Retro Weekend: Super Mario Bros.
Retrogame

Retro Weekend: Super Mario Bros.

Il primo unico, inimitabile, strabiliante platform a scorrimento

  • Versioni: Switch Wii U Retrogames
  • Se con Super Mario 64 Nintendo rivoluzionò il panorama videoludico visitando per la prima volta territori inesplorati come le tre dimensioni, con il leggendario Super Mario Bros. è nata la concezione di platform a scorrimento (standard odierno), evolutasi poi con la terza incarnazione, regina incontrastata del genere. I videogiochi a piattaforme esistono dapprima della pietra miliare del trio formato da Shigeru Miyamoto, Takashi Tezuka e Koji Kondo; come non ricordare Pitfall o lo stesso H.E.R.O. che per certi versi ricreò una sorta di continuità nel level design, sfruttando una piccola componente esplorativa nel genere come mai si era visto sino ad allora. Tuttavia, il primo Super Mario Bros. stabilisce un vero e proprio standard; basti pensare che ancora oggi lo sviluppo di qualsiasi platform segue le regole scritte dal capolavoro di Miyamoto. L’opera superba del maestro arriva per Famicom nel lontano 13 settembre 1985 (giusto pochi giorni fa è stato il suo anniversario), anche se noi poveri italiani avremmo potuto metterci le mani sopra soltanto due anni dopo. Eh sì, ai tempi era la norma con i prodotti del mercato giapponese ed era già un miracolo arrivassero qui, spesso censurati o comunque afflitti dalla ripugnante conversione a 50Hz, in grado di attanagliare pure un’esperienza come quella offerta da un titolo di tal calibro. Ai tempi eravamo comunque di bocca buona e non avevamo idea di questi aspetti tecnici; ergo ci accontentavamo di quello che ci ritrovavamo davanti, senza porci troppe domande e senza che tutti avessero atteggiamenti da professoroni esperti di game design sui social network, sebbene fosse il periodo in cui i videogame erano visti ancora peggio di oggi. Le fazioni invece esistono da sempre, ma questa è un’altra storia.

    Super Mario Bros screenshot

    Level design magistrale

    Alzi la mano chi ricorda l’iconica schermata del livello 1-1 di Super Mario Bros.. Siete in tanti; azzarderei tutti. Quasi impossibile che qualcuno (anche solo per sbaglio) non l’abbia mai vista. Il primo livello è ormai entrato nell’immaginario collettivo ed è quasi un patrimonio del panorama videoludico. Ci siamo passati tutti e tutti ci siamo divertiti, arrivando poi all’1-2 con le note dell’Underground Theme, il momento preciso in cui nasce l’amore definitivo per un’opera immortale. Ricordo persino un video in cui il buon Shigeru Miyamoto raccontava il processo di realizzazione del primo livello. Vi svelo inoltre una piccola chicca: solitamente Nintendo realizza prima tutto il resto e poi lo stage 1. Chissà se questo modus operandi venne attuato già con il magnifico Super Mario Bros.. Se questo eterno capolavoro è una pietra miliare dell’industria videoludica lo deve alla sua incredibile immediatezza che lo rende tutt’oggi attuale e godibilissimo, in grado di coinvolgere qualsiasi videogiocatore di qualunque età. Super Mario Bros. 3 è un gioco indiscutibilmente superiore sotto tutti i punti di vista, eppure la struttura e la subitaneità del primo immenso capitolo lo rendono ancor più immortale e intramontabile, generando un fascino e un’attrattiva senza precedenti. Merito questo di un level design cucito a regola d’arte, genuinamente perfetto, capace di intrattenere con prodigiosa scioltezza e andando a ricreare quell’inevitabile ed ipnotica assuefazione. Letteralmente un’impresa staccarcisi.

    Ancora oggi, rigiocandolo, trovo qualche fungo 1-up mai scoperto prima o passaggi bonus che non conoscevo. Dopotutto il titolo non nasconde solo le famose warp zone, ritroviamo infatti anche tantissimi tubi e piante che ci conducono a piacevoli segmenti extra, rendendo così l’alta rigiocabilità del titolo un modo per affrontare buona parte dei livelli in maniera sempre diversa. E se dopo trentaquattro lunghi anni Super Mario Bros. riesce ancora a sorprendere, nonostante le infinite ore passate al suo cospetto, significa in maniera molto semplice che il lavoro svolto dal leggendario game designer nipponico sia di una cura strepitosamente maniacale. Un level design meno intricato e complesso rispetto a tutti i platform 2D usciti in seguito (sino ad ora), ma allo stesso tempo magistrale. Caratterizzato da un’assoluta qualità, intriso di superbo incanto, dando vita ad una giusta sinergia di tutti gli elementi ludici, raggiungendo quindi, senza mezzi termini, la sublimazione dell’arte. Pura e semplice scuola di game design e chiunque voglia oggi realizzare un platform deve inevitabilmente passare da qui, poiché Super Mario Bros. è consacrazione artistica e teatro di un gameplay epocale, capace di mettere tutti d’accordo. Non ci sono vincoli di età e nemmeno di bandiera: mettete un Famicom con Super Mario Bros. in un luogo pubblico, qualcuno che sa giocarci abbastanza bene e vedrete la folla accorrere dietro di lui, curiosa di cimentarsi nella prima preclara avventura a scorrimento del baffuto idraulico (comprovato in prima persona quando ho gestito stand di retrogame al VideoGameShow di Napoli – NdR). Non per altro, lo stesso Shigeru Miyamoto disse che è importantissimo creare prodotti non solo divertenti da giocare, ma anche da vedere: Super Mario Bros. rappresenta appieno questa filosofia di pensiero.

    Tutto ciò è possibile perché Super Mario Bros. è un’opera in grado di rapire alla prima occhiata, grazie allo stile graziosissimo di cui si avvale, nonché per un’accessibilità forse mai replicata da nessun altro titolo. Aggiungete alla formula quei quattro-cinque brani musicali orecchiabili, divenuti iconici, scolpendosi nel cuore e nella memoria di chiunque, ed ecco che il capolavoro è servito. Koji Kondo ha avuto forse un ruolo ancor più importante di quello di Miyamoto e Tezuka, siccome la musica nei videogiochi più di tutto fa da sprono al gameplay e rende l’esecuzione attiva accattivante e piacevole. Provate a giocare il livello 1-1 senza il suo iconico e ormai leggendario tema… No, non sarebbe affatto la stessa cosa. L’obiettivo era quindi ricreare il giusto e sinergico accompagnamento musicale per enfatizzare un gameplay ed un game design dall’indissolubile perfezione. Senza la colonna sonora di Kondo, Super Mario Bros. non sarebbe quello che conosciamo oggi; addirittura, per certi versi un po’ anche assurdi, sarebbe potuto risultare forse meno avvincente. Perché quello che più di tutto associamo alla pietra miliare della grande N non è lo sprite dell’idraulico rosso vestito e nemmeno la schermata iconica del livello 1-1, bensì le prime note musicali. Precisamente sette note. Le sette note della leggenda. E magia fu, segnando un’epoca, la storia videoludica e intere generazioni.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!