infinito e si limita alle unità trovate in giro per i livelli sino ad un massimo di tre totali trasportabili. Il level design ruota molto attorno a questa meccanica, ma al tempo stesso le fasi di gioco offerte in ogni stage sono sempre originali e di gran spessore. Sarà utile munirsi di sana pazienza, ingegno ed essere molto abili. Le stramberie che incontreremo durante l’avventura saranno moltissime, idem i nemici che cercheranno di ostacolare il nostro cammino. La sfida è estrema, ma il divertimento assicurato.

    Grazie a questa sua peculiarità, Gimmick! raggiunge l’apoteosi del platform. Seppur vero che si tratti di un gioco astruso e difficile da padroneggiare, nonché da portare a termine, è altrettanto vero che ai tempi venne ingiustamente bistrattato dalla critica che non colse evidentemente il suo incredibile potenziale. Gimmick! è un’opera di gran spessore, spettacolare nell’offerta ludica che propone, permettendoci con una semplice meccanica di poter fare cose al limite del pensabile. Sono sicuro che ci siano giocatori che con quella stellina avranno realizzato cose fuori dagli schemi. Tanto per dire, nel secondo stage è possibile saltare un pezzo del livello se si sfrutta bene il trampolino creato con l’astro celeste. Sono davvero tantissime le possibilità di gameplay e gli approcci messi nelle mani del videogiocatore. Sta solo a voi sfruttarle al meglio, con la vostra fantasia.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!