Retro Weekend: Jackie Chan Stuntmaster
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Retro Weekend: Jackie Chan Stuntmaster

Il miglior videogioco dedicato all’attore di Hong Kong

  • Versioni: Retrogames
  • Oggi vi racconto una storia. Vicende di quando ero un marmocchio di all’incirca otto anni che si dilettava coi videogiochi, passandoci ore ed ore senza sosta (eppure, sono sanissimo…. alla faccia dei media; o forse no…). Oltre ai videogame, da bambino, come tutti, passavo anche le giornate in compagnia di amici per giocare a palla nei posti più disparati (dando fastidio alle persone; ne abbiamo ricevuti di cazziatoni), a nascondino e a tutte quelle minchiate che si giocano da piccoli. Poi tornavo a casa e niente e nessuno doveva impedirmi di giocare con le mie fide console (che ai tempi erano Super Nintendo, PlayStation e Nintendo 64, anche se con quest’ultimo ci ho cominciato a giocare seriamente un paio di anni dopo). Quando andavo alle elementari mi impegnavo a scuola, sia chiaro. Anche se era l’interrogazione orale la mia tortura; mi scocciavo sempre di studiare (come un po’ tutti). In ogni caso, una delle cose che più mi distraeva dai videogiochi erano i film: in particolare, quelli con il compianto Bud Spencer e Terence Hill oppure quelli con Jackie Chan. E dopo averli visti, inevitabilmente con gli amici si giocava a fare i combattimenti, imitando quelli che erano (e sono tuttora) i nostri beniamini del cinema. Jackie Chan mi ha sempre fatto morire dal ridere, perché è un grandissimo (lo adoro). Riesce a miscelare e fondere così bene azione, acrobazie, arti marziali e humor in una maniera dannatamente semplice ed efficace e puoi vedere i suoi film un milione di volte, ti divertirai sempre e comunque. Un mito. Soprattutto perché nelle scene pericolose egli è lo stuntman di se stesso. Qualche volta ha anche rischiato la vita.

    Jackie Chan Stuntmaster - screenshot

    Il gioco di Jackie Chan

    C’era un gioco in particolare, dedicato all’attore cinese, che da piccolo ero solito chiamare “il gioco di Jackie Chan”. Adoravo quel titolo. Era un fottuto spasso. Certo, PlayStation dal punto di vista tecnico ha vissuto giorni migliori, considerando che “il gioco di Jackie Chan” sia uscito nell’ormai lontano 2000, ossia a fine ciclo vitale della console. Forse uno dei motivi che spinse la critica ad essere sin troppo tiepida col prodotto in questione. Oppure quei recensori non hanno passato la vita sugli arcade beat’em up, perché se no non si spiega. Ma di che ci meravigliamo? Ho visto assegnare 3 al superbo God Hand, una delle perle misconosciute di Shinji Mikami quando ancora era in Clover Studio insieme a Hideki Kamiya, che nel frattempo ti sviluppava Okami, mica pizza e fichi. Però Capcom chiuse lo studio… dopotutto, così si fa con dei talentuosi. Brutta storia le vendite. Non fatemi perdere il filo, se no mi distraggo e va a finire che oggi anziché parlare de “il gioco di Jackie Chan” vi scrivo qualcosa su Viewtiful Joe (seriamente, prima o poi lo devo prendere in esame – quel che dico con molte opere che cito nei vari appuntamenti con Retro Weekend).

    Quando, non ricordo chi, portò a casa “il gioco di Jackie Chan” io ero contentissimo ed avviai subito la mia fiammante PS1 per immergermi in un’atmosfera tipica delle sue pellicole cinematografiche. Non era il primo titolo dedicato al buon Jackie; tuttavia, ad oggi, risulta essere quello più fedele allo stile dei suoi film e al suo humor. Non per altro, Jackie Chan ha prestato non solo voce e volto al titolo in questione, ma tutto se stesso. Il team di sviluppo, Radical Entertainment, decise di dar vita al combat system sfruttando l’attore cinese in persona, grazie alla tecnica del motion capture, ai tempi non così abusata come oggi. Di sicuro, non è la prima produzione a vantare l’utilizzo di questa tecnica (ricordiamo il pionieristico primissimo Prince of Persia, con l’autore che riprese il figlio per sviluppare le animazioni), però forse è la prima ad essere stata applicata su di un attore famoso per realizzare un videogioco a suo nome e catturando non solo i movimenti, ma anche l’espressioni facciali (nei limiti di quei tempi), senza dimenticare il doppiaggio (che non c’entra con il motion capture, ma è per sottolineare il coinvolgimento totale del buon Jackie). E non ricordo beat’em up realizzati col motion capture, prima di questo. Insomma, mica poco. Nasce, così, Jackie Chan Stuntmaster, uscito in esclusiva PlayStation nel 2000, approdando solo nel mercato americano ed europeo. Nonostante il protagonista di origini orientali, l’opera di Radical Entertainment è giunta solo in Occidente (dove, tra l’altro, l’attore ha fatto la sua fortuna).

    Jackie Chan Stuntmaster - screenshot 2

    Uno sguardo al prodotto

    A furia di raccontarvi una storia, de “il gioco di Jackie Chan” non ve ne ho ancora parlato. Ebbene, eccoci qua: come scritto poc’anzi, il titolo è un classico beat’em up che però fonde al genere mirabolanti sezioni platforming, proprio per offrire essenza e gusto tipici delle pellicole del buon Chan. Infatti, quando si gioca a Jackie Chan Stuntmaster si ha come l’impressione di ritrovarsi in un vero e proprio film a suo nome, però interattivo. Certo, tecnicamente il titolo ci ricorda tutto fuorché un film, ma per i tempi si trattava comunque di un’atmosfera meravigliosa. Come dicevo, non è comunque il comparto tecnico la vera forza della produzione targata Radical Entertainment; lo è il gameplay, nelle sue molteplici sfaccettature. Forse oggi non è un gran bel vedere (non lo era nemmeno ai tempi, se vogliamo) eppure è rimasto intatto il divertimento e l’assuefazione che genera una volta preso il pad tra le mani. Tra combattimenti, un salto qua e là, ostacoli da superare e teste di drago rosso da trovare, non ci si stanca mai.

    Il pretesto narrativo è molto basilare; dopotutto a che serve una trama articolata in un gioco con Jackie Chan? Dei brutti ceffi rapiscono il nonno di Jackie (con cui, insieme al nipote, lavora in una ditta di spedizioni), mentre quest’ultimo è ad un ristorante cinese. Accortosi della situazione, si precipita all’inseguimento del veicolo e già dai filmati (esteticamente scarsi, ma avvincenti per fruibilità e azione) si intravede tutto lo stile da pellicola cinematografica dell’attore di Hong Kong. Il protagonista, dopo alcune peripezie, si ritrova in quello che poi è l’HUB della produzione. Da qui è possibile accedere ai vari mondi di Jackie Chan Stuntmaster e ognuno presenta tre livelli, con un boss posto al termine di quello finale. Preso il controllo del protagonista, il feeling è immediato: ci sembrerà di controllare Jackie Chan in persona. Giocando, ci si rende conto di essere dietro alle riprese del film di cui noi siamo protagonisti. Non per altro, le extra life dell’opera sono caratterizzate dai ciak. La perdita di una vita si trasforma in errore proprio come quelli che commette l’attore cinese nei suoi film. Un ottimo espediente di immedesimazione.

    In un beat’em up, comunque, lo scopo primario è menare le mani. Il combat system di Jackie Chan Stuntmaster è sicuramente la cosa più riuscita della produzione sviluppata da Radical Entertainment. Gli attacchi sono semplicemente due: pugni e calci. Tuttavia, la combinazione efficiente dei due pulsanti può generare combo eccezionali, creando così una varietà di azioni impressionante. Come se non bastasse, il nostro beniamino del cinema può anche rotolare e col giusto tempismo si può abbinare alla capriola anche un attacco (sia con il tasto pugno che con quello dedito al calcio). La profondità del sistema di combattimento di Jackie Chan Stuntmaster va carpita, poiché bisogna sviscerare il titolo in tutte le sue sfaccettature e possibilità. Ancora oggi, il combat system di questo titolo ha la sua da dire, considerando che le azioni sono le medesime del vero ed autentico Jackie Chan. Per esempio, è anche possibile effettuare un attacco con una capriola all’indietro premendo triangolo (il pulsante per i calci) dinanzi ad una parete o altro. Insomma, le possibilità offerte sono molteplici e vengono arricchite dall’interazione con l’ambiente. L’attore può usufruire di mazze da scopa, padelle, coperchi e persino di pesci spada (quelli da cucinare, eh), proprio per rimarcare la natura umoristica della produzione. Come se non bastasse, Jackie può anche lanciare tavoli e sedie o colpire altri elementi da indirizzare verso i nemici. Giocandoci, vi sentirete davvero in un film del mitico attore cinese. Gli scontri coi boss risultano poi spassosi e ben coreografati, nonché molto irriverenti. Dopotutto, il gioco è cucito tutto intorno all’humor e ad una caricatura della violenza, senza sangue e nulla, proprio come nelle pellicole cinematografiche del nostro protagonista cinese.

    Non sarebbe però un gran gioco di Jackie Chan senza salti e acrobazie, ed ecco quindi che il titolo unisce alle scazzottate una marea di sezioni platforming di tutto rispetto per un beat’em up. Gli ostacoli e i balzi da effettuare diventeranno via via sempre più complessi con il proseguimento dell’avventura. Più si avanza, più i livelli diventano ostici e difficili e presenteranno talvolta vere e proprie sfide di riflessi e giusto tempismo. Il tutto è coadiuvato da un level design di spessore per un prodotto di questo genere e possiamo affermare, senza remore alcuno, che si tratta di uno dei migliori esponenti dei beat’em up. Il buon Shin Nekketsu Kouha: Kunio-tachi no Banka ci aveva già deliziati con sezioni in moto e un bel po’ di sano platforming, ma le situazioni e il level design offerti da Jackie Chan Stuntmaster vanno oltre. L’unica sua pecca è il comparto tecnico che, come dicevamo, non brilla per estetica, sebbene comunque la varietà di ambientazioni e il character design dei vari personaggi ricalca perfettamente stile e carisma dei nostri rivali ed, ovviamente, del buon Jackie. Se però nella pura forza bruta, il titolo non risulta così imponente, al contempo le animazioni, vantando le movenze catturate proprio dall’attore cinese, sono di pregevolissima fattura, nonché di altissimo livello per quei tempi.  Musicalmente, invece, nulla da ridire. Il prodotto fa il suo egregio lavoro, accompagnando l’avventura con brani di tutto rispetto e piacevoli da ascoltare durante una scazzottata e l’altra e nelle fasi platform.

    Ciliegina sulla torta sono i collezionabili: sparsi in ogni livello ci sono 10 teste di drago rosso da raccogliere. Scovate tutte, riceviamo una testa di drago dorato. In ogni mondo, però, una di queste è ben nascosta in uno dei tre livelli. Pertanto, ritroviamo 15 livelli per un totale di 20 teste di drago dorato. Scovarle non è un’impresa facile e anche quelle rosse ci metteranno alla dura prova. Saremo chiamati in causa ad aguzzare la vista, esplorare da cima a fondo i vari luoghi in cui ci troviamo a combattere e, talvolta, dovremo superare ostacoli o sezioni di puro platforming per arrivare ai collezionabili appena citati. Servono a qualcosa? Assolutamente sì. Raccolti tutti i draghi dorati, possiamo accedere al templio Shaolin, dove il nostro beniamino sarà vestito diversamente per l’occasione, e giunto al termine del livello avremo modo di vedere il making of di Jackie Chan Stuntmasters con l’attore in carne ed ossa. Una ricompensa che premia gli sforzi. Certo, oggi bastano due secondi perché lo si posa ritrovare facilmente su YouTube, ma ai tempi non era così, quindi l’unico modo per usufruire di questo video era sbloccarlo all’interno del gioco. Poi, diciamocelo: volete mettere guardarlo sulla vostra console dopo aver sudato le sette camicie? Perciò, non rompete i coglioni. Giocateci, completatelo al 100% e gustatevi i retroscena.

    Ah e già che siamo in vena, quanto cavolo sarebbe bello un remake ben fatto di questo titolo? Vengono riproposti remake e remastered di ogni tipo e visto che oggi sarebbe difficile concepire un beat’em up di natura arcade, potrebbe essere avvincente rimodernare questo. Peccato solo che, per il motion capture, Jackie ora non sia più un giovanotto, ma sono sicuro sia comunque in grado di svolgere in maniera efficiente il suo lavoro. Intanto, attendo Rush Hour 4, che si farà ed è una certezza di gran lunga maggiore rispetto ai miei sogni. Che mondo sarebbe senza Jackie Chan e Chris Tucker, alias Lee e Carter? Sicuramente, un posto peggiore.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!