Retro Weekend: The Legend of Zelda: Link’s Awakening DX
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Retro Weekend: The Legend of Zelda: Link’s Awakening DX

La leggenda incontra la poesia

  • Versioni: Retrogames
  • La scorsa Domenica abbiamo parlato del capolavoro sempiterno meglio noto come Super Metroid. Quest’oggi restiamo in casa Nintendo per analizzare un’altra mitica perla, ovvero il poetico The Legend of Zelda: Link’s Awakening, uscito nel 1993. Una delle avventure più belle della saga creata da Shigeru Miyamoto, nonché il miglior capitolo in assoluto tra quelli in 2D. Anche in generale, comunque, parliamo di un episodio fantastico; sicuramente sul podio dei migliori capitoli del brand. Un titolo veramente stupendo sotto tutti i punti di vista. Il più poetico tra gli Zelda. Un gioiello strepitoso uscito sul piccolo grande Game Boy.

    Oggi, però, parleremo della versione DX, arrivata nel 1998 per Game Boy Color (in concomitanza con Ocarina of Time). Questa sorta di riedizione a colori si differenzia dalla prima release per il fatto che introduce un dungeon extra e la quest inedita delle foto, nonché, come suggerisce il nome, il colore.

    Link's Awakening DX

    La poesia di Zelda

    The Legend of Zelda: Link’s Awakening inizia con il naufragio di Link sulla misteriosa isola di Koholint. A risvegliarlo sarà la bella e giovane Marin, la quale porterà a casa sua il protagonista per fargli riprendere i sensi. Dopo un po’, verremo a conoscenza di essere intrappolati sull’isola e che l’unico modo per poterla lasciare è quello di risvegliare il Wind Fish dal lungo sonno in cui è caduto da tempo immemore. Per farlo, bisognerà trovare gli otto strumenti musicali sparsi per tutta l’isola (precisamente nei dungeon) e suonare la Ballad of the Wind Fish. Il tutto sarà arricchito da momenti toccanti e poetici, nonché da alcuni colpi di scena veramente di spessore che riusciranno a dare all’opera quel qualcosa in più non presente in altri capitoli di Zelda. Le tematiche che questo episodio tocca sono forti e di grande impatto, ponendo nel giocatore dubbi e interrogativi esistenziali e su tutta l’avventura. Portandolo a termine senza mai morire ci farà sbloccare il finale vero che consiste in una sequenza in più nella cutscene conclusiva che risulterà fondamentale per la fruizione totale dell’opera. Il tutto è comunque molto interpretativo e sarà quindi il giocatore a dare le proprie sfumature al significato intrinseco del capolavoro portatile di Nintendo. Diamante sopraffino di prelibata qualità che fa della sua natura poetica e profonda la sua immensa essenza. Difficile spiegare con delle semplici parole cosa questo titolo riesca ad offrire in termini di esperienza. Sappiate solo che è caratterizzato da una potenza narrativa esponenziale ed è forse il capitolo più profondo da questo punto di vista. Nintendo ha sempre toccato tematiche piuttosto semplici con Zelda, pur facendolo comunque in maniera fantastica. Solo con Majora’s Mask uscito qualche tempo dopo si è spinta un po’ oltre e non per altro si tratta di uno dei capitoli più atipici della saga. Ciononostante, l’influenza elegiaca di Link’s Awakening resta il top mai raggiunto dalla longeva serie della grande N, riuscendo a regalare forse il senso di interazione più completo e quindi più fedele al concept del nome del protagonista della saga.

    Dal punto di vista tecnico, il gioco ovviamente non è imponente, ma riesce comunque a spremere a dovere il piccolo Game Boy facendo di gran lunga meglio di quanto visto nel primo The Legend of Zelda per Famicom/NES. La varietà delle ambientazioni è notevole, curate in maniera impeccabile e certosina. Dalle foreste tropicali alle spiagge sino al passo montano, l’isola di Koholint è realizzata con gran classe e stile. La caratterizzazione dei vari e bizzarri personaggi che popolano il mondo di gioco è fantastica, ritrovandone davvero svariati e di tutti i tipi. Si tratta, inoltre, del primo Zelda maggiormente curato dal punto di vista “registico” proponendo infatti per la prima volta cutscene più numerose e complesse rispetto agli episodi usciti in precedenza e sono tutte davvero ben realizzate.

    Ad accompagnare questa splendida avventura, ci sono musiche di altissimo livello che riescono a donare un’atmosfera incomparabile al prodotto. Ogni brano o motivetto è ricreato con sapiente maestria, con una qualità musicale altissima ed un grado di poesia fuori parametro. Basti ascoltare solamente le prime note della Ballad of the Wind Fish per capirlo. Una delle composizioni più belle mai ricreate e, non per altro, anche riproposta al Milk Bar in Majora’s Mask durante un particolare evento. Ogni attimo, ogni singolo momento è cullato da una colonna sonora che riesce a trasmettere emozioni uniche e di grande impatto viscerale.

    Link's Awakening

    Un viaggio emozionante

    Link’s Awakening è un titolo dalle qualità pazzesche. Riesce a dimostrare come, anche solo con due tasti, sia possibile creare davvero di tutto. Due pulsanti, proprio come per il capitolo Famicom, ma infinite possibilità di gameplay in più rispetto al capostipite, grazie alla genialità ed inventiva di un team brillante e capace di sfruttare al meglio anche le piccole risorse. Per comodità, nel titolo in questione la spada non è fissata su un singolo tasto, bensì potremo scegliere noi con quale utilizzarla, così come poter equipaggiare su A e B due item o accessori vari, ma non quest’ultima. Persino lo scudo viene utilizzato tramite la pressione di uno dei due pulsanti a seconda di dove viene assegnato, ed infatti è possibile utilizzarlo proprio come un oggetto per risolvere qualche rompicapo, come ad esempio spostare elementi su schermo che Link non può toccare a mani nude. Le sorprese, però, non finiscono di certo qui! Link’s Awakening introduce ancor prima di Ocarina of Time l’azione del salto tramite l’apposito item, ovvero la Piuma di Roc. Fantastico come quest’ultima venga abbinata ai Calzari di Pegaso per poter effettuare salti molto più lunghi per poter quindi raggiungere distanze più ampie. Come se non bastasse, la gemma per Game Boy implementa una marea di sezioni in 2D in salsa platform che richiamano addirittura Super Mario Bros. (sì, avete letto bene). Non mancheranno infatti goomba e piante piranha fuoriuscenti da tubi, proprio per omaggiare al massimo le avventure dell’idraulico baffuto. Queste bellissime ed avvincenti sezioni sono in genere presenti all’interno dei dungeon che, grazie ad esse, hanno una marcia in più spezzando il ritmo dell’azione in maniera incredibile ed anche divertente.

    Link’s Awakening non introduce solo il salto e le cutscene più “registiche” prima di Ocarina of Time, ma molti altri elementi. Infatti, è il capitolo al quale il capolavoro per Nintendo 64 deve molte caratteristiche. Una delle prime, sebbene la più banale: la pesca. Ampliata e perfezionata poi in seguito, nasce nel superbo titolo per Game Boy e, sebbene Ocarina of Time l’abbia estesa, in questo capitolo risulta meno noiosa, siccome è un minigioco molto più veloce ed immediato. Dopodiché, troviamo i mini dungeon, presenti ormai in tutti (o quasi) gli episodi di Zelda, è proprio qui che prendono vita, insieme ai mini boss all’interno dei dungeon. In Ocarina of Time, dal terzo dungeon in poi, affrontiamo i classici mini boss e questa particolarità pure appartiene a Link’s Awakening, per tal motivo si tratta di un altro merito importante e che ha rinnovato il concept e la filosofia dei dungeon stessi. Come se non bastasse, troviamo la musica come elemento di gameplay ed infatti l’ocarina sfruttata per molteplici utilizzi. Sebbene in questo episodio sia ad uno stato molto primordiale, siccome le melodie apprendibili sono solamente tre, è stato comunque un primo step che ha probabilmente spinto gli sviluppatori a basare buona parte delle funzioni dei giochi futuri ad uno strumento musicale, partendo proprio con il capitolo 3D per Nintendo 64, il cui strumento è anche fondamentale e protagonista nel gioco. Non manca poi la classica quest di raccolta e scambio oggetti. Quella che negli Zelda a seguire è divenuta una particolarità di vari episodi della saga, nasce anch’essa qui. In Ocarina of Time, la quest serve per forgiare la Biggoron Sword, mentre in altri episodi gli scambi di oggetti avvengono per altri motivi, ma anche questa è un’introduzione del capitolo Game Boy. Volendo, possiamo dire che l’idea delle fotografie nasce comunque qui, sebbene nella versione apposita, DX. Elemento ripreso in seguito e perfezionato in Majora’s Mask, dopodiché, in maniera ancor più estesa, nello splendido The Wind Waker. L’aggiunta di altri collezionabili oltre ai frammenti di cuore, con le conchiglie per potenziare la spada. Nel remake hanno aggiunto anche le 12 fotografie, ma principalmente bisogna considerare le conchiglie. Persino le sezioni subacquee sono nate sempre nel capolavoro per Game Boy (seppur poi perfezionate, come 2D, nella serie Oracles).
    Insomma, come avete potuto vedere, Link’s Awakening ha introdotto una serie di cose che sono diventate grossomodo lo standard del brand.

    L’avventura offerta da questo incredibile capolavoro è semplicemente eccezionale! Avvincente dall’inizio alla fine con svariate fasi notevoli, momenti epici e coinvolgenti, colpi di scena di spessore e dungeon spettacolari. Fantastico poi come il gioco sia pieno zeppo di trovate di game design veramente assurde e di ottimo livello. Gli otto dungeon, più quello extra basato sui colori, sono incredibilmente magnifici e intrisi da tocchi di classe e da un level design fuori parametro. Sicuramente, sono tra i più belli e riusciti dell’intera saga. Anche le boss battle sono ad un livello altissimo, mai banali o scontate. La difficoltà si mantiene sempre molto solida e l’esplorazione e i momenti in cui ci si può perdere non mancano affatto. Il senso di libertà, eccezion fatta per una prima fase leggermente più lineare, è altissimo. Più si va avanti, più diventa straordinario! Un titolo che vale la pena recuperare e giocare perché è la dimostrazione di quanto un gran capolavoro possa nascere anche su un hardware risicato e dalle piccole capacità (per grandi cose).

    Incantevole, poetico, immenso. Questo è The Legend of Zelda: Link’s Awakening!

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma al momento restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!