Retro Weekend: Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse
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Retro Weekend: Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse

Un’avventura che percorre la storia di Topolino

  • Versioni: Retrogames
  • Eh già, torno ancora una volta a parlarvi di un gioco sotto etichetta Disney. Dopo Disney’s Aladdin, di cui ho parlato in uno scorso appuntamento del Retro Weekend, quest’oggi andiamo a riscoprire uno dei tantissimi titoli dedicati al celebre Topolino. Si tratta di Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse, non sviluppato da Capcom (come quasi tutti gli altri capitoli), bensì da Traveller’s Tales, autori attualmente dei giochi dedicati all’universo LEGO.

    Probabilmente non il più bello dei platform dedicati alla mascotte Disney, pur essendo comunque validissimo; quindi, perché proprio questo? Il motivo è semplice: la nostalgia. Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse, uscito nel 1994, è uno dei miei primi videogiochi in assoluto, giocato ai tempi sul mio fido Super Nintendo. Tra una partita a Super Mario World e Donkey Kong Country, nonché a Super R-TypeA Link to the Past, c’era tempo anche per il simpatico Mickey Mania. Assolutamente non ai livelli qualitativi delle produzioni Nintendo e Rare, ma comunque un platform piacevole e con trovate davvero interessanti, una su tutte il concept del gioco, ambientato in diverse epoche del buon Mickey Mouse, in cui ritroviamo anche le versioni del personaggio dei vari periodi storici.

    Mickey Mania Screenshot PS1

    Dal 1928 con furore

    Come non pensare al buon Cuphead durante il primissimo livello di Mickey Mania? Dopotutto, la prima sequenza di gioco è ambientata proprio nel 1928, periodo dell’animazione a cui la produzione di Studio MDHR si ispira. Certo, il livello qualitativo ed artistico del titolo di Traveller’s Tales non arriva ai picchi massimi raggiunti dai fratelli Moldenhauer, ma dopotutto non poteva nemmeno essere possibile. Parliamo di un semplice Super Nintendo. Il gioco è uscito anche su Mega Drive (Sega CD compreso) e PS1, ma insomma, siam sempre lì. Detto questo, già dai primi minuti è possibile intravedere uno stile artistico di un certo spessore che cerca nel migliore dei modi di rappresentare, con gli ovvi limiti dell’epoca, tutti i periodi temporali in cui il gioco è ambientato. Dal punto di vista realizzativo, i livelli sono notevoli ed accurati. L’inizio in bianco e nero è una chicca. La ciliegina su una torta da assaporare lentamente, atto dopo atto. Mickey Mania fa anche buon uso del chip mode 7, in più occasioni, soprattutto in una sequenza di un livello in particolare dedita alla fuga.

    La colonna sonora svolge anch’essa il suo dovere. Le composizioni musicali hanno classe e stile, donando ai livelli la giusta atmosfera, sempre adatta al contesto di appartenenza. I compositori sono riusciti nel non semplicissimo compito di ricreare brani perfettamente in linea con quelli dei cartoni animati del buon Topolino. Certo, non ritroviamo capolavori della musica contemporanea, ma comunque tracce di tutto rispetto che per un platform fanno più che piacere.

    Mickey Mania Screenshot SNES

     

    Topolino Mania

    Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse è un platform che miscela sapientemente più situazioni di gameplay. Ritroviamo parti ragionate, altre in cui avere i riflessi pronti, alcune maggiormente frenetiche e dedite al puro platforming e qualche sezione di gioco unica. Il titolo non brilla totalmente dal punto di vista qualitativo e non mancano alcune scelte di programmazione non entusiasmanti. Le idee, però, sono quasi sempre originali ed appaganti. In ogni epoca in cui Mickey Mania è ambientato cerca sempre di sorprendere il giocatore con trovate intrise di freschezza. Pur essendoci molti titoli superiori, specie sulla console Nintendo a 16 bit che ospita esponenti del genere maestosi,  Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse ha comunque uno stile tutto suo e delle atmosfere particolari e ben costruite.

    Mickey no Magical Adventure, uscito qualche anno prima, meglio noto dalle nostre parti come Disney’s Magical Quest, è sicuramente un prodotto più raffinato. Non per altro, ritroviamo la Capcom dei bei vecchi tempi (anche se oggi sembra stia ritornando al suo roseo splendore) che difficilmente sbagliava un colpo. Ciononostante, Mickey Mania ha il suo fascino e il suo perché e non è solo la nostalgia a parlare. Si tratta di un’opera che offre un’esperienza di gioco peculiare e sicuramente immancabile per tutti coloro che si ritengono fan della mascotte Disney.

    Ogni livello è diviso in più atti ed alcune volte ritroviamo anche dei boss. Non mancano poi dei passaggi segreti in cui poter fare scorte di extra life. Nel gioco è possibile scegliere il livello di difficoltà da easy ad hard, potendo selezionare anche il numero di vite disponibili sino ad un massimo di cinque. A parte l’aggressività dei nemici ed altre piccolezze, ciò che caratterizza maggiormente la modalità difficile è la mancanza di checkpoint. Sebbene questo incrementi un pizzico il livello di sfida, è pur vero che il tutto non sempre è calibrato benissimo; pertanto, l’assenza di un punto di ripristino può portare leggermente alla frustrazione. Come ovvio che sia, si riparte sempre dall’ultimo atto raggiunto e solo in caso di game over si ricomincia dall’inizio del livello. Perdendo tutti i continue, bisogna ricominciare il gioco da capo. Old school, insomma. Oggi poco adatta come caratteristica; se non contestualizzata, potrebbe portare alla resa e dunque all’abbandono del titolo.

    La versione Super Nintendo, essendo la prima uscita, è sprovvista del livello bonus, The Band Concert, presente invece in quelle Sega Mega CD e PlayStation. Senza contare che la versione per la console Sony è quella tecnicamente più bella e migliore, in quanto sfrutta le caratteristiche dell’hardware più potente, nonché il supporto su disco. Ci sono molte sequenze aggiuntive nel gioco per PlayStation, oltre alla campionatura delle voci ed una soundtrack rimaneggiata. Tutti gli sprite e i fondali sono stati completamente rifatti e ridefiniti. Un tocco di classe meraviglioso è presente però nel primo livello: il background in bianco e nero non diventa improvvisamente a colori, ma viene colorato poco alla volta, in modo tale che il giocatore possa assistere alla sua colorazione passo dopo passo, durante il proseguimento. Sono tante le migliorie presenti nella versione PS1 e chissà che Sony non decida di inserire il gioco nella sua PlayStation Classic.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma al momento restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!