Retro Weekend: Rocket Knight Adventures
Retrogame

Retro Weekend: Rocket Knight Adventures

Un’avventura eccezionale

  • Versioni: Retrogames
  • In una delle nostre ultime news abbiamo fatto presente la possibilità di dedicare un articolo a God Slayer: Haruka Tenkuu no Sonata, meglio noto da noi come Crystalis, per l’ormai immancabile Retro Weekend. Questo, in occasione del suo annuncio per la SNK 40th Anniversary. Non sarà oggi, ma ci torneremo senz’altro. Adesso, parliamo invece di un titolo uscito esclusivamente per SEGA Mega Drive. Si tratta dello splendido Rocket Knight Adventures, un action platform decisamente esplosivo, uscito nel 1993 e sviluppato da (indovinate un po’) Konami. La stessa che realizzerà un anno dopo, TwinBee: Rainbow Bell Adventure, di cui abbiamo parlato in uno degli scorsi appuntamenti della nostra rubrica.

    E proprio la trasposizione platform di TwinBee deve moltissimo a Rocket Knight Adventures, poiché riprende ed evolve il concept del dash, ampliandolo all’ennesima potenza. Infatti, l’idea di base nasce in questa grandissima esclusiva targata SEGA, anche se l’opera è diametralmente opposta. TwinBee: Rainbow Bell Adventure, come vi abbiamo già raccontato, è un originale esempio di classico platform, ma con idee per i tempi innovative. Rocket Knight Adventures, invece, è sì un action platform di base, ma si trasforma anche in shoot’em up in svariate occasioni ed è sicuramente un titolo molto più adrenalinico, poiché la sua natura è maggiormente arcade oriented, tanto da avere anche un’infarinatura da hack’n slash. Dovremo farci strada nei vari livelli a menare le mani e distruggere tutte le armate nemiche, oltre che a superare allettanti sezioni platform.

    Rocket Knight Adventures - Screenshot

    Mi chiamo Sparkster e sono un Rocket Knight

    La Konami di un tempo non è certo quella di oggi. Era una software house capace di tirar fuori dal cilindro idee sempre fresche ed originali, nonché nuovi personaggi e mirabolanti avventure. In Rocket Knight Adventures impersoniamo Sparkster, un opossum carismatico, protagonista anche di ben tre sequel; uno uscito sempre su Mega Drive, mentre l’altro su Super Famicom, intitolati rispettivamente Sparkster: Rocket Knight Adventures 2 e Sparkster. Eh sì, non sono lo stesso gioco, ma due avventure parallele realizzate esclusivamente per le console SEGA e Nintendo. L’ultimo è invece uscito nel 2010 per PC Windows e subito dopo rilasciato su Xbox 360 e PlayStation 3, sebbene non all’altezza dei capitoli retro. Sicuramente, così come Crystalis, avremo modo di parlare anche degli altri due capitoli dedicati al simpatico Sparkster (magari con un unico appuntamento, proprio come fatto con Disney’s Aladdin). Ora, però, diamo uno sguardo al racconto dell’opera.

    El Zebulos divenne il governatore del pianeta Terra dopo aver respinto la Pig Star, una potente nave in grado di distruggere interi mondi. Sapendo questo, il re decise di intrappolarla in un sigillo magico, tramandando l’apposita chiave di generazione in generazione nella famiglia reale. Ovviamente, la chiave del sigillo sarebbe diventata oggetto del desiderio di tutti i malintenzionati di turno che volevano impadronirsene e prendere il controllo della Pig Star per i loro malvagi scopi. Così, per proteggere il regno di Zebulos venne fondato un gruppo elitario di cavalieri, noti come Rocket Knight. Equipaggiano spade mistiche ed indossano un’armatura munita di Rocket Packs, una sorta di Jet Pack che consente ai nostri cavalieri di eseguire il dash menzionato in precedenza. Un orfano di nome Sparkster fu accolto dall’amico del re, nonché capo del gruppo elitario di cavalieri, Mifune Sanjulo. Sparkster venne addestrato per diventare anch’egli in futuro un Rocket Knight. Nel frattempo, però, Mifune fu invece ferito da Axel Gear, un cavaliere corrotto che voleva impossessarsi di un antico libro contenente dei segreti reconditi riguardanti i Rocket Knight.

    Passano dieci anni e Sparkster diventa il leader dei Rocket Knight. Fingendo di essere un criminale, egli cerca Axel Gear. Il regno di Zebulos viene nel frattempo attaccato dall’imperatore Devligus Devotindos e Axel Gear rapisce la principessa per ricattare il re e farsi consegnare così la chiave del sigillo. Proprio qui inizia l’avventura di Sparkster, the Rocket Knight, per salvare la gentil donzella, sconfiggere Axel Gear e fermare l’impero guidato da Devligus Devotindos ed impedire che il sigillo venga infranto. Un pretesto narrativo nemmeno troppo semplice sulla carta, sebbene, pad alla mano, il tutto si tramuti in un’avventura strabiliante e frenetica, garantendo del sano e genuino divertimento, senza perdersi in chiacchiere.

    Rocket Knight Adventures - Screenshot 2

    Rocket Knight Adventures è un’opera che premia le idee

    Il titolo targato Konami, come già scritto poc’anzi, è un prodotto che miscela sapientemente più generi e lo fa con un’eleganza fuori parametro, senza mai risultare banale o forzato. Il tutto è contemplato alla perfezione, regalando un’esperienza imperdibile per tutti gli appassionati di retrogame. C’è azione, fasi platforming, boss battle spassosissime e ben strutturate, sezioni shoot’em up e quant’altro; il tutto condito da un tasso di sfida ben calibrato, dove riflessi e abilità, sia durante salti e acrobazie che nelle boss battle, risulteranno spesso fondamentali.

    Rocket Knight Adventures è una gioia audiovisiva. Mostra tutte le potenzialità dell’hardware SEGA, pur non essendo uscito al termine del ciclo vitale della console. Gli sprite di tutti i personaggi, boss e nemici compresi, sono pennellati e realizzati con maestria. Fantastiche anche le animazioni, sviluppate  in maniera più che ottima. Nelle sezioni shoot’em up più concitate vi sono dei cali di frame rate, ma si tratta comunque di eventi sporadici relegati a qualche segmento specifico di un paio di livelli in particolare (tra l’altro, rallentando tutto, il gioco aiuta pure a schivare meglio gli ostacoli). Per il resto, tutto fila liscio: i colori, il character design, i fondali e l’art direction sono pura goduria.

    Il Mega Drive non vanta la stessa quantità di colori garantita da un Super Famicom, ma nonostante tutto, Rocket Knight Adventures mostra la sua vivacità e tutta la forza brutale di cui dispone. Sfrutta sapientemente il chip audio della console, quasi senza far mai avvertire quella sensazione di suono “sporco” come in altre produzioni rilasciate per l’hardware in questione. Dopotutto, se ben sfruttato, il chip a 6 canali Yamaha YM2612 sapeva regalare le sue soddisfazioni e tanti compositori hanno colto al meglio le sue potenzialità. Basti pensare a Thunder Force III e alla potenza bruta del suono, il quale spreme fino al midollo il succitato chip audio, a differenza della versione Super Famicom, Thunder Spirit. Lo stesso gioco, ma musicalmente, nonostante i due canali in più rispetto alla controparte Mega Drive, è molto meno accattivante (ad eccezione dei bassi, più puliti sulla console Nintendo). Dopotutto, la colonna sonora era cucita su misura per la piattaforma SEGA, sfruttando le componenti del chip audio Yamaha, come l’oscillatore a bassa frequenza sinusoidale e la possibilità del suono programmabile, diversi rispetto all’SPC700 di Sony che vanta caratteristiche divergenti, come ad esempio il ridimensionamento e la modulazione di frequenza tramite l’interpolazione gaussiana nonché, come già ribadito, 8 canali anziché 6. D’altronde, quando hai nel team di compositori volti illustri come Michiru Yamane (nota soprattutto per Akumajou Dorakyura a.k.a. Castlevania) e Akira Yamaoka (Silenti Hill, ma anche Shadows of the Damned di Suda 51, Shinji Mikami e Massimo Guarini), le caratteristiche sonore e i sintetizzatori del Mega Drive non possono che essere sfruttati a dovere. I brani musicali sono tutti riuscitissimi, con motivetti simpatici ed orecchiabili che sapranno accompagnarvi con stile per tutta la durata dell’avventura. Anche la schermata prima degli stage è caratterizzata con una chicca interessante.

    L’opera di Konami è tecnicamente sontuosa e al contempo brillante sotto il profilo ludico. Rocket Knight Adventures premia le idee, il coraggio di osare, l’inventiva del game design. Ogni situazione sa regalare un sorriso, come la sezione sui binari (che può rimembrare un po’ quelle di Donkey Kong Country, uscito solo un anno dopo), oppure quella nella caverna di cristallo in cui bisogna farsi strada vedendo il riflesso del nostro eroe attraverso qualcosa simile alla lava. Non ne mancano tante altre entusiasmanti, come quella in cui bisogna arrivare prima di alcuni “robot” di metallo al portale. Inoltre, Sparkster si aggrappa con la sua coda ai rami degli alberi e a tutti gli elementi simili posti orizzontalmente, e può rimbalzare sulle pareti tramite lo scatto, potendo quindi raggiungere piattaforme altrimenti invalicabili. Il level design è curato magistralmente, nonostante sia di base piuttosto lineare, dovendo favorire comunque un’esperienza tipica arcade oriented. Abbiamo infatti delle vite extra (accumulabili con l’incremento del punteggio o con gli appositi 1UP sparsi un po’ per tutte le aree del gioco) e dei continue; possiamo pure scegliere la difficoltà. In Hard, oltre ad essere più ostico e difficile, ci metterà a disposizione meno vite extra e continue. Perdendo tutto, si deve ricominciare necessariamente dall’inizio (tipico degli anni, ma il gioco si lascia rigiocare con gusto anche dopo qualche Game Over).

    Rocket Knight Adventures si svolge in sei stage più lo scenario finale e regala momenti di pura gioia videoludica. Un action platform bidimensionale eccelso, tra i migliori esponenti del genere. Opera di una Konami ormai assente nell’industria, ma che ai tempi sapeva regalare tantissime perle di tal calibro. Un po’ ci manca, la cara vecchia Konami.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!