Retro Weekend: Mortal Kombat 2
Retrogame

Retro Weekend: Mortal Kombat 2

  • Versioni: Retrogames
  • Da oggi partiamo con una rubrica che vi terrà compagnia per tutte le domeniche. Come avrete sicuramente intuito dal titolo, parleremo di un retrogame, ma non sarà una recensione classica: semplicemente vi racconteremo come mai il gioco rientra nei nostri preferiti, e perché, soprattutto, il suo ricordo e la voglia di rigiocarci non sono stati scalfiti dal tempo. Non aspettatevi, dunque, di ricevere nozioni accademiche, sui comandi o cose del genere. Si tratta infatti di una rubrica che deluciderà il perché i giocatori più ‘anziani’ sono più portati al retrogaming, in modo anche da spiegare ai più giovani cosa si provava una volta e come si viveva l’arrivo di un titolo atteso.

    MORTAL KOMBAT II, SANGUE SU NINTENDO

    Ricordo come se fosse ieri l’emozione nell’acquistare la rivista Super Console, in cui si parlava dello scontro del secolo ovvero Super Street Fighter 2 contro Mortal Kombat 2. In effetti del primo conoscevo praticamente qualsiasi cosa, dai personaggi al fumetto, al terribile film con Jean Claude Vandamme e Raul Julia (tra l’altro scomparso lo stesso anno dell’arrivo del film nei cinema). Potevo definirmi un vero streefighteriano. Diciamo che di Mortal Kombat ricordavo, in un cabinato al bar, solo uno scontro tra un simil-Bruce Lee e un ninja azzurro e nero che, dopo avermi fracassato tra schizzi di sangue che ricadevano malamente al suolo, mi aveva strappato la testa con la spina dorsale ancora attaccata. Però questo scontro alla distanza, nel lontano 1994, mi incuriosì parecchio, anche se sapevo che avrei speso comunque le mie 149.900 lire per il titolo Capcom. La recensione di SSF 2 me la divorai in men che non si dica ma non disdegnavo le immagini sanguinolente e la recensione di Mortal Kombat 2. Oh, una volta era così, ‘l’internet’ non c’era e una rivista ti doveva durare per un mesetto buono e, visto che non si poteva aggiornare con un click, ci si accontentava e si rileggevano cento volte gli articoli più interessanti. La cosa che subito mi balzò all’occhio fu la copiosa presenza di sangue nel titolo targato Midway. E la cosa era stranissima su un SNES visto che, fino a quel momento, Nintendo aveva sempre censurato i titoli ritenuti troppo sanguinolenti, compreso il primo MK che subì una censura che lo snaturò completamente. Invece stavolta il sangue c’era, e molto. E c’erano anche le amputazioni e le decapitazioni dopo che uno schermo tutto nero annunciava l’imminente Fatality. Nintendo era dunque entrata in un altro mondo, aveva deciso di crescere.

    ACCORDI SOTTOBANCO

    Per evitare shock al portafogli dei nostri genitori e mossi da una curiosità nei confronti del titolo di Scorpion, con un amico decidemmo di dividerci negli acquisti. Io avrei preso SSF 2 e lui se la sarebbe vista con MK II. Ebbene, mi duole dirlo a distanza di anni, ma morii d’invidia non appena giocammo con il suo titolo. Vuoi per il famoso detto sull’erba del vicino che è sempre più verde, vuoi perché mai mi sarei aspettato tale crudeltà digitale su una console, il SNES, con la quale il giorno prima giocavo a Super Mario World, Mortal Kombat II mi conquistò. Valli a capire ‘sti tredicenni del 1994. Inizialmente mi dovetti abituare al gameplay, visto che vi erano due pulsanti per ogni attacco, pugno alto, pugno basso, calcio alto e calcio basso e ai dorsali era affidata la parata. Cosa diversissima rispetto a quanto era con Super Street Fighter 2, dove i pulsanti per ogni tipo di attacco erano tre (debole, medio e forte) e per la parata bastava premere il direzionale in direzione opposta rispetto all’avversario. E poi il gioco distribuito da Acclaim, oltre a una grafica realistica, aveva le fatality. Nel decimo capitolo, praticamente è possibile compiere ogni nefandezza al proprio avversario, dal fargli vomitare le interiora, sino al dileggiamento più bieco. All’epoca, già vedere una testa mozzata o degli arti rimossi in maniera poco ortodossa, era lo splatter più spinto che ci fosse. Senza contare che ogni Fatality era difficilissima da realizzare (non come avviene per il X) e che, per farlo, era necessario trovarsi sulla mattonella precisa dello stage, altrimenti si rischiava di premere la giusta sequenza (trovata nella sezione trucchi delle riviste) per non vedere nulla, con conseguente frustrazione che portava a sperare che lo scontro successivo portasse a una dignitosa carneficina. In caso di Friendship e Babality, alcune delle cose più inutili della serie, la delusione poteva sfiorare il dramma.Confessatelo, quante volte siete caduti volontariamente in uno scontro per augurarsi di subire la Fatality avversaria? Tutti lo hanno fatto e anche tu che stai leggendo queste righe, sai di essere un masochista digitale.

    LA SCALATA AL SUCCESSO

    In MK 2, non si poteva scegliere ‘il proprio destino’ per citare il gioco che sarebbe venuto poi, ma esisteva una sola e unica scalata che avrebbe portato a Kintaro e, successivamente, a Shao Khan. Non c’erano partite online e dovevi per forza sfidare l’amico che si trovava al tuo fianco. L’unico multiplayer possibile, insieme alla scalata durante la quale, a turno, si affrontavano le sfide ai felloni che ci separavano dalla vittoria. Lo scontro con Kintaro era sempre pervaso dalla paura trasmessa dalla stazza e dalla forza bruta di questo mostro, mentre con Shao Khan ci si rilassava un pochino, visto che, in breve tempo, scoprimmo un trucco che equivaleva, sostanzialmente, nel metterlo in un angolo e menarlo con il pugno basso ripetutamente. Non funzionava sempre, ma molto spesso sì. E in quel momento di assaporava il sapore della vittoria che avrebbe portato, semplicemente, a vedere alcune immagini ferme della storia del personaggio arrivato al successo. Non si sbloccava nulla, non c’erano orrendi e anacronistici costumi alternativi. Erano presenti dei personaggi nascosti, è vero, ma non era affatto facile riuscire a sfidarli, visto che bisognava attendere il momento giusto per sferrare un uppercut.

    CONFESSIONE FINALE

    Lo ammetto, Mortal Kombat 2 per me è stata una mania anche se… non ho mai posseduto il gioco fino a qualche anno fa, quando decisi di compiere il grande passo e comprarmelo su ebay, una vera miniera per appassionati di retraogame. Sono andato a scrocco per anni, facendomelo prestare da quell’amico con il quale strinsi il patto, cercando di farglielo dimenticare in modo da tenerlo tutto per me. Purtroppo la sua memoria prevalse sul mio desiderio. MK 2 è divertente, impegnativo come pochi giochi ora, irriverente e rivoluzionario. Propone atmosfere cupe,  interconnesse a una violenza talmente estrema e assurda che porta a una vena quasi comica. Ed è proprio questo che bisogna riconoscere al titolo di Ed Boon: riesce a non prendersi troppo sul serio e fa di un elemento tanto dilagante oggi come la violenza, il suo carro di battaglia, che lo ha portato a un successo planetario. In fondo stiamo parlando di uno dei titoli migliori per le console casalinghe dell’epoca Mega Drive e Super Nintendo e sono queste le versioni che ho maggiormente apprezzato e vissuto. Vi do solo un consiglio, provatelo: in questo modo riscoprirete un grande classico che fa della violenza più becera ma che sfiora la comicità un punto di forza e sarà un pretesto per conoscere meglio le origini dei titoli attuali e comprendere come mai alcuni capitoli della serie abbiano avuto più o meno successo. Cattivissimo.

    Articoli Scritto da Carlo Ziboni - Gamesnote.it

    Amante fin da bambino del mondo dei videogiochi, dopo un continuo scroccare partite con l'Atari di cugini vari, ho iniziato a fare sul serio nel 1987, quando in casa arrivò il mitico NES. Inutile dire che da quel momento, per me esistevano solamente Mario e soci. Con il passare degli anni e i migliaia di giochi passati sotto le mie grinfie, ho iniziato ad avere un sentimento di tolleranza anche verso SEGA, per poi entrare nel mondo Playstation e PC. Praticamente non ho mai perso una console Nintendo da trent'anni a questa parte. Questa mia passione viscerale per i videogiochi, nata nelle sale giochi anni '80, mi ha portato a collaborare per otto anni con Spaziogames.it, mentre nel frattempo in me nasceva l'idea di creare Gamesnote.it, una piattaforma libera e indipendente.