Tomb Raider: una storia lunga oltre un ventennio
Speciale

Tomb Raider: una storia lunga oltre un ventennio

Dal primo Tomb Raider all’imminente Shadow of the Tomb Raider

  • Versioni: PC PS4 Xbox One
  • L’uscita di Shadow of the Tomb Raider è ormai alle porte, e tale titolo rappresenta ormai il capitolo finale della trilogia avviata nel 2013 su PC, PlayStation 3 e Xbox 360. Ciononostante, il personaggio di Lara Croft è ormai uno dei simboli del panorama videoludico, avendo sdoganato oltre vent’anni fa la figura femminile all’interno di un media indirizzato tipicamente ad un pubblico prevalentemente maschile. Infatti, in un ambiente composto in larga parte da protagonisti caratterizzati da una virilità piuttosto marcata l’archeologa più celebre di sempre non poteva non lasciare il segno, esercitando negli anni un’influenza non indifferente anche nell’avvicinamento del cosiddetto gentil sesso al mercato videoludico. La storia della giovane cacciatrice di tombe è decisamente lunga e tortuosa, con un debutto che risale ad oltre vent’anni fa, e più precisamente nel 1996 prima su SEGA Saturn, e in un secondo momento su PC e PlayStation.

    L’avventura convince complessivamente critica e appassionati, grazie ad elementi degli di nota come la sua giocabilità, l’incredibile comparto grafico e, ancor di più, una protagonista affascinante e dotata di un carisma unico per l’epoca e per il genere femminile. Ad esso si sono poi susseguiti Tomb Raider II, III e The Last Revelation rilasciati tra il 1997 e il 1999 sulle medesime piattaforme del capitolo originale, con l’aggiunta di un’edizione speciale per Dreamcast per quel che concerne l’ultimo menzionato. Attraverso i titoli in questione in quegli anni si è affermato con sempre maggior prepotenza il neonato brand di Tomb Raider, il quale riscuoteva un consenso crescente tra una fanbase che diveniva sempre più affezionata alle vicende dell’impavida archeologa inglese in giro per gli anfratti più nascosti del mondo, e spesso collegati al mondo del paranormale. La sua biografia, spesso modificata e costellata da diverse contraddizioni, è sempre stata parte integrante dell’avventura, dal momento che abbiamo a che fare con una donna dotata di sentimenti e legata fortemente alla sua famiglia aristocratica, che ha avuto un ruolo nella sua formazione di archeologa e avventuriera.

    Il suo personaggio si dimostra sin da subito dotato di caparbietà, intelligenza e profonda conoscenza della materia da lei profondamente studiata, affiaccando a ciò le sue forme poligonali piuttosto accentuate ed innaturali che le hanno conferito in più occasioni la nomea di icona sexy, rendendola di fatto un vero e proprio classico in tal senso. Va da sé che, nonostante un esordio di grandissimo successo in cui risultano degne di nota anche varie pubblicazioni su Game Boy Advance, la serie è andata incontro anche a diversi capitoli meno apprezzati dai fan, in particolare Angel of the Darkness, che per l’appunto non gode affatto di una buona fama. L’obiettivo che Crystal Dynamics si pose con il titolo in questione era quello di creare il primo vero reboot della saga capace di sfruttare le nuove tecnologie offerte dalle console di ultima generazione dell’epoca, regalando nel complesso una storia più che gradevole, ma un gameplay sicuramente migliorabile sotto diversi aspetti. Insomma, Angel of the Darkness, al di là di un ottimo potenziale, non ha fatto breccia nei cuori dei giocatori, rappresentando di fatto uno dei picchi più bassi dell’intero franchise in termini di accoglienza, al punto da costringere gli sviluppatori a cancellare i due sequel in cantiere ai tempi.

    La situazione, per nostra fortuna, si è ribaltata positivamente con Tomb Raider: Legend, in cui Lara torna più in forma che mai in quello che è a conti fatti il primo vero reboot di successo, grazie ad un’avventura interessante che ci riporta nel sud America, dove impersoniamo un’eroina sempre più sicura di sè. L’esperienza è poi condita da un gameplay capace finalmente di porre delle solide basi per uno sviluppo della serie, che per l’appunto si concretizza con il sequel Tomb Raider Underworld, capitolo d’esordio su PlayStation 3 e Xbox 360, recepito positivamente dalla fanbase. Quello raccontato finora non è che un resoconto alquanto sintetico dei punti cardine che hanno segnato la serie di Tomb Raider dall’esordio alla scorsa generazione, in cui è chiaro come la personalità di Lara sia stata nel tempo estremamente definita e caratterizzata da una sicurezza d’animo a tratti inverosimile per le situazioni estreme che la giovane si ritrova ad affrontare. In relazione dunque con i cambiamenti del settore, in cui si è assistito sempre più ad una maggior ricerca del realismo offerto dall’esperienza videoludica, anche la celebre serie Crystal Dynamics si è ritrovata a doversi adattare ad i nuovi tempi andanti, accompagnati peraltro da un numero in rapida ascesa di giocatrici femminili in grado di immedesimersi nelle vicende della nota archeologa.

    È infatti sulla base di tali premesse che il brand va incontro ad una rivoluzione mai vista prima e decisamente in linea con quanto offerto dai vari team di sviluppo degli ultimi anni: nel 2013 viene così pubblicato su PlayStation 3, Xbox 360 e PC un nuovo ed innovativo reboot della saga intitolato semplicemente Tomb Raider, il quale si propone di dare una ventata d’aria fresta alle epopee della giovanissima Lara. A partire da questo capitolo, in sostanza, assistiamo ad un’introspezione e ad un’umanizzazione dell’archeologa assolutamente inedita, che si ritrova in situazioni al limite dell’estremo che provocano in lei profonda sofferenza e terrore, complice anche un’inesperienza che difficilmente avremmo mai associato all’icona sexy conosciuta nell’ultimo ventennio sulle varie piattaforme. In questo nuovo arco narrativo che è proseguito con Rise of the Tomb Raider e Shadow of the Tomb Raider abbiamo finalmente visto nuove sfaccettature di una protagonista che, nonostante gli anni sulle spalle, dimostra di avere dei lati nascosti ed inesplorati: nei vari episodi la ragazza piange, commette degli errori e cresce di conseguenza, divenendo infine la “la vera Tomb Raider”, sebbene ben diversa dall’0riginale, evidente ad esempio dall’assenza delle classiche doppie pistole sostituite da un arco.

    Lara è un personaggio senza tempo, per cui ha costantemente bisogno di evolvere insieme alla sua sensibilità, e questo è indiscutibilmente il punto focale dell’intera questione, che ben esplica l’intero discorso portato avanti fin qui. Nonostante la Lara del passato e quella odierna condividano in buona parte inclinazioni personali, biografia e capacità intellettuale, risultano in profonda antitesi tra loro, poiché appartenenti ad epoche diverse in cui pertanto determinati fatti vengono percepiti in modo diverso. Basti vedere la scelta di cambiare la storica doppiatrice per renderci conto ulteriormente conto del taglio con il passato attuato da parte del team di sviluppo, pur onorando al contempo quello che è stato il glorioso passato della serie. Oggi non è da escludere che la protagonista originale non funzionerebbe, del resto è diventato molto facile gridare alla sessualizzazione, e in generale l’apprezzamento medio tende verso un’umanizzazione del personaggio, che riesca ad esprimere senza filtri le proprie emozioni e sensazioni, che è ciò che fa molto bene la nascente eroina che abbiamo conosiuto nell’ultima trilogia, motivo per cui l’attuale Lara non si può e non si deve definire una sex symbol.

    In conclusione, dunque, è innegabile l’importanza di Lara Croft all’interno del mondo videoludico, e nonostante gli anni passino anche per lei continua a dimostrare di avere ancora molte frecce da tirare con il proprio arco. Vedremo in Shadow of the Tomb Raider in quali modalità sorgerà la nostra cacciatrice di tombe preferite, pur non senza difficoltà.

    Studentessa il giorno, giocatrice e Karateka la notte. Dopo essere cresciuta a pane e videogiochi appassionandomi in particolar modo al mondo dei JRPG, continuo a lottare con ogni tecnica del Karate di mia conoscenza per non impazzire del tutto mentre studio giapponese.