Retro Weekend: Gun
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Retro Weekend: Gun

Ancora un viaggio nel Far West

  • Versioni: Xbox 360 Retrogames
  • Ci siamo, ormai! Manca sempre meno per l’arrivo del colosso di Rockstar Games, Red Dead Redemption 2. Per l’occasione, la volta scorsa vi abbiamo parlato di uno dei primi titoli di spessore dedicati al panorama western, dedicando l’appuntamento del Retro Weekend al meraviglioso GunSmoke, di Capcom. Quest’oggi, facciamo un passo in avanti, tornando agli anni 2000 e poniamo l’attenzione su un prodotto spesso bistrattato e quasi totalmente dimenticato: Gun, il Far West di Neversoft, uscito su PlayStation 2, Xbox e GameCube nel 2005, ad un anno di distanza da Red Dead Revolver di Rockstar San Diego (che aveva preso le redini della produzione in mano, dopo che Capcom stava cercando di riportare Gun.Smoke all’allora nuova generazione).

    Gun è uscito qualche settimana dopo pure su Xbox 360, ma questa versione, oltre a non essere granché e a non rendere giustizia all’hardware superiore di una generazione avanti, è afflitta anche da vari bug. Ergo, si può far tranquillamente finta che non esista e considerare solamente l’opera originaria del periodo 128 bit.

    Gun cutscene

    Una mano giocata male

    Il prodotto targato Neversoft è un gioco western intriso da una natura freeroaming ed una mappa non eccessivamente grande, ma che per l’epoca comunque sapeva farsi valere. Ciononostante, pur considerando le attività secondarie, Gun è incentrato principalmente sulla storia, la vera colonna portante della produzione. Sì, perché quella che per i tempi poteva essere un’epopea western di rilievo, si è rivelata un’opera riuscita a metà. La qualità della scrittura non arriva ai livelli d’eccellenza; al contempo va però evidenziato un racconto solido e ben narrato (al netto di qualche incongruenza), nonché dei personaggi interessanti e ben caratterizzati.

    Lo stesso non si può dire invece delle missioni secondarie; alcune di esse molto simpatiche, ma alla lunga prive di mordente e poco varie. Chiaro che vadano ad impreziosire un quadro già di per sé comunque affascinante, con le taglie da riscuotere, un allevatore di un ranch da aiutare e quant’altro. Quello che serviva era dunque alzare l’asticella ed arricchire un pochino il mondo di gioco con attività secondarie meglio gestite e scritte. Sembra quasi di trovarsi dinanzi a due giochi diversi quando si leggono i dialoghi della storia principale e quelli con gli sceriffi o altri personaggi che ci affidano missioni secondarie.

    Parlando invece della storia, pur non raggiungendo vette particolarmente incredibili, ritroviamo almeno una costruzione soddisfacente, una regia tutto sommato di rilievo e qualche colpo di scena non indifferente. Non passa inosservata anche la crudezza di alcune sequenze e la corruzione che ne consegue. Pertanto, non c’è da aspettarsi la solita storiella dell’eroe buono e del tutto è bene quel che finisce bene. Certo, il protagonista, Colton White, è un personaggio coraggioso, freddo, spietato e di animo nobile. Il tipico uomo tutto d’un pezzo dell’immaginario western. Egli va a caccia per guadagnarsi da vivere, insieme al padre, Ned White. Ed è proprio in questa occasione che facciamo la conoscenza dei due personaggi. La caccia funge da tutorial iniziale per farci prendere confidenza con le meccaniche del gioco. Dopodiché, un massacro ad un battello sarà da apripista per gli eventi narrativi di Gun e da lì inizierà l’avventura, attraverso missioni ben strutturate ed un crescendo continuo di situazioni di gioco. Proprio per questo motivo sarebbe stata gradita una cura maggiore per le attività secondarie, perché le capacità di fare un buon lavoro da parte di Neversoft c’erano tutte.

    Gun - Screenshot 2

    Il selvaggio West

    Il mondo di Gun è realizzato in maniera soddisfacente. In giro è possibile scovare anche alcuni giacimenti di oro da poter raccogliere solo una volta acquistato un piccone. Questo è forse proprio l’extra più interessante del’opera, in quanto rende più appetibile l’esplorazione. Alcuni giacimenti di oro sono anche nascosti in maniera piuttosto originale, anche se non si può dire lo stesso per tutti. Ritroviamo poi due città, Empire e Dodge City, divise da deserti, vallate e canyon. Un mondo tutto sommato pulsante e caratterizzato da un level design e scelte stilistiche di buon livello. Tuttavia, manca quel po’ di pepe che avrebbe potuto renderlo sensazionale. In alcune sezioni, infatti, ritroviamo ambienti leggermente spogli, privi di tutta la vegetazione che li avrebbe dovuti arricchire.

    Tecnicamente, Gun non è straordinario, ma per il 2005 sapeva comunque lasciare a bocca aperta per alcuni scorci meravigliosi. Il frame rate è quasi sempre molto stabile, ritrovandoci dinanzi quindi ad un prodotto fluido se non per alcune negligenze di natura tecnica. I modelli poligonali sono convincenti, mentre le animazioni hanno degli alti e bassi, ma in definitiva funzionano.

    La colonna sonora svolge il suo dovere. I brani riproposti si sposano perfettamente col contesto narrativo e l’universo western della produzione. In alcuni punti ritroviamo alcune musiche d’accompagnamento davvero evocative.

    Gun Screenshot

    Estrai l’arma, pistolero

    Come in ogni gioco western che si rispetti, utilizzeremo delle armi da fuoco e dovremo sconfiggere banditi o animali selvatici e farci ovviamente strada tra le missioni principali e quelle secondarie. Come già ribadito poco sopra, mano a mano che si va avanti nella storia vengono sbloccati nuovi armamentari. Infatti, ad un certo punto sarà possibile persino equipaggiare un arco, molto utile per far fuori i nemici senza far rumore. Il buon Colton esegue anche attacchi corpo a corpo con un coltello da caccia e più in avanti con un Tomahawk ed altro ancora. Sarà possibile inoltre potenziare il proprio equipaggiamento dai vari rivenditori e incrementare le proprie capacità superando le sub-quest. Ogni tipologia di missione secondaria, aumenta parametri specifici.

    Gun è affrontabile in quattro livelli di difficoltà: da facile ad estremo. In modalità normale, a dire il vero, il gioco è poco soddisfacente e rende ancor più inutile l’incremento dei parametri di Colton, poiché si prosegue comunque con scioltezza. Discorso diverso se si affronta il titolo in difficile o estremo che sono le modalità consigliate, a discapito però di alcune sezioni non programmate particolarmente bene con queste difficoltà (soprattutto l’ultima). Un piccolo neo comunque accettabile a favore di una sfida maggiore e più soddisfacente, anche perché ci sono dei checkpoint che rendono le missioni non troppo frustranti.

    Il gunplay della produzione Neversoft è davvero di pregevole fattura. Oltre a poter prendere la mira normalmente, spostando il mirino con la levetta analogica destra, premendo R3 (in caso giochiate su PlayStation 2) si attiva la mira ravvicinata in prima persona, molto utile se si vuol colpire con precisione i propri nemici. Come se non bastasse, vi è anche l’estrazione rapida, disponibile solamente con la pistola. Anche in questo caso, la visuale passa in prima persona (senza zoom, però) con la differenza che il tempo è rallentato, stile bullet time. In questo modo è possibile colpire i nemici più velocemente, soprattutto perché grazie all’analogico sinistro ci è consentito spostarci tra i vari bersagli. Chiaramente, l’estrazione rapida comporta il consumo di una barra che viene riempita a seguito di uccisioni e colpi alla testa.

    Come tutti i western che si rispettino, non mancano le cavalcature. Il destriero ha una barra di resistenza che equivale anche all’energia vitale. Quindi, quest’ultima si consuma sia spronando il cavallo, sia se il nobile animale viene colpito dai proiettili. Consumata tutta, il puledro, muore. Ergo, non spronate troppo la povera bestiola se non volete che vi muoia mentre galoppate. Il controllo dello stallone è efficace. Le cavalcate risultano fluide e poco snervanti, anche se le animazioni non sono proprio brillanti ed alcune volte in passaggi stretti e tortuosi il cavallo si muove in maniera piuttosto innaturale.

    Prima ancora di Red Dead Redemption, con i suoi limiti ed alcuni difetti, Gun era ai tempi il meglio che il genere potesse offrire. C’era ben poco sulla piazza, oltre al già citato Red Dead Revolver. L’opera Neversoft ha un’identità comunque tutta sua che paga lo scotto di non essere stata approfondita al meglio, offrendo il massimo solo nella storia, la quale è comunque ben raccontata, ma non perfetta. Va però detto che le missioni principali, al netto di alcune situazioni ripetitive, sono veramente entusiasmanti e realizzate con classe, regalando gradite soddisfazioni.

    Rockstar ha poi surclassato il lavoro di Neversoft; eppure Gun è ugualmente intriso di un fascino tutto suo ed ancora oggi ha la sua da dire. Un titolo che poteva essere un vero e proprio gioiello, visto il potenziale inespresso. In ogni caso, siamo qui per ricordarlo, perché, nonostante tutto, quella di Gun rimane una bella e piacevole esperienza.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!