Retro Weekend: Memorie Retroludiche – Speciale n. 100
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Retro Weekend: Memorie Retroludiche – Speciale n. 100

Esperienze significative di un videogiocatore

Ebbene sì, articolo dopo articolo, la rubrica Retro Weekend è giunta al suo centesimo appuntamento. Sembra ieri quando iniziai a scrivere di titoli retro ed oggi siamo arrivati a questo importante traguardo, un po’ anche mio considerando che questa è la settantaquattresima domenica in cui scrivo di retrogaming (tra non molto arriverò pure io a cento). Per l’occasione mi sembrava però giusto realizzare qualcosa di diverso: anziché parlare come di consueto di un’opera, questa volta prenderò in esame buona parte di quelle che occupano un posto importante nel mio cuore. Le mie personali memorie retroludiche, ossia tutti i titoli retro che hanno dato forma al videogiocatore che sono oggi. Chiaro ci siano anche produzioni odierne che mi hanno segnato, ma essendo Retro Weekend vi parlerò solo dei giochi del passato, partendo proprio dalle origini del mio percorso videoludico.

Senza indugiar ulteriormente, direi che possiamo dare il via alle danze. Come avrete capito, questo sarà un articolo un po’ più intimo e personale; ci sarà comunque modo di segnalare opere importanti, molte delle quali anche già trattate nel corso del tempo in questa rubrica e che non esiterò a rimandare agli articoli appositi con un collegamento nel caso vogliate avere ulteriori dettagli.

Retro: Super Mario World - Yoshi Fly

Da Super Mario World a Crash Team Racing

La console con cui ho iniziato a videogiocare alla veneranda età di 3-4 anni è stata il Super Nintendo (Super Famicom in Giappone) e il mio primissimo titolo, Super Mario World. Fu amore a prima vista. Da quel momento, senza ancora comprenderlo del tutto, i videogiochi avrebbero fatto parte della mia vita; tuttora non solo passo del tempo in loro compagnia, ma scrivo pure per essi. Super Mario World è stato un po’ il battesimo del fuoco e da allora i platform sono tra i miei generi prediletti. In seguito ho avuto modo di giocarne un’infinità; all’epoca, oltre il titolo 16 bit dedicato al baffuto idraulico, vi era anche una coppia di scimmie che conquistò il mio piccolo cuoricino, ovvero Donkey e Diddy. Ai tempi giocai solamente il primissimo capitolo di Donkey Kong Country e per metter mano sui seguiti ho dovuto attendere molti anni. Meglio tardi che mai, considerando che ho adorato la trilogia classica di Rare (che trovo superiore alla dilogia Retro Studios) e col tempo ho anche rivalutato parecchio il terzo episodio, di cui ho pure scritto un Retro Weekend apposito. Prima ancora delle carismatiche scimmie vi era però un eroe di verde vestito che mi aveva letteralmente stregato. Parlo ovviamente di Link e delle sue avventure in A Link to the Past, l’opera che mi ha avviato alla passione per The Legend of Zelda, ad oggi la mia serie preferita di sempre. Il capitolo Super Nintendo è stato per anni il mio Zelda di riferimento, ma crescendo i gusti sono cambiati e allo stato attuale ci sono ben altri episodi prima. Rimane comunque fondamentale nel mio percorso videoludico, proprio perché è stato il primo Zelda a cui ho giocato, pertanto occupa un posto speciale nel cuore e nelle memorie retroludiche che mi hanno formato. Del Super Famicom ho giocato un’infinità di titoli, sia quando ero un bambino che in seguito, diversi anni dopo. Tutt’oggi scopro e riscopro opere della console 16 bit di Nintendo, ma da piccolo i brand di riferimento oltre Super Mario, Zelda e Donkey Kong erano senza dubbio R-Type, Mickey Mouse, International Superstar Soccer Deluxe e Double Dragon. Ai tempi ricordo mi teneva parecchio impegnato anche Alien 3, un gioco per nulla semplice, specie per un bambino della mia età. Uno dei momenti più importanti fu però quando un mio caro cugino decise di lasciarci il suo Super Mario All Stars, la raccolta “mariesca” che comprende i tre classici Super Mario Bros. più The Lost Levels, ovvero l’originale Super Mario Bros. 2 uscito in Giappone. Fu lì che nacque l’amore immenso per Bros. 3, ad oggi il titolo retro che più ho rigiocato (per la precisione, centosettantaquattro volte). Stesso dicasi per il capostipite della serie, sebbene oggi preferisca di gran lunga le versioni originali a 8 bit anziché le riedizioni a 16 bit che da bambino adoravo di più.

Ad affiancare il mio fido Super Nintendo all’epoca ci furono altre tre grandissime console: il Nintendo 64, il SEGA Mega Drive e la prima gloriosa PlayStation. Non le ho avute insieme, ma una ad una sono arrivate tutte e sono state ottime compagne di viaggio, specie a seguito della dipartita dello SNES. E così sono arrivati i vari Sonic The Hedgehog, Greendog, OutRun, Landstalker, Crash Bandicoot, Spyro the Dragon, Syphon Filter, Resident Evil, Dino Crisis, MediEvilTomb Raider, Croc, Silent Hill, Tekken 3Banjo-Kazooie, Mario Kart 64, Turok: Rage Wars, Rayman 2 e molteplici altri. Quelle che più di tutte mi hanno segnato sono però opere di un certo peso: Super Mario 64, che rivoluzionò per sempre il panorama videoludico; The Legend of Zelda: Ocarina of Time, ancora oggi un punto di riferimento e il mio gioco preferito di tutti i tempi (sebbene un certo The Wind Waker voglia imporsi); Metal Gear Solid, che probabilmente mi ha un po’ deviato (sappiate che ricordavo quasi tutti i dialoghi a memoria; non stavo molto bene); Legacy of Kain: Soul Reaver, un titolo che mi fa venire ancora i brividi; Final Fantasy VIII, l’inizio dell’amore incondizionato per i J-RPG. Chiaro che oltre le produzioni menzionate ci siano altrettanti validi titoli che comunque sono stati fondamentali. Su Mario Kart 64, in compagnia dei miei amici e della mia famiglia, ho passato un’infinità di ore per un divertimento incommensurabile. Banjo-Kazooie è uno dei platform che più adoro. Dino Crisis, in particolare il 2, lo ricordo ancora oggi con molta nostalgia. Il punto è che davvero risulta impossibile menzionarli tutti, anche perché col passare degli anni sono state ormai migliaia le opere giocate (non tutte portate a termine, purtroppo). Una in particolare però voglio ricordarla e chissà che un giorno non ne parlerò in maniera approfondita in un rispettivo Retro Weekend: Mission Impossible, su Nintendo 64. Il titolo uscì anche per PlayStation, ma dava il meglio di sé sull’hardware a 64 bit della grande N. Molto particolare in quanto fondeva diversi concept ludici e ogni missione era una sorpresa. Tra i miei ricordi più belli vi sono sicuramente due episodi nello specifico: il primo, quando mio fratello tornò a casa con il Nintendo 64 e vidi quel Mario gigantesco che fuoriusciva da un tubo verde in un mondo in tre dimensioni che non si era mai visto ai tempi e che sembrava immenso per gli standard di allora; il secondo, invece, riguarda sempre mio fratello, ma quando dalla tasca del suo voluminoso giubbotto verde tirò fuori nientepopodimeno che Ocarina of Time, lasciandomi totalmente meravigliato, e non potevo che seguire l’avventura quando ci giocava. Ricordo anche con affetto un altro aneddoto: Epifania 2000, avevo otto anni e i miei decisero di farmi trovare a sorpresa la PS1, solo che al mattino mi svegliai e trovai mia sorella alle prese con Crash Team Racing. Fu così che giocammo subito in multiplayer; seppur molto probabilmente il suo intento era fare una partita prima che mi alzassi dal letto, va bene anche così. Se io avevo otto anni, lei era una tredicenne alla fin fine.

Peccato che di tutti questi splendidi ricordi vi sia solo un unico grosso inconveniente: quelle maledette conversioni a 50Hz pessime e con le orribili bande nere che andavano a schiacciare l’immagine, facendo rallentare tutto. All’epoca mi sono comunque divertito, eppure sia io che mio fratello notavamo che qualcosa non andasse, specie quando giocavamo ai titoli calcistici come ISS Pro Evolution (notavamo la differenza con Winning Eleven, che altro non era che la versione giapponese del suddetto). Quasi tutte le opere menzionate poc’anzi le ho poi rigiocate col passar degli anni nelle loro versioni dignitose, talvolta anche originali giapponesi, poiché un altro problema riguardava le stupide censure occidentali. Da un certo punto di vista potrebbe anche essere meglio che sia andata così, in quanto ho avuto l’opportunità di riscoprire le opere significative del mio passato sotto una nuova luce, quasi come se le avessi giocate per la prima volta, di nuovo. Inoltre non posso non ricordare Yoshi no Tamago, giocato ai tempi sul mio Game Boy rosso, regalatomi dai miei genitori nel 1997-1998 o giù di lì. Ci sono particolarmente affezionato e non saprei nemmeno descrivervi il perché. E a proposito dei miei, ricordo pure quando li trovavo pad alla mano con Super Mario World o Donkey Kong Country. Anche se poi non hanno giocato più niente in futuro (tralasciando la parentesi Nintendo DS e New Super Mario Bros. di mia madre), se c’è il Super Nintendo, sicuro ci scappa una loro partita. Ricordo anche quando la mamma chiamava quell’ometto di 5 anni per chiedergli di superare i punti che tanto la mettevano in difficoltà. Se oggi invece sono qui a scrivervi, forse lo devo alle riviste, ma in particolare alla recensione di Ocarina of Time scritta da Mirko “TMB” Marangon su Official Nintendo Magazine che mi ha spinto a fare questo nella vita. Ne è passata d’acqua sotto i ponti, a pensarci.

Retro - Ninja Gaiden Black

 

Tempo di 128 bit e titoli retro recuperati in seguito

Le produzioni retro sono pure quelle della 128 bit gen e anche di questo periodo ho ricordi indelebili che hanno segnato il mio percorso di videogiocatore. Ancor prima che i miei mi regalassero una nuova console, io ho avuto in casa Dreamcast, PlayStation 2 e GameCube tutti insieme. In realtà non erano console mie; ci furono prestate da un vecchio amico di famiglia che veniva a trovarci ai tempi. Il primissimo titolo che giocai dell’allora nuova generazione fu proprio Luigi’s Mansion (del quale ve ne parlerò approfonditamente domenica prossima), di cui attendiamo ormai a breve l’arrivo del terzo capitolo in esclusiva Switch. Gridare “MAAARIOOO” ovunque con la semplice pressione di un tasto era per me motivo di genuino divertimento. Il concept del gioco fu azzeccato e Luigi’s Mansion rimane senz’altro una perla di quel periodo. Su PlayStation 2 ebbi invece modo di cimentarmi su Metal Gear Solid 2, GTA Vice City e sul primissimo Jak and Daxter, di cui poi uscirono i seguiti che giocai sulla mia PS2, recuperata in seguito. Ovviamente queste console ci vennero prestate e l’unico titolo che riuscii a completare fu Luigi’s Mansion. Gli altri citati mi rapirono, ma dovetti attendere ancora un anno prima di poterci mettere mano seriamente. Fu proprio quando i miei mi regalarono finalmente la desiderata PlayStation 2 che giocai una moltitudine di opere. Dai già citati a Maximo, arrivando ai Silent Hil 2, 3 e 4, la trilogia di Prince of Persia che porto davvero nel cuore (era una Ubisoft che apprezzavo di più), i vari GTA dopo Vice City (come dimenticare l’ordine di Big Smoke in San Andreas), God Hand, Pro Evolution Soccer 5 su cui ho speso ore incalcolabili, Devil May Cry e i due God of War che però ho potuto giocare seriamente solo in seguito, i Ratchet & Clank, Metal Gear Solid 3: Snake Eater, e ultimo, ma non per ultimo, Resident Evil 4, giocato purtroppo prima in versione castrata sulla console Sony per poi rimediare negli anni le varie altre versioni, tra cui l’originale GameCube.

Molti dei titoli che occupano un posto speciale nel mio cuore li ho recuperati poi col passar del tempo. Potrei partire menzionando quel capolavoro che risponde al nome di Super Metroid, oppure il fiabesco Yoshi’s Island, per poi arrivare ad una moltitudine di produzioni come i vari Contra, Battle City, Palamedes, Eggerland (e Adventures of Lolo), TwinBee: Rainbow Bell Adventure, Getsu Fuuma Den, Sonic Adventure e tantissimi altri. Alcune opere in particolare rientrano tra le mie preferite di sempre, come il capolavoro di Yu Suzuki, Shenmue I & II, oppure il superbo Metroid Prime 2: Echoes; per non parlare di Ninja Gaiden Black, motivo di acquisto di una Xbox Classic e col quale ho esordito nella rubrica Retro Weekend. Vi sono però anche i poetici Zelda, The Wind Waker e Link’s Awakening che mi hanno coinvolto in avventure memorabili e lasciato il segno, nonché Super Mario Sunshine, il platform 3D che amo alla follia. Ci sarebbe anche Killer7 di Suda51 da menzionare, così come il bellissimo Mario & Luigi: Superstar Saga che mi ha divertito come pochi giochi a questa parte. Sebbene abbia i migliori ricordi multiplayer legati a Mario Kart 64 (ma un po’ anche a Crash Bash), Diddy Kong Racing e Mario Kart: Double Dash!! sono quelli che apprezzo di più; sarei capace di giocarli all’infinito e non scherzo. Diddy poi è fenomenale. Oppure il bellissimo Akumajou Dorakyura X: Chi no Rinne per PC Engine, il mio Castlevania preferito. O ancora, Chrono Trigger, uno dei J-RPG più belli di sempre. Sono veramente troppi i giochi che mi hanno segnato e forgiato il mio io videogiocatore e di sicuro sto dimenticando qualcosa (tipo i mitici Enduro o H.E.R.O. per Atari 2600). Cosa certa è che tutte queste opere retro saranno sempre lì; anche con l’avanzare del progresso tecnologico, io tornerò sempre in quegli universi che tanto mi hanno emozionato. Perciò, quando tutto sarà finito, suonate la Ballad of the Wind Fish; almeno potrò pensare che sia stato tutto un poetico sogno.

Retro: Link's Awakening DX

Articoli Scritto da Ismaele

Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!