Retro Weekend: Legacy of Kain: Soul Reaver
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Retro Weekend: Legacy of Kain: Soul Reaver

In ricordo di un capolavoro, vent’anni dopo

  • Versioni: PC PS3 Retrogames
  • Giusto alcuni giorni fa (precisamente il 16 agosto), il sequel di Blood Omen: Legacy of Kain ha compiuto vent’anni. Uno dei titoli che ha segnato la lineup della prima PlayStation, sebbene sarebbe uscito anche su PC e Dreamcast di lì a poco. Ed è proprio sull’ammiraglia console di Sony che l’opera diretta e sceneggiata da Amy Hennig – che in seguito si occuperà della trilogia di Uncharted – ha fatto la sua fortuna. Parliamo infatti di Legacy of Kain: Soul Reaver, uno dei giochi più belli della sua generazione e ancora oggi ricordato per la perla smagliante che fu. Il seguito di Blood Omen venne realizzato non più da Silicon Knights (autori di Eternal Darkness per GameCube di cui un giorno urge parlarne), bensì da Crystal Dynamics, team occupatosi in precedenza di Gex, Pandemonium e dall’ingiustamente dimenticato Akuji the Heartless, e pubblicato da Eidos Interactive (anche publisher dei vecchi Tomb Raider).

    Soul Reaver segna il ricordo di un’epoca di miti e leggende, ma sciagurato è stato il suo destino. Pur potendo vantare su una trama suddivisa in ben cinque episodi (il cui ultimo capitolo è Legacy of Kain: Defiance), l’atto conclusivo lasciava in realtà ancora spazio a territori inesplorati e quesiti che meritavano risposte, tant’è che in programma vi era un ulteriore sequel, ovvero The Dark Prophecy. Tuttavia, Eidos lo cancellò. Non è solo questa vicenda che mi porta però a parlare di destino crudele. Nel 2008, Eidos Interactive viene infatti acquisita da Square Enix che voleva ripartire da zero con il brand attraverso un reboot intitolato Legacy of Kain: Dead Sun. Per motivazioni sopite ancora nel mistero anche Dead Sun venne cancellato, nonostante lo sviluppo fosse quasi terminato. Il gioco avrebbe dovuto contenere persino una modalità multiplayer ed è proprio da essa che prende vita Nosgoth, spin-off realizzato dagli autori di Rocket League (per la serie, facciamo cose nosense piuttosto che qualcosa di intelligente). Un 4vs4 tra umani e vampiri che non c’entra un bel niente con l’epopea di Raziel e Kain.

    Pur trattandosi di uno spin-off, fu una reale offesa nei confronti non solo dei fan della saga ma anche del brand stesso, il quale meritava ben altro esodo piuttosto che cotanta rovina di morte indegna. Oltre ad essere un vero insulto già solo a livello concettuale, Nosgoth si rivelò tale anche dal punto di vista videoludico, disintegrando ogni flebile speranza dapprima presente nel cuore di tutti coloro che avevano amato la serie fin dal primissimo Blood Omen, ma soprattutto da Soul Reaver. Eppure l’ambita chimera è il sogno proibito di molti ed ogni anno fantastichiamo sull’utopico annuncio di un vero degno successore che possa riportare Legacy of Kain a risplendere con ardore nella scena videoludica odierna. Intanto che l’atroce attesa dissigilli il fantomatico e agognato nuovo capitolo, andiamo a riscoprire la meraviglia che fu l’implacabile Soul Reaver nel 1999 e che tutt’oggi riecheggia nella memoria degli appassionati.

    Legacy of Kain Soul Reaver - Inizio

    Repulsione di vendetta

    Sono passati secoli da quando Raziel, trasgredendo la volontà del signore dei vampiri, Kain, è stato gettato nell’imponente Lago dei Morti, dopo che quest’ultimo gli aveva strappato le ali di pipistrello in segno di disprezzo. Soltanto al suo illustre sovrano era concesso evolversi per primo, dopodiché seguivano tutti i suoi discepoli. Il protagonista delle vicende di Legacy of Kain: Soul Reaver aveva però osato sfoggiare la sua trasmutazione al cospetto di colui che mise in ginocchio Nosgoth, pagandone amaramente le conseguenze. Infatti, nell’immane vortice marino, Raziel aveva patito le pene dell’inferno, sofferente atroci agonie, pagando un infausto supplizio che lo aveva trasformato in un essere ripugnante che all’inizio il luogotenente e braccio destro di Kain fa fatica ad accettare. Nella sua nuova abietta forma, Raziel non ha più sete di sangue, ma di anime dei dannati di cui dovrà nutrirsi per recuperare le forze e sopravvivere nel Regno Materiale. La natura di mietitore d’anime gli è stata offerta dal Dio Anziano, furente per le azioni di Kain che ha arrestato la Ruota del Destino, impedendo il naturale ciclo di nascita, morte e resurrezione di tutte le creature viventi. Il Dio vuole che tutto torni a scorrere normalmente e sfrutta l’odio di Raziel per indurlo alla vendetta contro il suo signore. Scopriremo solamente nei seguiti chi sia questa misteriosa entità che lascia comunque il dubbio: vuole davvero aiutare il nostro protagonista?

    Tralasciando l’interrogativo che sovente ci porteremo durante il nostro cammino, così inizia una delle più grandi, epiche e strabilianti avventure che mai siano apparse nella storia del medium videoludico. Legacy of Kain: Soul Reaver dimostrò le capacità e la maturità di Crystal Dynamics, ma anche di Amy Hennig come scrittrice e sceneggiatrice (lavorando comunque insieme a Richard Lemarchand e Jim Curry che è giusto menzionare). Insomma, fu per tutti l’occasione di dare una svolta alla propria carriera; parliamo di un’opera che vanta una scrittura encomiabile, di una caratura e uno spessore di gran lunga più elevati rispetto agli standard di quell’epoca (tolte le dovute eccezioni). Una narrazione dall’epica portentosa, un racconto profondo ed appassionante, una solida regia (per i limiti dei tempi), un’iconografia mastodontica e personaggi ben scritti, coadiuvati ad un gameplay articolato, complesso ed avvincente, sono gli elementi che rendono questo titolo un autentico ed eminente capolavoro. Un gioiello dalle esimie qualità che prenderanno tuttavia la forma definitiva nel seguito, di fatto il capitolo che contempla l’intera esperienza che inizia in Soul Reaver e termina, appunto, in Soul Reaver 2.

    Notevole è anche la “recitazione”. Sebbene dal punto di vista tecnico i modelli dei personaggi non abbiano vere e proprie espressioni facciali, il tutto viene enfatizzato dai gesti e dalle movenze che rendono i dialoghi o le scene più piacevoli. Aggiungete a questo una colonna sonora di gran livello che riesce a donare un’atmosfera intensa e palpitante e un doppiaggio quasi esemplare (azzarderei, soprattutto quello nostrano), se non fosse per alcune sottigliezze, ed ecco ottenuta la sublimazione dell’opera.

    Legacy of Kain Soul Reaver - screenshot

    Viaggio tra Regno Spettrale e Materiale

    Una delle caratteristiche fondamentali di Legacy of Kain: Soul Reaver è il passaggio tra il Regno Spettrale e quello Materiale. Similmente alla meccanica introdotta in A Link to the Past, è fondamentale l’esplorazione di entrambi i piani di esistenza per proseguire nell’avventura. Le sottili differenze tra i due regni e le conseguenti azioni che Raziel può svolgere in una dimensione piuttosto che in un’altra, rendono il gameplay straripante di varietà. Ad esempio, finché il protagonista non acquisirà il potere di invulnerabilità nell’acqua, egli potrà attraversala solo nel Regno Spettrale, dove essa non ha né peso né forma; come fosse aria. Al contrario, però, blocchi, leve, interruttori e qualsiasi altro elemento fisico sono interagibili solamente dal Regno Materiale. Annientando i boss, Raziel ottiene dei potenziamenti utili per l’avanzamento del gioco che ci consentono di esplorare il mondo in rovina di Nosgoth in maniera sempre diversa, potendo raggiungere luoghi prima invalicabili. Non manca quindi del sano backtracking, sia per il semplice proseguimento che per scoprire passaggi segreti in cui trovare glifi magici e collezionabili vari, utili per accrescere i parametri del divoratore d’anime.

    Il level design di Soul Reaver è meticoloso e assai curato. Nulla è lasciato al caso e  anche se graficamente non si poteva pretendere troppo, Crystal Dynamics ha comunque svolto un lavorone, sia per quanto riguarda il lato prettamente tecnico che sulla direzione artistica. Inoltre non mancano dei portali magici che permettono di eseguire quelli che oggi definiamo fast travel, ma il modo in cui essi ci fanno spostare da un luogo all’altro ci ricordano un po’ la sala in cui poter viaggiare tra i regni nell’ultimo God of War. Molto probabile, infatti, che Cory Barlog e il team di Santa Monica ne abbiano preso ispirazione, poiché nella struttura e nella concezione del level design l’ultima avventura di Kratos riprende molto dall’action adventure dei creatori di Gex. Durante il cammino incontreremo nemici di ogni tipo, bestie vampire che non è possibile sconfiggere con i soli artigli di Raziel. Nelle fasi iniziali del gioco dovremo infatti sfruttare l’ambiente circostante per impalarli, bruciarli col fuoco oppure lanciarli nell’acqua o ancora portarli in una fonte di luce dove i più deboli, moriranno. Questo sottile elemento arricchisce e consacra il combat system che di base è piuttosto semplice, ma attraverso tali meccaniche garantisce un’esperienza veramente piacevole e stimolante. Come se non bastasse è anche possibile utilizzare le armi che troveremo nel Regno Materiale, alcune delle quali ci consentono di sconfiggere i nemici, finché il nostro eroe non riceverà la leggendaria Mietitrice d’Anime, una lama dalla forma spiritica, fondamentale all’interno di tutta la saga.

    Pur risultando oggi abbastanza invecchiato, Soul Reaver è comunque ancora capace di regalare un’esperienza di gioco senza precedenti. Il gameplay, le atmosfere tetre ed oscure, il contesto narrativo pulsante, la direzione artistica, la regia; tutti elementi sapientemente sfruttati per confezionare un action adventure epocale. Nell’opera ritroviamo infatti ogni cosa: solidi combattimenti, memorabili boss battle, esplorazione accattivante e sapientemente gestita, piccoli rompicapi ed enigmi vari, platforming e anche un buon livello di sfida. La sua peculiare struttura ludica è ormai merce rara nei videogiochi odierni. L’ultimo God of War ricorda solo a sprazzi ciò che furono Soul Reaver e il suo seguito diretto. Defiance fu invece un repentino cambio di rotta, pur proseguendo il filone narrativo principale, ma spiazzò comunque i fan per le sue scelte. Per questo motivo, un inedito episodio puro manca da fin troppo tempo sotto la luce dei riflettori. Facendo finta che l’infimo Nosgoth non sia mai esistito, quanto sarebbe bello un ritorno in grande stile del brand? Non è giusto che una serie di questo calibro rimanga nel dimenticatoio. Prima o poi qualcuno dovrà far qualcosa per dare ai videogiocatori il Legacy of Kain: Soul Reaver che forse in fondo non meritiamo, ma di cui abbiamo estremamente bisogno.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!