Le 7 console peggiori mai uscite dell’industria videoludica
Speciale

Le 7 console peggiori mai uscite dell’industria videoludica

Gli hardware che hanno fatto la storia… a modo loro

Nel panorama videoludico attuale siamo abituati alla rivalità di Nintendo, Sony e Microsoft e delle loro tre console: Switch, PlayStation 4 e Xbox One. Principalmente, sono questi i sistemi di intrattenimento con cui videogiocare e non ci sono chissà quali grandi alternative se non per l’appunto un PC che comunque vanta ormai gli stessi titoli multipiattaforma delle console e condivide, sul sistema operativo Windows 10, le esclusive con Xbox One. Sono quindi pochissimi, ormai, i titoli esclusivi del mercato PC. Dopotutto, i bei tempi dei retro computer son finiti da un pezzo.

Anni fa, però, non era così. Sebbene non si possa parlare di concorrenza nel senso stretto del termine, poiché erano comunque le console dei major a dettar legge nel settore, vi era una varietà di sistemi di intrattenimento molto più corposa rispetto ad oggi. In questo articolo andremo a scoprire le 7 console peggiori mai uscite della storia dei videogiochi. Non sarà una classifica, quindi l’ordine non è da considerarsi né crescente, né decrescente. Semplicemente, si tratterà di un ordine casuale dove andremo a vedere questi sette hardware rivelatisi come peggiori nell’industria. Per valutare il tutto, prenderemo in considerazione tre fattori: il design, le vendite e il parco titoli.

Se siete tutti pronti, non ci resta che iniziare!

Console Bandai Pippin

Bandai Pippin

Il Bandai Pippin è il tentativo di Apple e Bandai di entrare nel mercato console per contrastare la concorrenza e cercare di imporsi nel mercato dominato da Sony, Nintendo e SEGA. Uscita solamente in Giappone ed America nel 1996, anno caratterizzato, tra l’altro, dall’arrivo di numerosi titoli di spessore; uno su tutti, Super Mario 64.

Piattaforma dal design poco accattivante quasi simile ad un videoregistratore, con caratteristiche più simili ad un PC; parco titoli molto scarso, prezzo altino e flop commerciale. Ecco tutti gli elementi che fanno sì che il Pippin non riuscisse ad imporsi sul mercato, venendo così dimenticata da tutti, anche da voi lettori quando tra poco passeremo alla prossima console. Un altro fattore che ha determinato il fallimento della console, nata dalla collaborazione di Apple e Bandai, è stata sicuramente una campagna marketing infima e che promuoveva la macchina più per le sue funzionalità da PC che non come vera e propria console.

Col Pippin era infatti possibile collegarsi alla rete per navigare in internet. Peccato che non solo il prezzo di 599,99$ fosse piuttosto corposo, ma per sfruttare tali caratteristiche era necessario acquistare a parte altri accessori, come ad esempio la tastiera e l’unità floppy. Del Bandai Pippin sono state prodotte circa 100.000 unità (estremamente poche), vendendone di fatto solamente 42.000 (ancor di meno).

Console Panasonic 3DO

Panasonic 3DO

La console di Panasonic era sicuramente un prodigio dal punto di vista tecnico (meno da quello del design, seppur non fosse proprio bruttissimo). Peccato che per tal motivo il prezzo del 3DO fosse molto alto. Senza contare che venendo distribuito dalle terze parti ci furono molte varianti della stessa console, creando così un bel po’ di confusione.

Il Panasonic 3DO è uno dei più grandi flop della storia; la console potente da sola non basta senza giochi che ne sfruttino le caratteristiche. Come se non bastasse, la qualità media di quest’ultimi è pure piuttosto scadente. D’altronde, se nella softeca “vanti” una roba allucinante come Shadow: War of Succession, realizzato durante un’overdose di acidi, il fallimento è dietro l’angolo. Cosa avessero in testa in Tribeca Digital Studios non ci è dato saperlo. Basti solo stare il più lontano possibile da questo gioco, tanto da mostrarvelo qui in basso.

Bellissimo, vero? In ogni caso, il 3DO dimostra anche come un buon progetto, nelle mani sbagliate, possa divenire un disastro totale. Gran peccato, perché la console il suo potenziale lo aveva. Però… gli manca semplicemente tutto il resto. Tempo dopo, la bancarotta fu inevitabile e il suo successore non vide mai la luce.

Console Philips CD-i

Philips CD-i

Altra console, altro flop. Stavolta di Philips e del suo CD-i (e svariate versioni). Già solo per il fatto che ospiti i tre peggiori titoli mai realizzati appartenenti ad un brand come quello di The Legend of Zelda, c’è tutto il motivo di stare insieme alle altre console peggiori di sempre. Se poi aggiungiamo un design abbastanza scadente, un controller patetico (che in seguito venne sostituito per ovvi motivi) e un parco titoli esiguo, la frittata è fatta.

L’unico merito del Philips CD-i è quello di essere il primo lettore multimediale della storia, nel lontano 1991. La macchina era in grado di leggere svariati formati CD tra cui quello Video CD, il quale necessitava di una scheda di decodifica MPEG-1 che, per quanto opzionale, migliorava di non poco l’aspetto tecnico dei giochi (non la loro qualità, purtroppo).

Console Funtech Super A'can

Funtech Super A’can

Il Super A’can è una console uscita in esclusiva nel mercato taiwanese, prodotta da Funtech. Il suo ciclo vitale è stato di solamente un anno di vita con all’incirca dodici giochi prodotti per la suddetta macchina. Il design non è particolarmente brillante, pur con qualche tratto apprezzabile, anche se sostanzialmente sembra essere un vero e proprio clone del Super Famicom, compresa la confezione, tant’è che ritroviamo pure un controller molto simile e con gli stessi pulsanti, seppur in una disposizione che verrà ripresa in seguito da Dreamcast e Xbox.

Si tratta di una console fallimentare che non si è riuscita nemmeno ad imporre nel suo mercato di appartenenza. Non aveva le carte in regola per competere con gli hardware rivali, sebbene fosse anche discretamente potente come macchina. Tuttavia, restando ancorata in Taiwan e con un parco titoli davvero risicato e di qualità discutibile, il flop se l’è anche cercato, Funtech.

Console Fairchild Channel F

Fairchild Channel F

Inizialmente noto come VES (Video Entertainment System), la console prese poi il nome Channel F per differenziarsi dal VCS, hardware rilasciato da Atari. Si tratta del sistema che ha dato il via alla seconda generazione. Il suo prezzo si aggirava intorno ai 169,00$ che apparentemente non sembrano molti, ma bisogna considerare anche l’inflazione e il valore di quegli anni (parliamo del lontano 1976).

Il design del Channel F non fa gridare al miracolo. Stesso dicasi per il controller che sembra veramente scomodo ed orribile. È stata poi rilasciata una versione leggermente migliore della console in questione, ossia il Channel F System II, il cui scopo era quello di competere con l’Atari VCS.

Tuttavia, le due versioni della macchina creata da Fairchild non hanno superato le 250.000 unità vendute e di certo non vantano un parco titoli di chissà che qualità.

Console Atari Jaguar

Atari Jaguar

L’Atari Jaguar non è sicuramente una console malvagia dal punto di vista strettamente tecnico, tanto da venir spesso confusa erroneamente come primo sistema a 64 bit, sebbene la sua classificazione non può essere del tutto precisa a causa di svariati fattori. Tuttavia, rimane esteticamente inguardabile, sia la macchina che il suo controller. Il parco titoli, per quanto presenti alcuni giochi interessanti e talvolta in versione migliorata sulla macchina di Atari, non è per nulla corposo. Senza contare titoli imbarazzanti come ad esempio Club Drive o Supercross 3D. Gustateveli!

Un po’ similmente al SEGA CD, anche Jaguar ha la sua periferica CD che tramuta la console in Atari Jaguar CD. Tuttavia, se il parco titoli per la console di base era esiguo, figuriamoci quello per la periferica. Infatti, vennero rilasciati pochissimi giochi in versione CD.

Come se non bastasse, l’insuccesso del Jaguar decretò la fine di un’era: il ritiro di Atari dal mercato delle console, dopo anni di onorato servizio. Tuttavia, da un punto di vista puramente vintage, l’Atari Jaguar rimane ancora oggi una console affascinante e sul quale sono stati riproposti numerosi homebrew game, tra cui Another World che di fatto non esiste ufficialmente su Atari Jaguar e questa versione ha raggiunto anche un elevato valore collezionistico. Questi giochi sono stati rilasciati tutti dal termine del ciclo vitale della console, durato circa tre anni.

Console Virtual Boy

Virtual Boy

Chiudiamo con il Virtual Boy, la console progettata dal grande Gunpei Yokoi. L’ormai scomparso inventore giapponese di Nintendo. L’ autore di svariati titoli e piattaforme di un certo spessore, sembra fosse contrario alla messa in commercio della console nel 1993, poiché riteneva che il pubblico non fosse ancora pronto per un sistema di gioco simile. Se queste dicerie risultassero fondate, Yokoi ci avrebbe visto più che giusto: il Virtual Boy fu infatti un flop commerciale. Un mero disastro!

Sebbene l’idea di base fosse innovativa, in quanto questo sistema permetteva al giocatore i primi approcci di una forma embrionale di realtà virtuale, vuoi per un design poco accattivante, vuoi per un pubblico effettivamente non ancora propenso a questa tipologia di approccio col videogioco, ed ecco arrivare il fallimento.

Tutto questo ha portato anche alla cancellazione da parte di Nintendo di oltre trenta giochi che dovevano essere rilasciati per Virtual Boy, nonché di svariate periferiche già annunciate, oltre alla ovvia omissione della console dal mercato dopo manco un anno. Il pubblico non era ancora pronto, senza contare che la console non era adatta a tutti; dopo pochi minuti di gioco poteva infatti arrecare anche qualche disturbo.

Bene, cari lettori, siamo giunti al termine di questo articolo. Ovviamente non vuole porsi come verità assoluta, ma più come una sorta di panoramica dei sistemi che, in un modo o nell’altro, si sono rivelati i peggiori mai usciti.

Articoli Scritto da Ismaele

Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma al momento restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!