Retro Weekend: The Legend of Zelda: A Link to the Past
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Retro Weekend: The Legend of Zelda: A Link to the Past

Uno dei più grandi capolavori della storia

  • Versioni: Retrogames
  • The Legend of Zelda: A Link to the Past, conosciuto in madre patria come Zeruda no Densetsu: Kamigami no Toraifousu, rievoca in me splendidi ricordi. Si tratta infatti di uno dei miei primissimi titoli, giocato alla veneranda età di 4-5 anni. Per tal motivo, è anche il primo episodio di Zelda a cui abbia mai giocato; di conseguenza, quello che ha fatto nascere in me profonda ammirazione verso il trentennale brand Nintendo. Uscito in Giappone nel 1991, A Link to the Past, nonostante qualche censura (a cominciare dal titolo che originariamente significa “La Triforza degli Dei”), rimane un prodotto meraviglioso e rientra di diritto tra le migliori opere del Super Famicom/SNES, nonché tra le più belle mai realizzate nel panorama videoludico.

    Dopo un secondo capitolo che prende una strada diversa (pur mantenendo la sua essenza di Zelda), con A Link to the Past, la grande N decide di tornare alle origini. Si tratta dell’episodio che ha consacrato il successo della serie. Pur con le sue dovute differenze rispetto alla formula originale del primo splendido episodio, il capolavoro per Super Famicom evolve il brand elevando tutto all’ennesima potenza, regalando così un’avventura straordinaria, firmata ancora una volta da Shigeru Miyamoto e Takashi Tezuka (director effettivo del gioco). Da piccolo, anche dopo aver giocato Ocarina of Time, era il mio Zelda preferito. Lo adoravo particolarmente, tanto da averlo rigiocato veramente tantissime volte, riuscendo nell’impresa di completarlo al 100% solo tre o quattro anni fa. Ai tempi, tuttavia, ero quasi riuscito nell’impresa, avendo mancato giusto uno o due frammenti di cuore.

    Ancora oggi, la formula di A Link to the Past dimostra la sua incredibile potenza. Sebbene qualche esigua meccanica possa sentire un po’ il peso degli anni, specie dopo il meraviglioso A Link Between Worlds, il capolavoro per Super Famicom  risulta una gioia per gli occhi e una gradita esperienza, assolutamente da vivere. Certo, col tempo ho cambiato preferenze “Zeldose”, ma questo resta comunque un gioiello di nutrito splendore. Un diamante che riesce ancora a risplendere di pura eleganza. Dopotutto, si tratta di un’opera capace di esaltare ed emozionare, in qualsiasi anno si decida di affrontare questo avventuroso ed incredibile viaggio.

    A Link to the Past - Prigioni Hyrule Castle

    Due mondi, doppio divertimento

    Una delle peculiarità più importanti del capolavoro firmato Miyamoto e Tezuka è sicuramente la presenza di due mondi paralleli, integrati per la prima volta in un videogioco, dando così vita a molte opere che sfruttassero questa straordinaria feature. Dall’incredibile Chrono Trigger, che la introduce per i viaggi nel tempo, a Legacy of Kain: Soul Reaver, che se ne avvale per i suoi due mondi, Materiale e Spettrale. Per non parlare di Metroid Prime 2: Echoes e tantissimi altri titoli. Ai tempi, quando ancora si era ignari della presenza di un Dark World (ammesso qualcuno non consultasse il libretto di istruzioni), arrivati al cospetto del sacerdote Agahnim (da noi divenuto un mago) nel castello di Hyrule, sebbene qualche dubbio potesse balenare nella mente, la sensazione di meraviglia rimaneva invariata. Appreso che sia presente un mondo parallelo tutto da esplorare, altri sette dungeon più quello finale e tantissime nuove cose da fare, l’esclamazione “wow” era inevitabile.

    Light e Dark World sono così ben implementati che fa spavento se si pensa che sia il primo titolo a proporre qualcosa del genere. E Nintendo ha poi sfruttato nuovamente l’idea in futuro, con le stagioni di Oracle of Seasons (creando così ben quattro versioni dello stesso mondo) o il passato e presente di Ages, sebbene questi siano episodi sviluppati insieme a Capcom. Per non parlare poi di A Link Between Worlds, conosciuto nel Sol Levante come Kamigami no Toraifousu 2. La sua natura di sequel è evidente e anche in quel caso, con Hyrule e Lorule, la grande N ha svolto un lavoro certosino e sublime. Un po’ meno, invece, con Twilight Princess. Dal Regno del Crepuscolo ci si aspettava davvero qualcosa in più. Non vi nascondo che ai tempi immaginavo un ritorno al concept di A Link to the Past, con i due mondi paralleli però in 3D. Che figata sarebbe stata, ma non è andata purtroppo così.

    L’esplorazione, grazie ai due mondi paralleli, acquisisce maggior mordente; una marcia in più. Risolvere delle faccende in uno dei due mondi per ritrovarsi poi libero un eventuale passaggio non ha prezzo. Oppure raggiungere punti della mappa altrimenti irraggiungibili, semplicemente sfruttando lo specchio magico dal Dark World nel punto esatto in cui si vuol comparire nel mondo opposto. Il tutto gestito con una genialità senza precedenti, con una semplicità strepitosa. Con A Link to the Past, Nintendo ha dato prova assoluta della sua mirabolante inventiva, confezionando un prodotto magnifico sotto tutti i punti di vista (tralasciando i capelli rosa del nostro protagonista). E se non veniva recuperata la perla di luna, ci si ritrovava nel Dark World nelle fattezze di un coniglietto rosa (motivo probabile per il quale i capelli di Link siano di questo colore).

    A Link to the Past screenshot

    Formula perfetta

    The Legend of Zelda: A Link to the Past garantisce un’esperienza di gioco folgorante, grazie al suo gameplay solido e meticoloso. Pad alla mano si è subito in confidenza con le meccaniche di gioco, e l’opera Nintendo introduce solo poco per volta tutte le possibilità offerte dalla sua incredibile produzione. Inizialmente, non potremo che utilizzare la spada e la lanterna, ma dungeon dopo dungeon troveremo strumenti utili per il nostro viaggio, permettendoci di superare passaggi altrimenti invalicabili, di risolvere puzzle, sconfiggere nemici e quant’altro. Tra l’altro, alcuni item fondamentali per il proseguimento dell’avventura non li troviamo solo all’interno dei dungeon come spesso succede in Zelda. In A Link to the Past, ad esempio, la bacchetta di ghiaccio non è ubicata in nessuna struttura fatiscente, bensì è nascosta da qualche parte in Hyrule. Il suo utilizzo non è del tutto fondamentale, eppure sarà necessaria almeno una volta per sconfiggere un fantastico boss con cui alternare fuoco e ghiaccio. Lo stesso vale per gli altri strumenti, come la cappa magica che ci rende invisibili o le pinne Zora; scovare colui che le vende non sarà di certo facilissimo.

    A differenza del capostipite della serie, il senso di libertà perde forse qualche colpo in A Link to the Past, a favore di un maggior aiuto al videogiocatore, non facendolo perdere troppo nelle lande di Hyrule senza sapere cosa fare e dove andare. La progressione è infatti un pelino più lineare, ma ciò non toglie che ci siano svariate situazioni da affrontare senza niente e nessuno che ci dica dove andare. Infatti, nel capolavoro Super Famicom l’espediente scelto funziona, creando il giusto compromesso tra il senso di smarrimento assoluto del primo Zelda e una progressione meno dispersiva. Proprio per questo motivo, il gioco risulta ancora oggi un’opera immortale, immediata, la cui formula funzionerà sempre, anche tra cent’anni. Tuttavia, tempo dopo arriva Ocarina of Time che si evolve proprio dal concept di A Link to the Past e dalle molteplici novità introdotte in Link’s Awakening. Episodio dopo episodio, però, il senso di smarrimento e d’avventura pura è andato via via sparendo e la formula e lo scheletro di Ocarina of Time cominciavano a non funzionare più. Proprio per questo motivo, Nintendo è tornata poi alle origini con Breath of the Wild.

    Questa è comunque un’altra storia. Torniamo nel 1991. A Link to the Past è un prodotto avvincente sotto tutti i punti di vista. Se l’esplorazione acquisisce maggior linfa grazie ai due mondi paralleli e alle infinite situazioni di gioco che vanno a ricrearsi grazie a questo espediente ludico, lo stesso vale anche per i dungeon. L’emblema della serie Zelda acquisisce proprio in questo episodio maggior valore (raggiungendo la consacrazione con il capolavoro per Game Boy). Armi ed accessori diventano ancora più importanti, sia per sconfiggere i boss di turno, sia per superare rompicapi ed ostacoli vari. Peccato che ci siano giusto un paio di dungeon un po’ sottotono in A Link to the Past, ma è davvero una goccia nel mare rispetto alla qualità assoluta preservata e garantita da tutti gli altri. Tra questi, ritroviamo la torre del castello di Hyrule che è probabilmente uno dei dungeon “action” più belli mai realizzati nell’intera storia dei videogiochi, non solo di Zelda. Il tutto accompagnato da un brano epico e meraviglioso.

    The Legend of Zelda: A Link to the Past è un’opera che ha segnato l’industria videoludica, grazie alle sue qualità, alle sue mitiche innovazioni, ma soprattutto per merito della sua splendida formula di gioco, non lasciando da parte un ottimo tasso di sfida. A completare già un quadro di per sé delizioso ci pensano una direzione artistica di tutto rispetto ed una colonna sonora eccezionale. Il tocco di Koji Kondo è chiaro ed evidente e dona la giusta atmosfera al titolo, tra cui uno dei momenti più poetici visti all’interno di questa superba saga. Brani musicali entrati orma negli annali del panorama videoludico. Che titolo straordinario quello sviluppato da Nintendo. Un’opera di prelibato spessore che sa accontentare qualsiasi palato, ammaliando con la sua delicatezza e con l’ingegno che solo i migliori sanno garantire. Un capolavoro del genere merita sempre una rispolverata, perché rivivere un’avventura come questa è dannatamente importante. Qualora non l’aveste mai giocato, siete pregati di colmare questa lacuna immensa. E se qualcuno sostiene che questo non sia un prodotto eccellente, meglio che cambi totalmente passione, dandosi magari all’ippica. Tra l’altro, proprio a furia di parlarne, mi è tornata una gran voglia di rivivere quella che è una delle più belle esperienze del panorama videoludico. Quasi quasi, riattacco il mio fido Super Famicom.

    A Link to the Past - Turtle Rock Boss

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!