Telltale Games: un’avventura grafica giunta tristemente all’epilogo
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Telltale Games: un’avventura grafica giunta tristemente all’epilogo

Percorriamo i punti salienti dell’azienda che ha recentemente chiuso i battenti

Il 22 Settembre rappresenta una data che difficilmente i giocatori delle avventure grafiche saranno in grado di dimenticare, associandola di fatto al triste evento che vede Telltale Games chiudere definitivamente i battenti. Le ragioni di ciò? Stando a quanto dichiarato, il tutto sarebbe da ricercare nelle cattive acque in cui da tempo ormai lo studio navigava, e dalle quali purtroppo non è stato in grado di venirne fuori. Ma l’importanza che Telltale Games ha ricoperto all’interno del genere delle avventure grafiche è innegabile e sotto gli occhi di tutti, pertanto risulta quanto mai importante ripercorrere i punti salienti che vedono protagonista questa giovane software house che, dopo poco più di dieci anni di onorato servizio caratterizzati da alti e bassi, mette dunque la parola fine al proprio operato. Innanzitutto, le origini del team di sviluppo risalgono al 2004, anno in cui diversi dipendenti della storica LucasArts decidono di mettersi in proprio sotto la direzione di Dan Connors e Kevin Bruner, quest’ultimo vero e proprio fondatore della neonata Software House. Data la provenienza, era evidente la grande esperienza che gli sviluppatori avevano maturato nel genere delle avventure grafiche, avendo lavorato a vere e proprie perle quali Grim Fandango o Monkey Island, solo per citarne alcuni.

Il loro titolo d’esordio, Telltale Texas Hold’em, tuttavia, si discostava fortemente dai lavori tipici a cui gli sviluppatori in questione erano avezzi, rappresentando di fatto una vera e propria produzione sperimentale volta ad esaminare il mercato digitale in cui intendevano inserirsi di prepotenza sul lungo termine. Come si può facilmente intuire dal nome del gioco, infatti, fulcro centrale altro non erano che delle semplici partite a poker tra vari personaggi originali che si sfidavano in occasione di un torneo fittizio in quel di Las Vegas, città simbolo del gioco d’azzardo. Il titolo è stato recepito sostanzialmente positivamente tanto dai giocatori quanto dalla critica, ricevendo la nomina di indie del mese dalla rivista britannica PC Zone, e gettando così le basi per la realizzazione di Poker Night at the Inventory e Poker Night 2, che migliorano sostanzialmente quanto realizzato nel primo titolo. Ciononostante, non sono questi lavori ad aver reso celebre i dipendenti di Telltale Games, i quali nel corso degli anni hanno delineato con sempre maggior decisione la scelta di dedicarsi ad un mercato quasi esclusivamente digitale, ma soprattutto di pubblicare storie suddivise in vari episodi rilasciati in archi di tempo ben definiti.

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Il primo a vedere adottato il suddetto format è stato CSI: Omicidio in Tre dimensioni, messo a punto con la collaborazione di Ubisoft, e reso disponibile su PC e PlayStation 2, con un’edizione per console Sony che si discosta fortemente dall’originale e, per ovvie ragioni, completa di ognuno dei cinque episodi che andavano a comporre l’avventura, includendone addirittura un sesto esclusivo. La direzione presa dall’azienda proseguirà con forza anche con Bone, anch’essa una serie creata sotto licenza, aspetto che diverrà un vero e proprio marchio di fabbrica della stessa da qui fino alla fresca chiusura definitiva. Nel corso dei primi anni di vita furono numerose le pubblicazioni ad opera del giovane studio, passando da Sam & Max, a Jurassik Park e all’iconico Tales of Monkey Island, per poi passare a quello che sancì incontrovertibilmente la sua ascesa, ovvero la prima stagione di The Walking Dead. Tale avventura grafica cavalcò l’onda del successo che in quegli anni stava riscuotendo la serie tv targata AMC, giunta ormai al culmine grazie ad un’apprezzatissima terza stagione.

Gli elementi maggiormente apprezzati dalla crescente schiera di appassionati riguardavano principalmente la componente narrativa dalle tinte a tratti drammatiche e originali, le quali vedono in qualità di protagonisti della vicenda personaggi originali che si muovevano all’interno dello stesso universo fumettistico del franchise; il tutto condito da un gameplay che si discosta fortemente dalla concezione originaria di avventura grafica, andando pertanto ad eliminare quasi del tutto i classici puzzle game in favore di un’avventura incentrata sulle scelte multiple e caratterizzate da un abbondante uso di Quick Time Event. La fatica dell’azienda californiana ha ricevuto un’accoglienza così calorosa da aggiudicarsi il premio di Game of the Year, confermando in tal senso l’impegno e la capacità dei propri sviluppatori, e assumendo l’arduo ruolo di uno dei punti di riferimento indiscussi delle avventure grafiche di quegli anni. Nel complesso, l’apprezzamento è stato talmente elevato da condurre lo studio a sviluppare un sequel della prima stagione che, al netto di una qualità superiore alla media, sotto certi aspetti non è stato all’altezza del suo predecessore.

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L’avventura grafica sopracitata, quindi, costituisce il picco più elevato del ciclo vitale di Telltale Games, la quale riceve sempre più consensi e attenzioni da parte degli amanti di tale genere che, negli anni successivi al lancio del loro capolavoro indiscusso, trovano pane per i loro denti in lavori quali The Wolf Among Us e Tales from the Borderlands, che confermano la capacità di ideare storie ben scritte e con personaggi memorabili. L’importanza crescente dello studio californiano è confermata dalla quantità crescente di collaborazioni che d’ora in avanti stringerà con altri importanti media, come nel caso della prima e unica stagione Game of Thrones: la serie in questiono è stata recepita con una parziale freddezza da parte del pubblico, complice una trama a tratti altalenante caratterizzata ora da momenti incredibilmente epici, ora di discutibile qualità. Ed è in questo frangente che il livello medio delle produzioni Telltale va incontro ad una palese riduzione, resa evidente da titoli quali Batman, Minecraft e Guardians of the Galaxy, ognuno dei quali legati a brand di un certo spessore e, di conseguenza, piuttosto dispendiosi sotto il profilo prettamente economico.

Va da sé che, a dispetto delle recensioni non proprio brillanti e delle vendite tutt’altro che da capogiro, Telltale ha proseguito con questo iter non proficuo per la sopravvivenza sul mercato. A confermare ciò sono state le dichiarazioni del CEO Pete Hawley, secondo cui fino ad otto mesi fa la software house godeva di ottima salute e che, tra l’altro, si preparava ad annunciare nuovi giochi, tra cui uno originale. Al di là dell’aspetto puramente creativo del videogioco, è ormai abbastanza assodato che nella gestione di una società bisogna tenere in considerazione anche le finanze e la sua crescita in termini economici, che si legano dunque alle regole di mercato, che chiaramente esercitano una forza superiore su studi composto da un numero esigui di lavoratori quale era Telltale Games, che ha dimostrato una grossa inettitudine nella gestione delle proprie risorse non illimitate. Troppi progetti incredibilmente ambiziosi portati avanti senza ottenere il ricavo adeguato per poter proseguire la propria attività hanno sostanzialmente portato al collasso quanto messo a punto con tanta fatica ed impegno a partire dal lontano 2004, e quel che è peggio è che molte delle storie in corso non vedranno l’epilogo che meritano.

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Inoltre, tecnicamente gli ultimi episodi stavano andando incontro ad un’evoluzione grafica non indifferente, che richiedeva pertanto un innalzamento del budget da non sottovalutare affatto, andando così a peggiorare ulteriormente la già complessa situazione. Oltre a quanto detto finova, va necessariamente considerata una questione che sfugge al controllo di tutti questi studi che pongono grande enfasi sul comparto narrativo: negli ultimi anni, infatti, stiamo assistendo ad una vera e propria proliferazione del multiplayer, che attira un bacino di utenza sempre più ampio, e che per tale ragione non rientra nel target verso cui sono indirizzati giochi di questa tipologia, il cui numero di giocatori non è in grado di smuovere le vendite. Ciò, per forza di cose, scoraggia le dispendiose traduzioni, creando un effetto a catena distruttivo, poiché il gioco non viene reso accessibile a chi – a torto – non ha dimestichezza con la lingua anglofona.  Tralasciando poi l’aspetto puramente economico, l’industria videoludica ha subìto una perdita da non sottovalutare, dal momento che, se non fosse stato per questo studio, l’acclamato Life is Strange difficilmente avrebbe mai visto la luce.

A dichiararlo sono stati proprio i dipendenti di Dontnod, i quali hanno espresso immensa gratitudine per quanto realizzato finora, ma anche tanto rammarico per essere usciti di scena. Insomma, Telltale Games chiude i battenti, ma l’eredità che lascia agli appassionati del genere ha un peso parecchio importante, e la solidarietà che l’intero settore sta dimostrando nei confronti di tutti i suoi ormai ex professionisti ci fa comprendere come la sua storia e i suoi successi non verranno dimenticati e che non cadranno nell’oblio. Infine, non possiamo che augurarci di vedere in futuro nuove avventure grafiche originali e piene di sentimento.

Studentessa il giorno, giocatrice e Karateka la notte. Dopo essere cresciuta a pane e videogiochi appassionandomi in particolar modo al mondo dei JRPG, continuo a lottare con ogni tecnica del Karate di mia conoscenza per non impazzire del tutto mentre studio giapponese.