Retro Weekend: The Secret of Monkey Island
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Retro Weekend: The Secret of Monkey Island

  • Versioni: Retrogames
  • Nel 1994 ancora non sapevo cosa fosse Monkey Island, non avendo avuto un PC prima di quella data. L’unico titolo del genere punta e clicca che avevo provato era Maniac Mansion su NES che, straordinariamente per l’epoca, era completamente in Italiano. Fu la sera dell’arrivo del mio nuovo PC che scoprii le avventure di Guybrush Peepwood … ehm … Threepwood.

    ‘VOGLIO DIVENTARE UN PIRATA’

    Ammetto di aver avuto una sorta di dogma per il mio PC, un IBM Aptiva 486 33 mhz e 4 mb di RAM (è vero, fa un po’ specie leggere queste specifiche, ma così era, che vi devo dire?), cioè non usarlo per giocare ma solo per motivi di studio. Ebbene questo dictat autoimposto cadde dopo quindici minuti dall’attivazione del computer, tempo necessario per scoprire che un certo Monkey Island risultava preinstallato nell’hard disk. Dopo aver cliccato due volte sull’icona presente in Windows 4.1 partì una musica inizialmente cupa ma che, dopo qualche istante scatenò il suo ritmo caraibico. Tutt’un tratto ecco un personaggio giungere da un sentiero, in un’isola chiamata Melee Island, che saluta un vecchietto semi-sordo e cieco al quale rivela il suo nome, Guybrush Threepwood, e chiede come può diventare un pirata. La Sentinella lo chiama Peepwood- errore subito corretto da quello che sarà il protagonista dell’avventura, e gli dice di recarsi nello Scumm Bar e trovare i capi dei pirati che lo avrebbero indirizzato nel suo cammino. Sin dalle prime battute il gioco riuscì a conquistare il cuore di quel ragazzino che ero io, tanto pieno di buoni propositi per quel PC e che si sarebbe smentito nel giro di pochi istanti. Monkey Island non era un gioco come gli altri: lo scambio di battute d’esordio basterebbe per far capire cosa rende l’opera di Ron Gilbert assolutamente irresistibile. Si tratta sostanzialmente di un’avventura punta-e-clicca, ma racchiude in sé una trama accompagnata da momenti di epica comicità e il tutto utilizzando battute ad effetto, personaggi che, pur apparendo in forma pressoché pixellosa, erano, anzi, sono, tutti dotati di carisma da vendere, in grado di entrare nell’immaginario collettivo del mondo dei videogames dell’epoca. Da questo primo titolo della saga sono uscite cose come il pollo con la carrucola in mezzo, la famosa Scimmia a tre teste e tante altre citazioni che i veri appassionati di videogiochi non possono non conoscere. Alle citazioni non possono mancare i personaggi: il Pirata fantasma LeChuck, la governatrice Elaine, il venditore di barche Stan, Lady Voodoo sono solo alcune delle personalità che si rivedranno negli episodi successivi della serie, e giocheranno tutti un ruolo fondamentale in ogni Monkey Island. Tutti rappresentano stereotipi classici del mondo videoludico (LeChuck il cattivo e Elaine la damigella da salvare, ad esempio), ma a renderli unici è tutto quello che dicono comprese le battute umoristiche che si inseriscono al meglio nel contesto di gioco. Così come accade per gli elementi anacronistici presenti nel titolo: il distributore di bibite oppure il guardiano vestito da troll, o, ancora, il telefono per richiedere aiuto all’interno della foresta dell’isola di Monkey Island.                      

     

    UN’AVVENTURA DI ENIGMI STRAMPALATI E PAROLE

    The Secret of Monkey Island può essere riassunto proprio come è stato citato nel titolo del paragrafo. Ciò che lo rende unico, sia come gioco che come serie –e per serie intendo fino al terzo episodio, al massimo- è la presenza di enigmi spacca meningi, talmente irrazionali da poter essere considerati impossibile ma che, proprio nella loro assurdità trovano una dimensione logica ben definita. Il trucco principale è proprio quello di entrare nel mondo di Monkey Island e adottarne il ragionamento fuori da schemi razionali. Grazie a questo sistema, il titolo di Ron Gilbert diventa più fruibile, e i rompicapi più risolvibili. Ogni oggetto esiste per un buon motivo, e non importa se si tratta di usare un pollo di gomma con la carrucola in mezzo per raggiungere un determinato punto, oppure che il prezioso tesoro di Melee™ Island sia una t-shirt. Tutto ciò che è assurdo qui trova la sua forma ideale. Anche nelle frasi e nelle parole. Ogni frase sembra uscita da un film comico, uno di quelli che ti fanno morire dalle risate e non perché un personaggio scoreggia o dice volgarità. In Monkey Island non esistono né la violenza, né la volgarità. Ma frasi e battute geniali che, da sole, riescono a catturare il giocatore per tutte le ore utili per completare il titolo in questione. A un certo punto, giusto per citare un esempio, il buon Guybrush deve sfidare a duello altri pirati, per allenarsi: vi aspettate una rissa stressa tasti della tastiera? Evidentemente no, anche in questo caso saranno le frasi e le risposte a farla da padrone, con battaglie di insulti tipo queste:

    • Non hai ancora smesso di portare i pannolini?
    • Perché, ne volevi uno?

     

    • La gente cade ai miei piedi quando mi vede arrivare.
    • Ancor PRIMA che ti sentano l’alito?

     

    • Non ci sono parole per descrivere quanto sei disgustoso.
    • Sì ci sono. Ma non le hai mai imparate.

    Si tratta di freddure, espressioni da dire nel momento giusto e che fanno ampiamente capire quale sia lo stile scanzonato, ma tuttavia epico, di questa avventura.

    QUANDO LA MUSICA NON LA SI SCORDA PIU’

    Da quel lontano 1994, almeno una volta all’anno, ritorno a giocare con la prima avventura di Guybrush Threepwood, non perché abbia tempo da perdere, ma solo per il gusto di rivivere un titolo che ha effettivamente fatto la storia del mondo dei videogames. Un mondo che sembra ormai scomparso, purtroppo. E rigioco la versione pixellosa, non la Remastered di qualche anno fa, perché la sento più mia, meno fredda rispetto al seppur ottimo lavoro svolto per il restauro. Oltre all’aspetto visivo, che rendeva evocativa ogni location e personaggio, anche quello audio era fenomenale. Alcune tracce, come quella iniziale o quella dello Scumm Bar restano nella testa per sempre, c’è poco da fare. Diventano una colonna sonora che prima o poi devono essere riascoltate, vuoi per la qualità, vuoi per il ritmo racchiuso in quei pochi byte di sound.

     

    The Secret of Monkey Island ha fatto la storia del mondo dei videogiochi, inserendo la comicità tagliente, le freddure e una storia ricca di colpi di scena in un games. Bisogna riconoscere al grandissimo Ron Gilbert, di aver creato enigmi assurdi che, ancora oggi, per un novizio, sarebbero di oscura comprensione, un mondo pieno di personaggi dotati di personalità profonda anche se quasi completamente folli. Tutto quello raccontato in quest’articolo è solo una minima parte di ciò che rappresenta Monkey Island, un’avventura che si barcamena tra il grog e rompicapo assurdi, tra una scimmia a Tre teste e cannibali fruttosi (no, non petalosi), un pirata fantasma e quel ragazzo che invece vuole fare il pirata. Monkey Island rappresenta, in fondo, i nostri sogni da bambini, come quello di diventare un pirata. Indimenticabile.

    Articoli Scritto da Carlo Ziboni - Gamesnote.it

    Amante fin da bambino del mondo dei videogiochi, dopo un continuo scroccare partite con l'Atari di cugini vari, ho iniziato a fare sul serio nel 1987, quando in casa arrivò il mitico NES. Inutile dire che da quel momento, per me esistevano solamente Mario e soci. Con il passare degli anni e i migliaia di giochi passati sotto le mie grinfie, ho iniziato ad avere un sentimento di tolleranza anche verso SEGA, per poi entrare nel mondo Playstation e PC. Praticamente non ho mai perso una console Nintendo da trent'anni a questa parte. Questa mia passione viscerale per i videogiochi, nata nelle sale giochi anni '80, mi ha portato a collaborare per otto anni con Spaziogames.it, mentre nel frattempo in me nasceva l'idea di creare Gamesnote.it, una piattaforma libera e indipendente.