Retro Weekend: Red Dead Revolver
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Retro Weekend: Red Dead Revolver

Un ultimo viaggio western con il prequel spirituale di Red Dead Redemption

  • Versioni: Retrogames
  • Prima ancora che Red Dead Redemption diventasse realtà e rilasciato l’anno precedente a quello dell’uscita di Gun (di cui abbiamo parlato nello scorso appuntamento), oggi non ci resta che riscoprire Red Dead Revolver. Sviluppato da Rockstar San Diego, una delle sussidiarie di Rockstar, autori di Midnight Club: Street Racing e del port di Resident Evil 2 per Nintendo 64, quando ancora erano Angel Studios (quest’ultimo in collaborazione con Factor 5)

    Il titolo originariamente doveva essere realizzato da Capcom, intenzionata a riportare in auge il brand di Gun.Smoke nell’allora nuova generazione. Sarebbe dovuto uscire nel 2002, ma le cose non andarono nel verso giusto e la compagnia giapponese cancellò il progetto. Arrivò così Rockstar Games che, con intuito, acquisì i diritti del gioco per proseguire lo sviluppo: nacque così, Red Dead Revolver, uscito nel 2004 per PlayStation 2 e Xbox. Il titolo mantiene in parte alcuni elementi di ciò che doveva essere il prodotto Capcom, mutando comunque trama e gameplay.

    Red Dead Revolver - Screenshot

    Spaghetti western

    Red Dead Revolver sia per stile che per ambientazioni, scelte registiche e musicali, si ispira totalmente ai cosiddetti spaghetti western degli anni ’60 e ’70. Per la colonna sonora sono infatti stati scelti molti brani tratti da pellicole cinematografiche dell’epoca ed è possibile quindi ascoltare le musiche di Lo Chiamavano Trinità composte da Franco Micalizzi e Lally Stott oppure di altri artisti italiani, tra cui il maestro, Ennio Morricone. L’opening, molto carina, è accompagnata tra l’altro dalle note del tema di Lo Chiamavano King. Non mancano anche delle citazioni, come ad esempio il boss Mr. Black, il quale tira fuori dalla bara una gatling, omaggiando Django di Sergio Corbucci (l’originale, non quello di Quentin Tarantino). Anche le inquadrature prima di alcuni duelli ricordano moltissimo i vari film dell’epoca.

    Insomma, per gli appassionati del genere, Red Dead Revolver può sicuramente avere una marcia in più proprio grazie a tutte queste piccole chicche. La trama del gioco è invece molto semplice: il protagonista, Red, vede morire dinanzi ai propri occhi il padre, Nate Harlow, durante un assalto alla propria dimora condotto dal colonnello Daren, braccio destro del generale Javier Diego. Red, qui ancora un ragazzino, utilizza la pistola del genitore, caduta tra le cinigie roventi ed infatti, pur riuscendo ad amputare il braccio sinistro del colonnello, la mano gli si brucia, marchiandosi con la figura di uno scorpione.

    A questo punto, passano gli anni ed impersoneremo Red, cresciuto. Tra una riscossione di una taglia e l’altra, il protagonista aiuta uno sceriffo a fermare una banda di criminali, finché non si troverà ad aiutare quest’ultimo per ucciderne altri. Tra un compito e l’altro, non mancheranno alcune sorprese e vari collegamenti con la morte dei genitori e starà a voi far luce su tutto ciò.

    Tra i vari personaggi ritroviamo alcuni riferimenti alla serie di Red Dead Redemption, come ad esempio Annie Stoakes, la quale sia per estetica che per caratterizzazione ricorda molto Bonnie MacFarlane. Per dire, anche Annie gestisce un ranch. Lo stesso protagonista, Red, pur avendo poco a che spartire con il buon John Marston, presenta anch’egli le cicatrici sul volto. Senza contare che molti dei personaggi di Red Dead Revolver sono giocabili nella modalità multiplayer di Red Dead Redemption. Lo stesso vale anche per il capitolo del 2004; in alcuni livelli utilizzeremo alcuni di questi personaggi nella storia principale e molti altri nella modalità Showdown.

    Graficamente, Red Dead Revolver ha alti e bassi. Sebbene a differenza di Gun non vi sia una mappa esplorabile ed una componente free roaming, risulta in alcuni punti comunque un tantino spoglio ed abusato di effetti antialiasing. In altri, invece, ritroviamo un art direction più ispirata ed una cura maggiore nei dettagli e negli scenari dei vari livelli che compongono il gioco. Le ambientazioni si suddividono in location tipiche dei western come cittadine, ranch, canyon, città fantasma e così via. In ogni caso, si poteva fare molto di più, considerando che nella generazione 128 bit siano usciti titoli di gran lunga più validi sotto il profilo tecnico.

    Red Dead Revolver - Screenshot 2

    This is the time of deadeye

    Il gameplay di Red Dead Revolver è totalmente differente rispetto a quello del suo sequel spirituale e da Gun. Infatti, il titolo è suddiviso in vari capitoli in cui lo scopo è farsi strada ammazzando nemici, vincere duelli e sconfiggere i boss. Il tutto in stage sempre differenti e caratterizzati talvolta da un level design di buon livello, altre volte meno. Insomma, lo stile di questo third person shooter richiama moltissimo quello tipico degli arcade e quindi di Gun.Smoke, dal quale prende vita. Poco più avanti ritroveremo una città che funge da piccolo HUB centrale, in cui è possibile, prima di avviare il capitolo successivo, fare svariati acquisti; dalle armi da fuoco ai potenziamenti, sino ad oggetti che sbloccano le pagine del Journal, nonché personaggi e stage della modalità multiplayer (giocabile anche da soli) Showdown.

    Tuttavia, pur con le dovute differenze del caso, Red Dead Redemption condivide da Red Dead Revolver il deadeye (sì, nel gioco del 2004 è però scritto tutto attaccato). La dinamica è molto simile a quella vista nell’epopea western di Rockstar: tempo rallentato e possibilità di mirare vari punti del corpo del nemico per farlo secco. Tuttavia, bisogna dire che non funzioni perfettamente; infatti, spesso e volentieri, pur mirando col deadeye il nemico in oltre sei punti vitali del corpo, può capitare che quest’ultimo non muoia. Pertanto, a volte è più efficace un colpo dritto in testa, normalmente, seppur anche in questo caso ci siano dei piccoli difetti: non sempre il colpo va a segno in maniera precisa. Sì, anche se siete convinti di aver preso per bene la mira. Discorso diverso invece con i boss, i quali, proprio come in Gun, hanno una barra di energia vitale; quindi, nello stile dei giochi vecchia scuola, ovunque colpiremo l’avversario, non morirà fino a quando la barra non sarà stata completamente svuotata. Al termine di un livello potremo avere un grado tra Good ed Excellent, sbloccando così vari elementi del gioco, tra armi, personaggi ed altro.

    Le fasi shooting di Red Dead Revolver sono ben costruite, ma non sempre in maniera avvincente. Inoltre, il gameplay ci permette di tuffarci nel bel mezzo di uno scontro a fuoco, senza subirne troppo le conseguenze. L’IA dei nemici non è molto curata, poi però capita che quelli da notevoli distanze riescano a colpirci meglio degli altri posti dinanzi a noi. Ci sono anche le coperture, ma per come concepita l’opera e vista la loro qualità non eccezionale, ne farete quasi sempre a meno. Gli stage sono comunque divertenti da affrontare e il gioco per il suo periodo sapeva sicuramente intrattenere. Ciononostante, Gun di Neversoft, uscito un anno dopo, pur essendo un free roaming, ha uno maggiore spessore nel gunplay e, come già ribadito nell’articolo ad esso dedicato, nonostante alcuni difetti ed elementi che potevano essere meglio gestiti, le missioni principali sono quasi tutte veramente di ottimo livello. In Red Dead Revolver che basa tutto sugli stage da affrontare, visto che non ha una mappa fissa da tenere in considerazione, si poteva fare molto di più. Ovviamente, non mancano alcuni livelli fatti veramente bene. Vi sono persino delle fasi un pochino platforming, come il capitolo del treno. Però non è programmato proprio benissimo; idem alcuni boss in particolare.

    Se siete dei sostenitori del genere, sicuramente lo gradirete, in quanto il titolo, pur con i suoi difetti, risulta comunque piacevole da giocare. Il classico titolo per staccare un po’ la spina dalle produzioni più complesse, ma bisogna ammettere che da Red Dead Revolver a Red Dead Redemption n’è passata di acqua sotto i ponti e Rockstar ha saputo così rifinire ed espandere la formula vincente del titolo 2004, pescando qualcosa proprio da Gun e dal loro stesso GTA, realizzando un’opera di elevato spessore e di cui siamo ansiosi di mettere le mani sul seguito, Red Dead Redemption 2.

    Red Dead Revolver - Screenshot 3

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!