Retro Weekend: Landstalker: The Treasures of King Nole
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Retro Weekend: Landstalker: The Treasures of King Nole

A caccia di tesori su Mega Drive

  • Versioni: Retrogames
  • Vi ricordate quando non troppo tempo fa avevo scritto in merito al bellissimo Alundra? Nell’articolo avevo anche fatto cenno su Landstalker: The Treasures of King Nole, il titolo di cui vi parlerò oggi in occasione dell’ormai consueto appuntamento con Retro Weekend. Come già specificai, Alundra è stato il primo gioco realizzato da Matrix Software, studio di sviluppo formato proprio da ex dipendenti Climax Entertainment, ovvero i creatori di Landstalker. Non per altro, i due titoli hanno diversi punti in comune, da ritrovare soprattutto in un platforming decisamente marcato, nello stile artistico e anche nell’aspetto estetico di Ryle (o Nigel, in Occidente e Niels in Germania), il protagonista delle vicende.

    Landstalker, proprio come Alundra, è un action adventure con la differenza che la visuale qui è isometrica e non a volo d’uccello come nella maggior parte dei titoli 2D di questo genere (come ad esempio, Zelda). L’opera in questione è approdata su SEGA Mega Drive in Giappone nel 1992 e un anno dopo nel resto del mondo. Il prodotto di Climax Entertainment in patria fu pure determinante nella diffusione dell’hardware della vecchia grande S. Non per altro, si tratta di un gioco peculiare e di ottima caratura, anche se solo con Alundra il team, o meglio quelli che daranno i natali a Matrix Software, raggiungerà la piena maturità confezionando un prodotto più visionario, completo e di spessore. Intendiamoci, Landstalker ha comunque i suoi grandi meriti ed è un titolo di tutto rispetto. Andiamo a scoprire insieme i suoi punti forza.

    Landstalker map

    Il misterioso tesoro di Re Nole

    Tutta l’avventura di Landstalker, come suggerisce anche il titolo completo, ruota intorno al ritrovamento dell’ambito tesoro del re, Nole. Ryle (in questo articolo verrà chiamato col nome originale) è un giovane cacciatore di tesori; all’inizio del gioco ottiene la statua di Jypta nelle apposite rovine e la vende ad un proprietario di un negozio di una città portuale. A quel punto viene raggiunto da una ninfa il cui nome è Friday, la quale è perseguitata da tre ladri, Kala, Goose e Zwam, perché conosce l’ubicazione del misterioso tesoro, cruciale elemento dell’avventura targata Climax Entertainment. Dopo che il protagonista riesce a tirarla fuori dai guai, la ninfa ammette di non conoscere la posizione esatta del tesoro, ma che ha soltanto una sensazione di dove possa trovarsi. Nonostante tutto, Ryle decide di farsi accompagnare da Friday nel suo viaggio alla ricerca del tesoro di Re Nole. Nel mentre, si imbatteranno in mille peripezie, aiuteranno cittadini in difficoltà, risolveranno svariati problemi e così via. Landstalker non lascia in disparte nemmeno compiti secondari che non risultano fondamentali per portare a termine il gioco, ma comunque utili per ottenere potenziamenti utili durante il viaggio.

    Dal punto di vista tecnico, il titolo 16 bit SEGA si difende bene. Grazie alla visuale isometrica il team di sviluppo ha potuto dare anche maggior risalto agli sprite di vari personaggi e mostri, nonché alle architetture e alla realizzazione delle numerose ambientazioni che avremo modo di ammirare andando avanti nell’avventura. Unico neo di tal scelta è che essendo molto basato sul platforming, questo tipo di visuale spesso non consente di avere la giusta prospettiva degli elementi su schermo. Chiaro che non sia sempre così, ma ogni tanto questa sensazione la si avverte e un po’ può disturbare, specie nelle sezioni più concitate. Per il resto, artisticamente l’opera è graziosissima e piuttosto colorata, nonostante la palette di colori meno massiccia rispetto alla console rivale di Nintendo, il Super Famicom. Insomma, per essere un prodotto del ’92, Landstalker spinge non poco il Mega Drive, proponendo ottimi risultati. Non da meno gli effetti sonori e la soundtrack, che vanta brani bellissimi, composti da Motoaki Takenouchi, il quale ha realizzato un lavoro notevole, confezionando la giusta varietà di melodie, tutte orecchiabili, tra allegre e un po’ più malinconiche o profonde.

    Landstalker screenshot

    Per trovare un tesoro è necessario superare numerosi ostacoli

    La componente ludica di Landstalker: The Treasure of King Nole è molto solida e lo rende un fantastico action adventure che sa regalare un’esperienza di gioco maestosa. Oltre ad esplorare i vari luoghi per parlare con i rispettivi abitanti o per cercare soldi, potenziamenti di energia e sconfiggere mostri, il titolo in questione ci fa avventurare in numerosi dungeon, tutti impreziositi da un level design sopraffino, alternando combattimenti, platforming, ostacoli e, talvolta, piccoli rompicapi. Mai banale nella risoluzione, Landstalker regala ottime sezioni di gioco nelle anguste strutture che diventeranno via via sempre più ostiche e complesse.

    Se nel primo dungeon non avremo troppe difficoltà, già dal secondo le cose cambiano e Ryle non avrà di certo vita facile per superare le svariate peripezie in cui si imbatterà. Chiaro, se avete letto di come Alundra fosse maestoso per quanto concerne la risoluzione dei dungeon, allora è bene specificare che Landstalker, essendo uscito anche diversi anni prima, non compete con il capolavoro arrivato in seguito, ma sa comunque offrire una forte dose di espedienti ludici riuscitissimi. L’unico problema è legato forse ad una ripetitività di fondo che a lungo andare può prepotentemente farsi sentire. Non che l’opera sia sprovvista di varietà (tutt’altro), ma dal punto di vista meramente strutturale quello che ci troveremo ad affrontare sarà bene o male ripetuto più volte, con l’ovvio mutamento della difficoltà. Gli enigmi in cui è possibile imbattersi in Landstalker sono ben differenziati tra loro, ma il concept alla base rimane comunque il medesimo, seppur di tanto in tanto ci siano dei guizzi di inventiva che si rivelano senz’altro un piacere durante le nostre escursioni nei nefasti labirinti.

    Dove Climax dà il meglio di sé è invece nel platforming (proprio come dimostrato anche da Alundra). Nella loro produzione ritroviamo una marea di percorsi ad ostacoli e piattaforme su cui saltare. Il level design è sapientemente curato, proponendo sezioni sempre uniche ed originali che danno il giusto risalto all’opera. L’unico problema, come ribadito poc’anzi, riguarda la visuale isometrica che talvolta potrebbe dare qualche grattacapo; nulla di grave, in ogni caso. Non mancano inoltre chiavi da scovare, utili per aprire porte chiuse che consentono così al nostro Ryle di avanzare. Ci sono anche particolari oggetti, utili per il proseguimento poiché danno modo di risolvere qualche enigma specifico o di aggirare determinati ostacoli. Nel mentre, i nemici non staranno di certo a guardare e sia nel mondo esterno che nei dungeon ci imbatteremo a mostri di ogni tipo, più o meno spietati. Nelle fasi iniziali alcuni di essisapranno metterci in serie difficoltà, ma Landstalker si avvale anche di una piccola componente da gioco di ruolo che consiste nell’ottenimento di armi, armature e accessori vari migliori e in potenziamenti della barra dell’energia vitale. Tutti questi aspetti, nella forma e nello stile, verranno ripresi anche da Alundra, in seguito. La progressione della produzione targata Climax, nonostante l’esplorazione libera, procede comunque piuttosto linearmente, anche se nelle fasi più avanzate dell’avventura sarà necessario tornare pure in luoghi o dungeon già esplorati in precedenza e con le missioni secondarie il tasso esplorativo incrementa non poco.

    Landstalker: The Treasure of King Nole è un action adventure di gran livello che paga forse lo scotto di alcuni piccoli nei legati alla visuale isometrica, che non sempre permette di avere la giusta prospettiva, e nella gestione risolutiva dei rompicapi (e un po’ anche dei combattimenti, ad eccezione dei boss) che a lungo andare possono accusare di leggera ripetitività. Si tratta comunque di piccolezze che non minano assolutamente l’esperienza complessiva, non inficiando affatto sulla qualità generale dell’opera. Un’opera pregna di ottimi momenti e di una storia semplice, ma avvincente. Non per altro, si tratta di uno dei migliori titoli usciti su SEGA Mega Drive e, qualora non l’abbiate ancor fatto, vi consiglio caldamente di giocarlo, un giorno.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!