Retro Weekend: Bare Knuckle (Streets of Rage)
Retrogame

Retro Weekend: Bare Knuckle (Streets of Rage)

Il rivale eterno di Final Fight

  • Versioni: Retrogames
  • Mentre nel panorama arcade arrivavano beat’em up come non ci fosse un domani, tra cui uno dei più famosi ed amati quale è Final Fight di Capcom, uscito nel 1989, quasi a sorpresa su Mega Drive prendeva forma una grande esclusiva del genere in questione (convertita poi per altre piattaforme SEGA). Un picchiaduro a scorrimento, genere relegato maggiormente alla natura tipica da sala giochi, approdava su console, potendo spingere al massimo il rispettivo hardware di appartenenza. Nasce così, nel 1991, Bare Knuckle, meglio noto in occidente come Streets of Rage. La risposta della grande S a Capcom che intanto convertiva il suo Final Fight un po’ ovunque, sebbene fossero poche le versioni all’altezza dell’originale arcade.

    Ricordo ancora quando ai tempi giocai la versione castrata per Super Famicom di Final Fight. Prestataci da un caro amico ai tempi, si trattava fortunatamente della versione americana. Per cui, almeno, muniti di adattatore, non ci siam dovuti subire pure i 50Hz (che in titoli del genere sono un limite non da poco). Sebbene all’epoca non conoscessi tante cose, così come non sapevo che la versione SNES fosse castrata e mancante addirittura di uno stage, mi parve strano sin da subito l’impossibilità di non poter giocare in co-op un titolo di questo tipo, capisaldi indiscussi del multiplayer. Non nascondo che provai in tutti i modi a controllare se fosse possibile giocare in due, pensando di essere io in errore. Ed invece, non era così. Ci avevo visto giusto; Final Fight si gioca eccome in co-op, ma in sala giochi o quantomeno in alcune delle altre conversioni migliori. Ero comunque un marmocchio e per me risultava il massimo di quel periodo.

    La digressione su Final Fight potrebbe sembrarvi inutile, ma in realtà serve per introdurvi sostanzialmente due cose: che nonostante tutto, lo adorai e che quando ebbi modo di mettere le mani su Streets of Rage su Mega Drive dovetti proprio ricredermi sulla concezione di “massimo”. Bare Knuckle aveva una marcia in più per quanto concerne il sottoscritto. Vuoi per una colonna sonora spaziale, vuoi per un stile peculiare, l’esclusiva SEGA ti rapiva senza che tu potessi accorgertene, trainandoti nel suo mondo fatto di sane scazzottate. Il dibattito Streets of Rage o Final Fight si è imposto comunque prepotentemente ai tempi. Chi patteggiava per il lavoro svolto da Capcom, chi per quello di SEGA (quando era nel suo periodo aureo creativo) e ancora oggi sull’internet la rivalità tra le due fazioni è altissima, ma non si riesce a venirne a capo. Nessuno riesce a stabilire quale delle due saghe sia la migliore. Sì, perché per quei pochi di voi che hanno vissuto lontani da questo mondo, sappiate che Final Fight e Streets of Rage sono solo i primi capitoli di due rispettive serie.

    Bare Knuckle (Streets of Rage) - Yuzo Koshiro

    Il genio, Yuzo Koshiro

    Mettendo ora da parte l’acceso dibattito su quale sia meglio tra Streets of Rage e Final Fight, poniamo un attimo di attenzione a quello che è forse l’aspetto più importante della produzione targata SEGA. Il probabile motivo (o comunque quello in più) che mi fa preferire il titolo della grande S rispetto al rivale Capcom, ovvero l’elettrizzante e adrenalinica colonna sonora. Cari lettori, la musica in Bare Knuckle e in generale nei videogame gioca un ruolo fondamentale. Si tratta di uno dei pilastri più importanti perché è ciò che provoca il piacere più grande mentre si è alle prese con un titolo e il gameplay non sarebbe assolutamente lo stesso senza ritmo. Pensate di giocare il primo livello di Super Mario Bros. senza il suo famosissimo tema oppure a qualche shoot’em up sprovvisti di accompagnamenti musicali negli stage ed ovviamente lo stesso vale per un beat’em up (come quello preso in esame oggi) e tutte le altre opere videoludiche. La musica è parte integrante dell’esperienza e chi sostiene il contrario molto probabilmente non ha buon gusto e nemmeno sa di cosa parla.

    Ribadito ciò, Yuzo Koshiro ha reso ancor più mitico e leggendaria l’IP di SEGA. E per forza, aggiungerei. Sei lì, inserisci la cartuccia del gioco nella console nero opaco e parte subito un’intro stravolgente, fatta di sonorità techno ed electro dance e per tal motivo sei così preso che non premi start perché tanto non te ne frega un GAZ della storia, così da arrivare persino a leggerti il testo introduttivo (oppure no, poiché chiudi gli occhi ascoltando il meraviglioso brano musicale). Per qualcuno potrebbe trattarsi di tracce normali, ma non è così. Non solo perché il lavoro di composizione dietro al gioco è meticoloso e ricercato, ma anche perché ai tempi Koshiro si permise di portare nei videogame un tipo di musica atipico, appartenente al genere techno, musica elettronica, acid house, dance e disco music; il tutto in chiave retro, in quanto il nostro caro compositore nipponico ha realizzato tutto con un PC-8801, dando così un’atmosfera rigorosamente anni ’80 (nonostante Streets of Rage appartenga ad un decennio dopo). Insomma, dal punto di vista musicale e sonoro, Yuzo Koshiro aveva rivoluzionato non solo il genere, ma il panorama videoludico nel suo complesso (eravamo abituati a ben altro) e tra Bare Knuckle 1 e 2 è possibile ritrovare brani eccezionali e memorabili, mentre nel 3 aveva probabilmente assunto qualche droga pesante; non si capisce infatti come abbia potuto realizzare un aborto del genere. Indubbiamente si trattava di musica sperimentale e qualche traccia è anche ben riuscita, ricreando mix di sonorità tra genio e follia, ma in generale il lavoro fu mediocre.

    Torniamo però al primo Streets of Rage, perché è di quello che stiam parlando. Se l’intro è fantastica, il tema del primo livello ti entra dritto in testa e non ne esce più. Intriso da adrenalina pura, accompagna il giocatore con le sue sonorità elettrizzanti e quasi riesce a farlo giocare persino meglio. Non scherzo. Il brano dà una carica endorfinica ed adrenalinica incredibile ed agisce di impulso nella componente neurale del giocatore, comportando un piacere immane nel prendere a sberle tutti i malcapitati di turno. Se non è musica coi cosiddetti, questa…

    Noto che dovrei parlare anche del gioco, ma purtroppo questo mi succede sempre quando si tratta della colonna sonora di Streets of Rage; non c’è limite all’analisi che si può tirar fuori prendendo in esame soltanto la soundtrack del primo capitolo. Col sequel le cose migliorano pure (sebbene porti nel cuore una buona parte dei brani musicali del capostipite), quindi immaginate quanto c’è da dire sullo strabiliante lavoro di Yuzo Koshiro. La definizione di “genio” mai fu più azzeccata.

    Bare Knuckle (Streets of Rage) screenshot

    Quasi dimenticavo, il gioco

    Avrei potuto benissimo concludere l’articolo parlandovi solo della colonna sonora e ne sarei uscito di sicuro in maniera dignitosa lo stesso. Tuttavia, un accenno al gameplay e alla componente ludica di Bare Knuckle è d’obbligo. Complice anche la meravigliosa colonna sonora che esalta pure il lato prettamente giocoso della produzione SEGA, Streets of Rage rientra tra i migliori esponenti del genere beat’em up per un lavoro encomiabile alle spalle. O meglio, questo vale più che altro per il secondo capitolo, ma al contempo anche il primo vanta meriti importanti (tra i quali essere l’origine di una splendida serie; sì, perché il terzo, pur essendo meno avvincente proprio a causa della musica sottotono, rimane validissimo dal punto di vista del gameplay).

    Innanzitutto, bisogna sottolineare come gli stage siano ottimamente realizzati grazie ad una buona cura per i dettagli e ad animazioni pregevoli e di spessore. Sul versante tecnico, Streets of Rage per l’anno in cui è uscito si difendeva più che bene ed anzi risultava uno dei migliori lavori realizzati sulla console SEGA. Ottimi gli asset che compongono gli svariati livelli, nonché gli sprite, sia dei tre protagonisti che di boss e nemici. Nella terza area del gioco ritroviamo poi la massima espressione del prodotto in quanto vi è una pioggia incredibilmente animata; stesso dicasi per le onde del mare sulla spiaggia. Nulla è statico, come poteva anch’essere; gli sviluppatori hanno voluto comunque dare una marcia in più alla loro opera. Stilisticamente ritroviamo invece un contesto urbano degradato fino ad arrivare comunque ad ambientazioni differenti come la nave (che oscilla per dare la sensazione di essere in movimento) o la fabbrica, giusto per citarne due.

    Per il resto, come ogni classico beat’em up che si rispetti, ci dovremo far strada sconfiggendo miriade di avversari pronti a farci secchi e arrivare al boss di fine livello, batterlo e accedere così a quello successivo. Ripetere questo sino alla fine in difficoltà sempre crescente e con più nemici alla volta da affrontare. In Streets of Rage è possibile scegliere tra tre personaggi, ognuno con moveset e abilità differenti (forza, velocità/agilità e salto). Nel corso dei livelli i personaggi possono distruggere barili, casse, cabine telefoniche o altro per trovare al loro interno armi bianche, prelibatezze per recuperare energia vitale, sacche di denaro utili ad incrementare il punteggio, extra life o le special. Per attaccare dobbiamo premere un solo tasto, ma le possibilità offerte sono comunque tante tra attacchi in salto, combo, prese che si possono concludere in svariati modi e attacco all’indietro premendo contemporaneamente il pulsante del salto e quello dell’azione. Infine, è possibile effettuare una special che in maniera atipica non è una mossa più potente dei nostri protagonisti, bensì un attacco che arriva dall’esterno: in questo caso un agente di polizia che arriva dalla sua auto e spara sugli avversari con un lanciagranate (o quel che sia).

    Bare Knuckle, o Streets of Rage che dir si voglia, è uno di quei titoli da giocare, in quanto la combinazione tra gameplay veloce ed immediato e colonna sonora travolgente ed adrenalinica ricreano un mix straordinario di emozioni, consacrando così un’opera meravigliosa e indubbiamente tra le migliori in circolazione dei picchiaduro a scorrimento. Ormai disponibile quasi ovunque, tra raccolte e mini console (seppur non propriamente ufficiali), sarebbe quasi catalogabile come reato non giocarlo. Lasciatevi travolgere anche voi dalle elettrizzanti note di Yuzo Koshiro.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!