Sorprese e delusioni del 2018 videoludico
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Sorprese e delusioni del 2018 videoludico

Cosa ci ha esaltati e cosa no

Siamo ormai agli sgoccioli. Un altro anno sta per terminare ed uno nuovo è in dirittura di arrivo. Mancano ormai pochi giorni al 2019, ma prima di immergerci nella nuova stagione videoludica, che si prospetta altrettanto ricca e succosa di titoli, diamo uno sguardo a tutto quello che ci lasceremo alle spalle. Sorprese e delusioni dell’anno, per chiudere in bellezza questo 2018 che, nel complesso, è stato strabiliante.

Non si tratta di una top e flop 10, in quanto i titoli scelti susseguiranno in un elenco casuale. Nessuna classifica, dunque. Inoltre ci teniamo a precisare che quanto riportato di seguito non sono per forza i migliori e i peggiori videogiochi dell’anno, bensì sorprese e delusioni, per l’appunto.

Senza indugiar oltre, iniziamo con tutte le sorprese del 2018. Seguiranno poi le delusioni.

Sorprese

Monster Boy and the Cursed Kingdom

Monster Boy è a tutti gli effetti il nuovo capitolo di Wonder Boy, non intitolato come tale semplicemente per una questione di diritti appartenenti ancora a SEGA. Non per altro, il team di sviluppo che ha realizzato l’opera, Game Atelier, è stato affiancato dall’autore originale della serie Wonder Boy, ovvero Ryuichi Nishizawa. Il rischio di ritrovarsi tra le mani un titolo derivativo o comunque non all’altezza della serie originale vi erano tutti. Ciononostante, dai trailer il gioco ci aveva fatto davvero una bella impressione e Joy-Con alla mano (lo abbiamo giocato su Switch) si è rivelato una graditissima sorpresa.

Prodotto ben confezionato sotto tutti i punti di vista e strabiliante per idee, game design, gameplay, comparto tecnico e stilistico e colonna sonora. Monster Boy and the Cursed Kingdom è uno dei migliori indie dell’anno. Di fatto è un piccolo gioco realizzato da un team indipendente, ma ha tutte le carte in regola per non sfigurare dinanzi ai titoli tripla A. Non per altro, il suo prezzo è più alto rispetto alla norma, ma sono soldi ben spesi. Monster Boy and the Cursed Kingdom è un vero gioiello. Artisticamente, una gioia per gli occhi. Ma ancor di più, pad alla mano.

 

Cory Barlog: God of War supera le aspettative di Sony

God of War

L’esclusiva Sony realizzata da Santa Monica Studio per PlayStation 4 è un prodotto che non ha di certo bisogno di presentazioni. God of War rientra tra le sorprese dell’anno per due motivi: innanzitutto, perché oltre ad essere un titolo stratosferico ha sorpreso anche un po’ tutti con la sua vittoria ai The Game Awards (maggiori dettagli qui), rubando la scena addirittura a Red Dead Redemption 2. Inoltre, il rischio che la nuova impostazione ludica del gioco potesse snaturare il brand e perdere colpi in termini di gameplay c’era tutto. Eppure, il risultato è stato invece sorprendente. Non solo il cambio di rotta intrapreso si è rivelato azzeccato, ma ha anche evoluto al meglio la saga, piantando nuove basi per nuovi capitoli futuri (e il director, Cory Barlog, ha già le idee chiare in merito).

Oltre ad evolvere la serie di appartenenza, il nuovo God of War ha anche settato nuovi standard per gli action adventure classici. Genere ormai relegato perlopiù agli open world. L’ultima fatica di Santa Monica Studio non solo propone una formula di gioco più old style per esplorazione e backtracking, ma ne evolve anche la struttura, integrando perfettamente il gameplay all’impianto cinematografico, senza sacrificare nulla a favore della narrazione (anzi). Il tutto girato poi in un unico piano sequenza. Davvero formidabile. Maggiori dettagli nella nostra recensione.

 

Celeste - Ottime vendite e nuovi livelli in arrivo

Celeste

Matt Thorson è l’autore di questo piccolo gioiello appartenente alla scena indie. Celeste è stato il vincitore del premio come miglior indie dell’anno. Meritato? Aveva una concorrenza spietata (Dead Cells e The Messenger su tutti), ma in definitiva il premio ci sta tutto. Specie se consideriamo come sia nato il progetto in origine. Matt ed il suo amico, Noel Berry, avevano sviluppato un prototipo di Celeste formato da 30 livelli con Pico-8, a conti fatti un emulatore che permette anche di sviluppare. Da lì in poi, quel prototipo si è trasformato nel Celeste che tutti noi conosciamo.

Non solo un platform hardcore basato sui riflessi, le abilità e il trial and error, ma anche un viaggio nel proprio subconscio per la riscoperta di se stessi. La protagonista, Madeline, è intenta a scalare il monte Celeste per superare ansia e depressione, confrontandosi spesso con il suo lato oscuro. Il racconto non è mai banale e affronta anche tematiche della società odierna; il tutto accompagnato da una colonna sonora di ottimo livello e caratterizzato da una pixel art di spessore. Celeste vanta inoltre anche tanti segreti, collezionabili e cose da fare che ne arricchiscono la componente ludica e l’esplorazione, ma soprattutto… tante citazioni. Vi è persino la possibilità di giocare il suo prototipo; ovviamente va sbloccato.

 

Red Dead Redemption 2 The Game Awards 2018

Red Dead Redemption 2

Quello che forse anche più di God of War meritava il premio come game of the year. Red Dead Redemption 2 è un’esperienza travolgente; un gioco di una profondità disarmante, intriso da una regia eccezionale e dall’alto impatto emotivo. La caratterizzazione dei personaggi è fantastica, tanto che ogni piccolo elemento dell’epopea western di Rockstar vi rimarrà impresso nella mente per molto tempo. Per non parlare della componente videoludica, fatta di tantissime cose da fare e missioni di qualità immensa. La cura per i dettagli in Red Dead Redemption 2 è assurda e ogni piccolezza ha sempre il suo perché. L’interazione dinamica con gli NPC spesso regala momenti memorabili, ma ancor di più farà la banda di Dutch van der Linde.

Un capolavoro epocale che ha rivoluzionato la struttura open world di stampo realistico con un impronta cinematografica, portando il tutto a livelli qualitativi impressionanti. Che il gioco si sarebbe rivelato grandioso ce lo aspettavamo un po’ tutti, ma è stata una vera sorpresa vedere come Rockstar abbia amalgamato il tutto con grandissima intensità. Certo, necessita dei suoi tempi e potrebbe essere non adatto a tutti, ma è un titolo che merita senza dubbio attenzione. Ne parliamo meglio nella nostra recensione.

 

The Messenger

Il titolo targato Sabotage Studio si è rivelato un’opera di prelibato spessore. The Messenger si è portato a casa anche il premio come miglior debutto, infatti si tratta del primo gioco realizzato dal team. E se queste sono le premesse, non osiamo immaginare cosa ci riserveranno in futuro (anche perché con tutta probabilità The Messenger avrà un seguito). Descriverlo è un po’ difficile, in quanto il gioco si mostra inizialmente come un classico platform hack ‘n slash, sulla falsariga di Ninja Gaiden per Famicom (ma con una componente platforming molto più marcata che potrebbe rimandarlo anche a Matendouji, sempre per la console 8 bit di Nintendo). Dopodiché, verso la metà dell’opera si trasforma in un vero e proprio metroidvania che si svolge in due mondi paralleli ben caratterizzati dal doppio stile 8 e 16 bit.

The Messenger è un concentrato di adrenalina pura, caratterizzato da un gameplay condito da idee strabilianti, fasi platforming di spessore e piccoli rompicapi ben costruiti. Il tutto accompagnato nella seconda fase da un tasso di esplorazione riuscitissimo, alternanza delle due dimensioni originale e persino da una sezione in salsa shoot’em up. Un prodotto stellare quello di Sabotage Studio che per non farsi mancare nulla propone anche una storia classica, ma intrisa da un umorismo tagliante e battute spassosissime che non fanno altro che rendere il gioco una grossa caricatura di se stesso. Non per altro, poteva meritare la vittoria anche come miglior indie dell’anno.

 

Forza Horizon 4 - Screenshot 03

Forza Horizon 4

Concludiamo con le sorprese del 2018 con il capolavoro di PlaygGround Games e Turn 10 Studios. Forza Horizon 4 è un racing arcade splendido e che può diventare anche un po’ più simulativo se si smanetta nei settaggi del gioco. In ogni caso, resta un titolo eccezionale che ci ha sorpreso incredibilmente con le sue quattro stagioni dinamiche che non sono solo un espediente puramente estetico, ma vanno a modificare proprio l’approccio alla guida, nonché le aree d gioco. La cura per i dettagli e minuziosa e maniacale. Graficamente, su Xbox One X è spaventoso, garantendo un colpo d’occhio spaccamascella ed effetti particellari straordinari.

Non solo gare, ma anche mini storie. Forza Horizon 4 introduce oltre a tutte le cose anche dei capitoli che vanno a formare la storia del nostro personaggio, donando al titolo maggior varietà e situazioni di gioco infinite. Come definito nella nostra recensione, il prodotto partorito da PlayGround Games è il “racing arcade definitivo”. Veramente strabiliante. Forza Horizon 4 è in assoluto il punto di riferimento massimo del genere. Una perla da non lasciarsi sfuggire.

Delusioni

The Quiet Man

Dopo le sorprese arrivano, inevitabilmente, le delusioni e non potevamo non iniziare con The Quiet Man. Annunciato nel corso della conferenza Square Enix allo scorso E3, dal concept e dai pochi estratti del gioco ci era parso un titolo alquanto promettente ed interessante. Non osiamo immaginare come la compagnia giapponese abbia voluto puntare su un prodotto come questo. Uno scempio sotto tutti i punti di vista. Un disastro colossale. Inammissibile presentarlo addirittura all’E3. The Quit Man non solo è stato una totale delusione, rientra pure tra i peggiori titoli del 2018 e dell’intera storia videoludica. Trovare giochi più schifosi e indecenti di questo è veramente difficile. Meglio stare alla larga da pattume come questo.

 

 

Fallout 76 non sarà presente su Steam

Fallout 76

Fallout 76 è l’esempio perfetto di come non si debba realizzare un prodotto online. Nonostante l’esperienza acquisita con The Elder Scrolls Online, Bethesda è stata capace di confezionare un prodotto sì dall’alto potenziale, ma ancora totalmente acerbo nel complesso. Tanto da far diventare noi videogiocatori dei beta tester (nemmeno velatamente); senza contare che il publisher sta correndo ai ripari, rilasciando varie patch per correggere il tiro. Ciò non basta, però, perché ormai il danno è stato fatto ed il pubblico non ha accolto bene quanto partorito da Bethesda. Ovviamente, un prodotto online è destinato ad evolversi nel corso degli anni, ma non è questo il modo di immetterlo sul mercato. Chiaro che molti videogiocatori siano attualmente indignati per la situazione, ma siamo sicuri che nel caso il gioco riuscisse ad evolversi e riprendersi come fu per Final Fantasy XIV, tutto questo verrà molto probabilmente dimenticato.

 

Conan Exiles

Conan Exiles

Il titolo non è malvagio, infatti la componente survival nel complesso risulta funzionale e tutto sommato ci si diverte pure. Tuttavia, alla lunga il gioco annoia ma, soprattutto, l’immaginario di Conan il barbaro poteva essere sfruttato di gran lunga meglio. Invece, il titolo si dimostra un piccolo disastro tecnico, formato da animazioni blande ed un comparto grafico mediocre, nonché sprovvisto di una componente narrativa di spessore. Intendiamoci, la trama non deve essere sempre prioritaria in un videogioco, ma vista la natura del prodotto ed il suo contesto, si poteva fare decisamente di più. Le meccaniche da survival funzionano, ma non c’è uno scopo che spinga realmente ad immergersi nell’avventura di Funcom che risulta in definitiva dimenticabile. Maggiori dettagli nella nostra recensione.

 

Metal Gear Survive

Dopo il discutibile, ma comunque bellissimo Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, Hideo Kojima, autore dell’omonima saga, ha lasciato Konami e non senza polemiche. Tanto che anche lo sviluppo del quinto capitolo è stato in parte compromesso dalla lite tra la compagnia ed il game designer giapponese. Tuttavia, Konami ha ben pensato di unire il marchio Metal Gear ad un gioco survival che tanto vanno di moda oggi e il risultato è stato Metal Gear Survive. Un disastro colossale, indifendibile. Chiaro si tratti di uno spin-off, ma non per questo si può difendere comunque un’indecenza videoludica. Si tratta di un prodotto senza identità con un’accozzaglia di cose da fare ripetitive e con il 90% degli elementi di gioco ripresi paro paro da The Phantom Pain. Riciclo totale di asset, effetti sonori, menu e quant’altro per confezionare un prodotto a basso costo sperando nel massimo guadagno. Ovviamente, l’ira dei fan non è mancata, indignati per questo scempio. Per il resto, vi lasciamo alla nostra recensione.

 

Agony

Concludiamo con le sorprese e delusioni dell’anno parlando di Agony. Le premesse erano ottime: un gioco ambientato nell’Inferno in cui impersoniamo un’anima peccatrice che può servirsi di involucri vuoti come corpo. Il risultato, però, si è rivelato un’indecenza. La versione console del prodotto di Madmind Studio addirittura è un disastro di natura tecnica, infarcito di bug e problemi di vario tipo. Non che su PC sia meglio. Mancheranno i problemi che affliggono le altre piattaforme, ma il titolo rimane un’opera scarna, senza senso e con un concept interessante ma realizzato buttando tutto all’aria. Agony propone scenari macabri, violenza gratuita e sangue, ma è sprovvisto di tutto il resto. Non ha una componente ludica decente, né tantomeno un racconto memorabile. Un’occasione sprecata. Peccato davvero, perché il titolo aveva attirato non poca attenzione. Per tutto il resto, consultate la nostra recensione.

 

Bene, siamo dunque giunti alla fine di questo articolo. Abbiamo deciso di mettere sei titoli tra le sorprese e “solamente” cinque tra le delusioni per il semplice fatto che non si parla per forza di migliori e peggiori (come già ribadito in apertura). Per questo motivo, abbiamo elencato titoli che rappresentassero maggiormente l’argomento, con buona pace delle nostre menzioni d’onore: Super Smash Bros. Ultimate, Dragon Quest XI, Marvel’s Spider-Man, Dead Cells, Yoku’s Island Express, Gris e tante altre opere degne di nota. Dopotutto, bisognava fare delle scelte. E queste sono le nostre. Sicuramente non rappresenteranno i gusti di tutti, quindi siamo curiosi di sapere anche la vostra in merito.

Articoli Scritto da Ismaele

Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!